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Vaccino obbligatorio per il Covid-19: cosa dice la legge?

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Vaccino per il Covid-19: tra un annuncio e l’altro, si tratta ancora di un oggetto abbastanza misterioso. Non potendone parlare dal punto di vista sanitario, vediamolo allora sul piano legale e della sua eventuale obbligatorietà, dopo aver fatto il punto delle situazione. 

Dove siamo
  • Ad oggi ci sono alcuni vaccini in uno stadio avanzato di studio e produzione (Pfizer, Moderna, AstraZeneca), ma non sono ancora disponibili.
  • Prima di essere distribuito, un vaccino per il Covid-19 dovrà necessariamente passare per un rigoroso, anche se veloce, esame delle strutture pubbliche preposte (Iss, Istituto superiore di sanità, e Aifa, Agenzia italiana del farmaco).
  • Non sappiamo se basterà una somministrazione o se dovranno essere due ad una certa distanza di tempo. Più probabile la seconda possibilità.
  • Si stanno approntando i metodi di distribuzione anche a seconda delle caratteristiche dei vaccini allo studio.
  • Non sappiamo, come afferma il professor Galli, infettivologo e primario dell’ospedale Sacco di Milano, se “a distanza di 10 anni il vaccino potrà provocare danni all’organismo”.
  • Per tutti i virologi il vaccino è efficace se raggiunge almeno il 70% della popolazione, creando il famoso “effetto gregge”.
  • Secondo un recente sondaggio, circa un terzo degli Italiani non sarebbe propenso a farsi vaccinare.
  • Il premier Conte si è detto contrario alla sua obbligatorietà.
Cosa dice la Costituzione

Partiamo dalla Costituzione che all’articolo 32 afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

I limiti alla volontà privata

Non è vero, Costituzione alla mano, che “nessuno può essere costretto a vaccinarsi”. Prova ne sia la recente legge Lorenzin che sottoponeva a sanzioni pecuniarie i genitori che non volevano far vaccinare i figli, ai quali – se non vaccinati – era preclusa la frequentazione della scuola.

I due limiti invalicabili sanciti dalla Carta sono: il rispetto della persona umana e la presenza di una norma di legge. Sul “rispetto della persona umana” ci soccorre l’articolo 2 della Costituzione: ”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Dunque, per “rispetto” si intende che non debbano essere messi in discussione i “diritti inviolabili” dell’uomo.

Tuttavia, abbiamo sotto gli occhi da mesi molteplici Dcpm che hanno messo sotto il tallone i più elementari diritti dell’uomo. Da quello al lavoro (articoli 35 e 36), alla libertà di spostamento (articolo 16); dalla libertà di riunione (articolo 17), alla libertà di insegnamento (articolo 33) e fors’anche alla libertà personale (articolo 13). 

Il tutto, ovviamente, non per strani disegni miranti ad una dittatura, ma per il supremo diritto alla salute e alla vita, anch’essi più e più volte sanciti dalla Costituzione. L’articolo 32 inizia infatti con la solenne (e rivelatrice) affermazione che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Fondamentale diritto dell’individuo, che significa diritto ad essere curato indipendentemente dal reddito (diritto che riconosciamo, e ci mancherebbe altro, anche agli stranieri al di là del loro status) ma nell’ambito dell’”interesse della collettività”, che non può mai venir meno.

I limiti alla proprietà privata

Quando si parla di collettività bisogna ricordare anche l’articolo 42 (sempre della Costituzione) che riguarda la proprietà privata: “È riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

La funzione sociale fa il paio con l’interesse della collettività e i due concetti si sostengono e si legittimano l’un l’altro: non siamo soli, costituiamo – tutti insieme – una collettività che si chiama Stato ed è a noi sovraordinato. Il che vuol dire che prima dell’individuo, sia in tema di salute come in tema di proprietà, c’è il bene comune e così il diritto alla salute pubblica.

L’effetto gregge

È su questo presupposto che il governo Conte ha potuto limitare una serie pressoché infinita di singole libertà individuali. E quasi nessun giudice al quale ci si è rivolti ha messo in discussione la legittimità dell’operato dell’esecutivo. Lo stesso potrebbe avvenire per l’obbligo vaccinale.

Ma se Conte ha detto che non lo ritiene necessario ha probabilmente le sue ragioni. Che potrebbero essere queste: la maggioranza dei cittadini accetterà di buon grado la vaccinazione di massa ed è probabile che i numeri saranno tali da garantire il famoso “effetto gregge”.

Alcuni costituzionalisti hanno anche affermato, interpretando gli articoli 2 e 32 della Carta Fondamentale, che l’obbligo vaccinale contrasta con il rispetto della persona umana, perché deve prevalere il “consenso libero e consapevole”.

Vaccino e patente

Molto utile e probabilmente sufficiente (lo ha proposto pochi giorni fa sempre il professor Galli) potrebbe essere l’emissione di un “patentino di immunità” a fronte della vaccinazione per il Coronavirus; patentino col quale si formerebbero subito due categorie di cittadini. Chi si è vaccinato potrà spostarsi tranquillamente, anche all’estero. È di questi giorni la notizia che molte compagnie aeree lasceranno volare solo i vaccinati. 

Chi si sarà vaccinato, in sostanza, tornerà ad essere un cittadino di serie A. Sempre con l’obbligo della mascherina, almeno all’inizio, perché secondo alcuni virologi (precisiamo che non tutti sono d’accordo con questa tesi) il vaccinato potrebbe restare un portatore sano e infettare anche senza essere soggetto alla malattia. 

E gli altri? Rinchiusi a tempo indeterminato nelle loro zone rosse, arancioni e gialle; col coprifuoco alle 22 e i centri commerciali, le palestre, i cinema, i teatri off limits. Se così andasse, vedrete quanto poco dureranno.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

1 commento

  1. Scusate, ma sono solo io a trovare questo articolo, soprattutto nella sua parte finale, a dir poco inquietante? Il tono generale è ovviamente pacato, come si addice allo stile de Il Mio Giornale e dei suoi collaboratori; ma con parole misurate e felpate esso viene a dirci (riassumo) che:

    1) I vaccini stanno per arrivare;
    2) sono tutt’altro che sicuri, in quanto non testati a lungo termine;
    3) l’obbligo vaccinale non calpesta la Costituzione più di quanto abbiano già fatto i numerosi DPCM (!), quindi non possiamo in alcun modo appigliarci alla nostra Carta;
    4) comunque quest’obbligo non è necessario perché si stima che più dei due terzi della popolazione aderirà spontaneamente;
    5) questa “spontaneità” sarà aiutata dal fatto che chi non si vaccinerà resterà un cittadino di serie B, con gravi limitazioni personali a tempo indeterminato.

    Da figlio e nipote di gente libera e operosa, che ha combattuto con forza ed enormi sacrifici per regalare libertà e benessere ai suoi figli, inorridisco di fronte alla leggerezza con la quale non solo l’articolista, ma molti giornalisti, decisori politici e financo miei conoscenti, amici e colleghi non trovano nulla di strano ed anzi direi di ABERRANTE nei punti sopra illustrati.

    Finché vivrò, anche da (orgoglioso) cittadino di serie B, non mi stancherò MAI di dire: viva la libertà. E di insegnarla ai nostri figli.

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