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Dai vescovi della Terra dei fuochi un messaggio a chi brucia l’ambiente nel mondo

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Terra dei fuochi: contro la piaga generata dalla saldatura tra inquinamento da smaltimento dei rifiuti (tossici e non) e criminalità organizzata, scende in campo la Chiesa. Per giovedì 29 novembre, 4 presuli campani hanno indetto una giornata di digiuno e penitenza, che culminerà in un momento di preghiera comunitaria.

I vescovi di Caserta, Acerra, Noli e Aversa hanno scritto una lettera collettiva ai loro diocesani. Lo scopo dichiarato è promuovere una rinnovata sensibilità per la cura dell’ambiente, della salute e della qualità della vita. Radicandola naturalmente nel solco della fede cristiana e del più recente magistero ecclesiale. Vediamo allora il contenuto di questa missiva e cerchiamo di contestualizzarla anche a livello socio-politico internazionale.

Terra dei fuochi: fare squadra  

I monsignori D’Alise, Di Donna, Spinillo e Marino manifestano anzitutto attenzione per le iniziative intraprese a livello amministrativo locale, regionale e nazionale. E qui non è difficile far correre il pensiero alla recente difformità di vedute evidenziatasi in seno al governo tra Lega e Movimento 5 Stelle sugli inceneritori. I vescovi non si producono in critiche esplicite. Ma poiché poco dopo elogiano i risultati ottenuti in termini di cambiamento degli stili di vita dalla società civile e dalle reti parrocchiali, un richiamo pare evidenziarsi. Ovviamente è a non dividersi, a fare gioco di squadra, approfittando di uno standard di consapevolezza diffusa finalmente più elevato.

Ambiente e fraternità universale

Segue una serie di riferimenti a Dio creatore e alla vita e alla terra come suoi doni affidati alla libertà responsabile dell’uomo. Per finire con immancabili citazioni dell’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, anche nelle parti in cui essa richiama il magistero di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli. Segno, quest’ultimo, della sollecitudine dell’intera Cristianità per la condizione del pianeta e per l’avvenire dell’umanità sulla terra.

La lettera esclude espressamente che l’iniziativa di giovedì prossimo abbia carattere di protesta. Vuol essere un richiamo, una testimonianza e un’offerta di fraternità universale. Nonché, naturalmente, una richiesta di perdono a Dio, autore della natura, per tutte le volte in cui anche quanti lo chiamano Padre dimenticano di prendersi cura del creato. O, peggio, gli fanno in vario modo violenza.

Dalla Terra dei fuochi agli Usa

Sin qui, l’iniziativa dei vescovi della Campania. Ma fuori dall’Italia e dall’annosa e penosa vicenda della Terra dei fuochi, la tematica ambientale nel suo complesso è quantomai d’attualità. Basti pensare ai nostri due principali riferimenti internazionali, l’Europa e gli Stati Uniti.

È di questi giorni l’ennesimo scontro tra Donald Trump e numerose articolazioni dell’amministrazione americana, di cui il Presidente stesso è il capo. Il Fourth National Climate Assesment – Volume II: Impacts, Risks, and Adaptation in the United States” è stato presentato la scorsa settimana. Hanno contribuito a redigerlo, oltre a centinaia di scienziati e ricercatori, 13 fra dipartimenti e agenzie del governo federale.

Previsioni tragiche

A tinte estremamente fosche, il rapporto tratteggia un avvenire secolare da brividi per gli States. Aumento della temperatura media tra 1 e addirittura 6 gradi, incendi, inondazioni, riduzione delle risorse idriche disponibili, epidemie. Se poi questo scenario da “piaghe d’Egitto” non dovesse bastare, per sollecitare il pragmatismo del tycoon della Casa Bianca il Rapporto la butta in moneta. E quantifica in un pesantissimo 10% di Pil i costi del climate change da qui al 2100. Per intenderci: il doppio delle perdite causate dalla grande crisi economica del 2008.

Trump l’incredulo

Ma il Presidente, com’è suo costume, non ha mostrato ripensamenti. Ha dichiarato semplicemente di essere a conoscenza del Rapporto ma di non credergli. Nonostante tutti gli rimproverino il ritiro dall’accordo di Parigi del 2015 sulla riduzione delle emissioni di Co2 e altri gas serra, Trump tira dritto. Teme che la preoccupazione per il clima sia un trucco per mettere piombo nelle ali degli Usa nella volata con la Cina per il primato mondiale. Neanche i recentissimi devastanti incendi in California sembrano scalfire le sue convinzioni.

I Verdi tedeschi

Intanto in Germania, tradizionale locomotiva d’Europa, i Verdi si stanno rivelando un argine alla rincorsa dell’estrema destra dell’Afd al governo. I loro recenti successi elettorali in Baviera e Assia autorizzano a ritenere che, nel prossimo futuro post-Merkel, saranno un partner di maggioranza obbligato per la Cdu. Di fatto, soppiantando la Spd nell’egemonia a sinistra e nel ruolo di forza di governo.

Il successo degli ecologisti tedeschi è figlio di molte cause. Non ultima, la trasversalità dell’elettorato che sono riusciti a intercettare, pur mantenendo la struttura e il radicamento dei vecchi partiti. Ma certo essi non hanno smarrito la loro ragion d’essere originaria, di cui portano ancora le stimmate nel nome. E che trova puntuale riscontro nella perdurante dominanza ambientalista dei loro programmi.

Un Papa ecologista 

È intuitivo che lo sviluppo umano, industriale e tecnologico, incida enormemente più che nel passato sulle sorti planetarie. Se questa maggior incidenza basti a determinare le condizioni del clima non è dato sapere, ma negarne la rilevanza del contributo è ormai impossibile.

Anche il magistero della Chiesa, specie sotto gli ultimi due pontificati, ne ha preso piena coscienza. A colpire in Papa Francesco è soprattutto l’esplicita sottolineatura del legame tra stili di vita e modelli di sviluppo da una parte e salute del pianeta dall’altra. È una nettezza che stenta a venire replicata in seno alla Chiesa. E forse la lettera dei vescovi dalla Terra dei fuochi è un preannuncio di conversione ecologica.

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