Villa Verdi: negli ultimi giorni si sono susseguiti appelli e prese di posizione per salvare la casa-museo del grande musicista a Sant’Agata, nel Comune piacentino di Villanova sull’Arda. Le visite alla residenza sono state chiuse dalla fine del mese scorso per le note vicende giudiziarie tra gli eredi di Giuseppe Verdi che porteranno la Villa a una vendita all’asta.
Da Bonaccini a Sangiuliano
Dopo gli impegni presi dalla Regione Emilia-Romagna per voce del presidente Stefano Bonaccini, sono arrivate le parole rassicuranti del nuovo ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano: “Villa Verdi e i preziosi beni che vi sono contenuti hanno un’importanza fondamentale per la memoria e l’identità degli italiani e, per questo, devono essere tutelati, salvaguardati e fruibili dal pubblico”.
In attesa delle procedure giuridiche che metteranno la casa-museo sul mercato, sempre sul piano politico c’è da aspettarsi che magari qualche parlamentare emiliano si premuri di depositare un’interrogazione al ministro per capire di più sul futuro di Villa Verdi. E cioè se davvero l’acquisterà lo Stato, facendo valere il suo diritto di prelazione.
Domande e risposte
Ma intanto? Che cosa sta succedendo dalle parti di Sant’Agata? Villa Verdi è stata davvero abbandonata? Sono domande che tanti lettori ci hanno fatto in questi giorni, preoccupati che la casa-museo possa essere visitata da ladri e vandali. Per rispondere siamo andati a verificare come stanno le cose sul campo, naturalmente senza preavvertire nessuno. E lo abbiamo fatto in una buia serata autunnale.
Diciamo subito che abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Innanzitutto, in un logico silenzio spettrale, interrotto dal rumore di qualche automezzo di passaggio sulla strada vicina, la Villa e il parcheggio al fianco della proprietà sono illuminati in modo sufficiente. E soprattutto la casa-museo non è stata abbandonata. Abbiamo suonato il citofono al portoncino d’entrata. Dopo esserci presentati, una cortese voce femminile, all’inizio un po’ indispettita dall’imprevisto e dall’orario (erano da poco passate le 21), prima ci ha detto che non voleva rilasciare dichiarazioni; ma poi, dopo qualche insistenza, ci ha rassicurato.
La signora, che ha affermato di essere la moglie di Angiolo Carrara Verdi, ha detto che la sua famiglia risiede ancora lì. E soprattutto ci ha spiegato che l’immobile è protetto da un contratto di vigilanza notturna con l’Ivri. Quindi, per ora tutto bene. I tesori di Villa Verdi, in attesa che se ne decida il destino, sembrano essere ancora tutelati e al sicuro.


Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi
- Giovanni Volpi







