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Ucraina: lettera aperta al segretario dell’Onu Antonio Guterres per una pace possibile

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Antonio Guterres (UN Photo: Eskinder Debebe)

Antonio Guterres: onorevole Segretario Generale dell’Onu, nonostante il colpevole, ingiustificabile ritardo col quale Lei si è recato a Mosca da Putin, forse da martedì scorso si è iniziato a parlare di pace. Oggi è in Ucraina per incontrare Zelensky. Se volessimo fare sensazione e catturare follower potremmo anche continuare a soffiare sul fuoco e dire che lo scambio di battute avvenuto l’altro giorno tra il vice ministro della difesa inglese e la portavoce del ministro degli esteri russo Lavrov innescherà una escalation dai risultati imprevedibili. Potremmo anche parlare di prossima guerra nucleare o di terza guerra mondiale. Ma dopo il suo incontro al Cremlino abbiamo letto i primi articoli di osservatori che parlano di una pace possibile. 

Putin le ha detto che se ottiene la Crimea e il Donbass (che sono di fatto sue dal 2014) più un collegamento terrestre tra le due (Mariupol, ridotta in macerie) potrebbe anche rinunciare ad Odessa e al collegamento con la Transnistria, che non ci pare poco. Se così fosse come potrebbe finire? Con una Russia che potrebbe cantare vittoria, ancorché a carissimo prezzo e poi diremo quale, e un’Ucraina che perderebbe quello che ha già perso anni fa e poco di più. Questa soluzione, cinicamente, potrebbe andar bene anche a Zelensky perché con Odessa manterebbe uno sbocco sul mare, indispensabile per l’Ucraina che ottiene la gran parte della sua ricchezza dal trasporto via nave di derrate alimentari e prodotti minerari.

Cinicamente, abbiamo detto, perché consegnare nelle mani di Putin una fetta non piccola di territorio significa anche privare della libertà di cui hanno goduto finora molti cittadini ucraini, ma non si può avere tutto. E forse saranno proprio gli ucraini, che hanno sopportato le conseguenze nefaste della guerra in questi due mesi, che chineranno il capo e accetteranno la situazione. Si potrebbe anche ottenere, nel trattato di pace, che i cittadini ucraini che vivono in Donbass possano scegliere se abbandonare le proprie case e trasferirsi in quello che resta dell’Ucraina “libera”.

Ammesso – e sappiamo bene di essere alle prime battute di un possibile trattato di pace – che la guerra possa finire così, con Putin che il 9 maggio festeggia la vittoria sulla piazza Rossa con le sue ormai malconce truppe di ritorno, che conseguenze resteranno?

Perché nella nostra ipotesi la pace non l’avranno portata Erdogan o Macron, ma proprio lei, signor Guterres, e cioè l’Onu. Questa pace frustrerebbe le speranze degli Stati Uniti di dare la spallata finale ad ogni pretesa russa, se non di ottenere un cambio di regime a Mosca. Dunque Biden e Nato, dopo aver profuso miliardi di aiuti militari, si troverebbero con un pugno di mosche. E sarebbero anche costretti a togliere le sanzioni economiche, perché certamente questa sarà la prima richiesta di Putin.

Resterebbe un problema, anche in un’ipotesi idilliaca come quella che stiamo vagheggiando: chi, da ora in poi, potrà fidarsi di Putin? Putin rimane colui che ha invaso uno Stato sovrano senza neppur dichiarare guerra. Lei dirà, signor Segretario Generale, che anche gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, in passato, hanno iniziato guerre senza passare da un voto dell’Onu. È vero, e dopo sono anche riuscite a ricostruire la loro credibilità internazionale. È anche vero che le guerre non dichiarate erano contro tiranni efferati e condannati dalla comunità internazionale (Gheddafi, Saddam) e non contro un leader democratico come Zelensky. Perciò starà a Putin, al quale non mancano intelligenza e senso della realpolitik ricostruire la sua credibilità.

Secondo noi, Lei, signor Guterres, doveva essere a Kiev e a Mosca una settimana dopo l’inizio della guerra e non due mesi dopo. Ma forse siamo ingenui: Lei si è mosso quando la sua sensibilità (di certo superiore alla nostra) le ha fatto intuire che il momento giusto per chiedere la pace era adesso, dopo che Putin ha preso atto della caparbietà dell’esercito ucraino e che una seconda fase della guerra (che non è ancora iniziata) sarebbe per lui ancora più dolorosa della prima.

Le auguriamo che possa recuperare il tempo perduto, che i morti di Bucha non le pesino sulla coscienza; e soprattutto che Lei non torni troppo presto a New York, al comodo riparo del suo ufficio nel palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Insista, segretario Guterres, forse è il momento giusto o lei è l’uomo giusto, chi lo sa. Ma non lasci niente di intentato. Torni ad Ankara, vada a Kiev, torni ancora da Putin a sedere davanti al tavolone laccato fatto a Cantù da un mobiliere con problemi di autostima, ma non molli la presa. Diremmo, senza volerle mancare di rispetto, che tutti noi la stiamo pagando proprio per questo.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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