Vino & Sapori

Viaggio in Franciacorta, seconda tappa: la storia dell’icona Ca’ del Bosco

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Maurizio Zanella, patron di Ca' del Bosco

Il Tour in Franciacorta non poteva che passare per Ca’ del Bosco, realtà divenuta iconica, contribuendo a scrivere la storia della spumantistica italiana. Un sogno appassionato che in cinquant’anni è diventato sinonimo internazionale di avanguardia, legame col territorio ed eccellenza.

Protagonista assoluto un ragazzo – è da loro che passano le rivoluzioni – ancor più giovane di quanto lo sono stati all’inizio i pionieri Guido Berlucchi e Franco Ziliani: parlo di Maurizio Zanella.

La storia talvolta è strana. In questo caso inizia dalla punizione esemplare di un padre – Albano – allo scapestrato Maurizio, già allora mosso dal fervore delle passioni, in anni di fermento ma difficili, soprattutto nella Milano post sessantottina; relegarlo in una casetta isolata in mezzo ai boschi di Erbusco, nel bresciano, poteva essere la soluzione. Maurizio, classe 1956, si ritrova nella piccolissima fattoria con animali da cortile e qualche filare di viti che volle acquistare, per le vacanze, la madre Anna Maria Clementi.

Sono proprio quei filari e il vinello prodotto per uso famigliare, che fruttarono all’azienda agricola Clementi-Zanella l’invito a un viaggio in Francia, la terra più famosa del mondo vinicolo, promosso dalla Regione Lombardia.

Folgorato dalla capitale del vino

Un viaggio che nel 1973 non interessava a nessuno di casa, dove gli interessi economici andavano altrove seguiti dal capofamiglia Albano Zanella, ultimo di 12 fratelli della Val di Sole che aveva costruito tutto con le proprie forze; figura pragmatica, in costante conflitto con il figlio turbolento, è stato essenziale per lui e per la Cantina, affinché il sogno diventasse realtà. Di Bormio, invece, la mamma Anna Maria.

Per un diciassettenne il viaggio era l’occasione per saltare qualche giorno di scuola; il gruppetto di viticultori lombardi ha apprezzato poco l’esempio Borgogna, mentre Maurizio torna con una convinzione diversa: la piccolissima fattoria doveva divenire cantina, allontanandosi però dalla strada dei “colleghi”. Il piccolo mondo agreste teatro della sua punizione aveva un senso: un sogno suadente, dalla bella e positiva follia.

Una cantina, ok… ma su quali soldi poteva contare un ragazzino? Il padre, seppur poco convinto dall’impresa, per responsabilizzare Maurizio lo indirizza a chiedere un prestito: pazzia, ma in realtà Albano – di nascosto anche dalla moglie – aveva firmato a garanzia del malloppo di cambiali concesse dalla banca: lo si scopri solo anni dopo.

Visionaria passione per le mete più ambiziose

Maurizio, fondatore visionario di questa realtà dai numeri divenuti impressionanti, viene affidato al fattore Antonio Gandossi, che conduceva il piccolo appezzamento, affinché lo tenesse d’occhio; ma coinvolto dall’entusiasmo del ragazzo e orgoglioso del proprio lavoro in campagna, in breve passa da babysitter a complice.

Costante di Zanella era, ed è, l’insoddisfazione che l’ha spinto a nuove vette; anzitutto per il confronto tra Italia e Francia: oltralpe, quello del vignaiolo era un lavoro nobile, non come da noi, dove i droghieri deridevano i prezzi “assurdi” pretesi da Ca’ del Bosco. Nel 1975 crea dunque la VIN (Vini Italiani Nobili) per vendere direttamente al consumatore, collaborando per gli aspetti commerciali con Dario Pogliani, seguito da Dante Bonacina, supporto nel trasformare l’Azienda da cantina a vera icona, sposando alta ristorazione a buon vino con cuochi e Stelle.

Nel 1976 ecco i primi tre spumanti, in commercio due anni più tardi, e la voglia di far competere le bollicine Ca’ del Bosco con gli ineguagliabili Champagne: stava cadendo un dogma!

Maurizio sa però che i suoi prodotti devono crescere, e cerca un cantiniere a Reims, la capitale mondiale dello Champange. Assume come mastro di cantina (lo Chef de Cave) André Dubois, l’uomo che dà l’impronta a tutte le bollicine di Ca’ del Bosco, imponendo una rivoluzione produttiva. Nasce il primo Franciacorta Pinot Millesimato (dal ’95 prende la mitica etichetta “Anna Maria Clementi”) destinato a diventare il simbolo della Cantina. Oggi è Stefano Capelli il custode del gusto e dei profumi di quei vini.

Provvidenziale anche l’amicizia, vera simbiosi, con Giacomo Bologna – Braida – e l’eclettico giornalista e filosofo bergamasco Luigi Veronelli, che ha restituito dignità al lavoro del contadino guadando al vino come all’arte, riprova e esaltazione del talento inventivo e della capacità espressiva.

L’arte e la svolta imprenditoriale

Intanto l’Azienda giunge al bivio tra il restare una realtà famigliare allargata o il crescere con l’aiuto di qualcuno: per soddisfare le ambizioni folli di Maurizio non bastava quel piccolo mondo agreste. Ancora importante fu Albano: dal 1994, con una scelta fondamentale per il futuro di Ca’ del Bosco, volle come partner il Conte Paolo Marzotto, illuminato imprenditore nel settore viticolo. Serviranno anni a Maurizio per accettare e capire la decisione. Oggi, in un sodalizio tra passione illuminata e lucida concretezza, Maurizio Zanella ha un interlocutore aperto e un supporto essenziale: Luca Marzotto, capace di capire, e talvolta arginare, gli slanci visionari di colui che è anima e Presidente dell’Azienda.

Maurizio, gentiluomo del vino di innata classe, sposa l’amore per la terra e il vino a quello per l’arte: il sodalizio col fotografo-superstar Helmut Newton, Scatti d’autore, la scultura – “tridimensionale come il vino” – come, di Arnaldo Pomodoro, il Cancello solare, i Blue Guardian, serie di lupi blu sul tetto della struttura, e ancora l’enorme rinoceronte sospeso in contrasto con le vasche in acciaio inox: il peso del tempo sospeso di Stefano Bombardieri.

Il vino, come la musica, porta con sé un aspetto culturale straordinario, toccando le corde del sentimento e del cuore, ma è matematica, scienza; non è risultato di un disciplinare o di una ricetta, ma del gusto che guida verso un certo lavoro in vigna e cantina conducendo alla meta scelta: il metodo Ca’ del Bosco racchiude tutti questi aspetti, creando vini identitari, di grande spessore e complessità, su due linee: gli spumanti Franciacorta e i grandissimi fermi.

Oggi quella casetta del bosco è un’azienda che affronta la sfida della sostenibilità; grande ma non per i numeri: per il lavoro che fa e per la qualità che vuole, dalla forte componente sentimentale trasmessa, assieme ai suoi valori, a chi ha collaborato a ogni titolo con Zanella.

Questa storia, suggestiva e romantica, è premessa essenziale per capire cosa troviamo in un calice di Ca’ del Bosco: ne parleremo nel prossimo articolo, raccontando del meraviglioso viaggio nel piccolo mondo creato da Maurizio Zanella, tra bollicine, e non solo, capaci di sedurre.

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