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Vaccinazioni: serve un cambio di marcia (anche a Piacenza)

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Vaccinazioni, c’è molto che non va. Facciamo i conti più basici che ci siano, premettendo che siamo semplici cittadini con una calcolatrice, lieti che qualche esperto possa smentirci.

Dopo il V Day del 27 dicembre, la vera campagna vaccinale anti Covid è partita ai primi di gennaio. Da allora sono passati circa 45 giorni e ad oggi i vaccinati (che abbiano ricevuto due dosi) sono circa 1.200.000 e le dosi totali distribuite 3.300.000. E cioè poco più di 70.000 vaccini al giorno. Se il trend sarà questo, al 31 dicembre 2021 avremo distribuito all’incirca 25 milioni di dosi e vaccinato 12,5 milioni di cittadini. E dal 1° gennaio 2022 dovremo iniziare a distribuire il vaccino di richiamo a questi oltre 12 milioni di italiani.

Da marzo ad agosto

Dunque un cambio di marcia ci sembra essenziale. Si dice che, a regime e quando da marzo ci saranno vaccini in abbondanza, in Italia dovremo passare alla somministrazione di 500.000 dosi al giorno. Bene. Se fosse così, sempre calcolatrice alla mano, conteggiando che ogni cittadino ne deve ricevere due, che i ragazzi sotto i 16 anni non dovranno vaccinarsi, che alla fine di febbraio circa 4 milioni di cittadini dovrebbero essere già stati vaccinati, dal 1° marzo per coprire circa 45 milioni di abitanti due volte, finiremmo in 200 giorni: verso la metà di settembre. Se calcoliamo che una parte di cittadini non vorrà ricevere il vaccino e che si dovrebbe giungere all’immunità di gregge verso il 70, 80% degli abitanti vaccinati, la campagna potrebbe anche finire prima, magari ai primi di agosto.

Cento città

Per raggiungere questo risultato, dividendo la popolazione per almeno 100 città capoluogo, a Piacenza e provincia dovremmo fare 5.000 vaccinazioni al giorno. Se supponiamo che un operatore, mediamente, possa trattare 12 persone all’ora (una ogni 5 minuti), ciascuno di loro ne vaccinerebbe un centinaio in otto ore. Ma l’operatore avrà bisogno di almeno un aiuto che identifichi il cittadino e registri a computer il vaccino che è stato somministrato e le generalità del vaccinato. Dunque ci vorrebbero, solo per Piacenza, 50 operatori dedicati solo alla vaccinazione, altri 50 al computer, più qualcuno che pulisca i locali, sanifichi, vada a prendere i vaccini e le siringhe e così via.

Postazioni da spalmare tra Fiorenzuola, Bobbio, Castel San Giovanni, Piacenza, sede dell’Ausl, Arsenale, qualche altro luogo che si può trovare nel frattempo. Magari coinvolgendo Palabanca, caserme e Piacenza Expo. Almeno cinque o sei centri in città e provincia, ognuno con una decina di postazioni.

 Piacenza si organizzi

Direte che la divisione delle vaccinazioni per 100 capoluoghi non è corretta; che la nostra popolazione provinciale è pari a poco più di 280.000 abitanti; e che per esempio la realtà di Milano è molto diversa dalla nostra. D’accordo, ma Milano ha dieci o 12 ospedali solo nel circuito cittadino, un’infinità di cliniche e una disponibilità di personale proporzionato alla sua popolazione.

A Piacenza saranno 4.000 o 3.000 le nostre dosi giornaliere? Meglio, finiremo un po’ prima, ma non sposta di molto il problema. Anche con un conteggio così poco professionale, sembra una sfida possibile per il nostro territorio. Possiamo puntare anche sui medici di famiglia; abbiamo la Croce Rossa e altre associazioni di volontariato che saranno liete di mettersi a disposizione con le competenze necessarie per ben operare. Senza dimenticare che si potranno coinvolgere le strutture sanitarie private.

Tuttavia, alla base di tutto ci vuole, come sempre, un coordinamento forte e motivato, che non si improvvisi, che sia in grado di costruire questa realtà. Ausl, Comuni e Prefettura riusciranno a fare squadra? Speriamo. Se no, davvero, non ne usciremo più.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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