Via Francigena: ha letto il nostro articolo sul primato di Fidenza e non riesce a stare zitto. Di chi parliamo? Di una superstar piacentina, Giampietro Comolli, presidente e fondatore del Comitato scientifico culturale “Tratta Piacenza” pro candidatura Unesco della Via Francigena Italia. Lo abbiamo intervistato oggi e fin da subito inizia a togliersi i sassolini dalle scarpe.
Comolli, lei è andato al Festival che è stato organizzato dall’Associazione europea delle vie francigene (Aevf), lo scorso fine settimana a Fidenza?
“No”.
Ma non c’è andato per altri impegni o perché non l’hanno invitata?
“Non mi hanno invitato, lo scriva pure. Né a questo evento e neppure all’altro che la stessa associazione ha organizzato a Salsomaggiore. E invece noi abbiamo invitato tutti all’evento tenutosi la vigilia di Ferragosto all’Abbazia di Chiaravalle in occasione di ‘Road to Rome’, col benvenuto a tutti, proprio tutti i pellegrini europei. Noi siamo inclusivi… almeno in partenza. Fa parte del nostro background e educazione”.
Classe 1954, Comolli è abituato ai grandi eventi e a pensare in grande: la sua carriera, condensata in otto pagine di curriculum, parte dalla laurea in agraria presso l’ateneo piacentino ma spazia da subito dal Parlamento Europeo alle grandi industrie vinicole italiane: manager della Ferrari (lo spumante preferito per i grandi banchetti di Stato al Quirinale) e della Berlucchi, docente universitario e creatore di marchi famosi, è quello che la Farnesina ha chiamato per scegliere i vini del G8 di Napoli del 1994, del G8 di Genova del 2001e di quello de L’Aquila del 2009. Ed è scatenato.
Cos’è e cosa fa questo Comitato?
“Prima di tutto è un comitato scientifico-culturale-storico e non un’associazione di eventi. Siamo indipendenti dalla politica e dialoghiamo con tutti. Siamo in pieno lavoro e fra poco vedrete dei risultati”.
Ma in concreto?
“Il nostro scopo è arrivare ad ottenere il riconoscimento Unesco, quindi eliminando criticità e puntando sul meglio dell’identità piacentina, diversa da tutte le altre, per storia. Poi valorizzeremo le attività produttive, gli esercenti. Concretamente ora bisogna portare a casa Unesco, mettere a sistema (e non squadra alla piacentina) una rete di attori diversi. Lei ha osservato nel suo articolo che i (per ora pochi) pellegrini sono costretti a percorrere la via Emilia pavese e parmense, con l’urbe Placentia nevralgica e collegante, tra i gas di scarico e il rischio di essere investiti. Indipendentemente da ‘dove’ passava la Via Francigena a partire dal 333 d.C. (quindi 660 anni prima del vescovo inglese), la via Emilia è pericolosa, tiene lontano pellegrini (e turisti) sposta l’asse verso altre località minori, non è credibile per Unesco. Le criticità piacentine potrebbero favorire ‘un diniego’”.
In mezzo ai campi, allora?
“Certo, ma solo nei tragitti orrendi! Occorre però, come previsto dall’Europa, che siano i Sindaci-Comuni a fare la proposta ufficiale protocollata reale alternativa. Il Comitato si mette a disposizione dei sindaci per trovare la migliore soluzione, certamente favorendo imprese. Per esempio, bisogna prevedere due ponti ciclo-pedonali sicuri a norma certificati sul Trebbia a Malpaga, sul Nure dove c’era il primo ponte romano. Già sull’Arda, a Fiorenzuola e a Cortemaggiore, esistono due ponti simili che sono costati alla comunità circa 250mila euro chiavi in mano. Alti nostri torrenti non creano problemi, già tutto risolto”.
Ma con che denari?
“A Piacenza e Parma stanno arrivando fondi già autorizzati dal Cipe: circa un milione e 700mila euro, divisi più o meno equamente tra tutti i Comuni parmensi e piacentini che fanno parte della Francigena. La parte del leone la farà Piacenza, perché è l’unico capoluogo di tutta l’Emilia Romagna e con più abitanti. Così si potrebbero concentrate tutti i fondi che arrivano per la ‘messa in sicurezza’. la Regione non può essere contraria… non prevediamo salottini, pavimentazioni, panchine! I soldi ci sono, basta concentrarli in un solo obiettivo. Fare sistema e non campanili”.
Cosa serve ancora?
“La regione Toscana ha varato una legge specifica per le vie morali, spirituali, etiche favorendo rapporti, assicurazioni, controlli, sicurezza. Con quella legge in Toscana i pellegrini superano i centomila l’anno”.
E noi in Emilia?
“Noi siamo sui cinquemila, faccia le sue proporzioni. Abbiamo comunque intenzione di chiedere alla Giunta Bonaccini di varare una legge analoga, ma integrata da alcune soggettività locali, tramite tutti i consiglieri regionali piacentini perché la appoggino”.
Con la legge cosa cambierebbe?
“Innanzitutto potremmo definire percorsi alternativi alle strade pubbliche pericolose, grazie al consenso degli agricoltori per un transito di pubblico servizio turistico, tabellato, manlevando gli agricoltori da qualunque problema estraneo all’uso occasionale di passaggio su terreno privato”.
L’Unesco potrebbe dare il via alla sola tratta piacentina?
“Certo che no: il progetto della via Francigena va dal passo del San Bernardo, in valle d’Aosta, a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Sui 3.200 chilometri della Francigena oltre 1.800 sono in territorio italiano. Il nostro comitato, il primo nato, volontario, senza costi e con l’obiettivo di essere un catalizzatore di fondi e un acceleratore di servizi utili a imprese, pellegrini-turisti, esercenti, territorio, famiglie anche come risorsa per l’occupazione. Il ministro Franceschini ci crede. Speriamo! Vorremmo che ci fosse più ‘voglia’ da parte di alcuni enti pubblici: la Provincia è stata da subito al nostro fianco con la consigliera Zilli”.
Per concludere, siamo sicuri che il comune di Piacenza spenderà i soldi per la via Francigena o li dirotterà su altri capitoli?
Comolli sorride, sornione, e conclude con un filo di voce: “Non dovrebbe assolutamente succedere stando alle assicurazioni del Sindaco, altrimenti si troverà di fronte dei leoni”.
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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