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Villa Verdi: dopo le tensioni e la passerella all’evento voluto da Muti, aspettiamo il lieto fine

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Villa Verdi è tornata protagonista del proscenio culturale italiano. E di questo indubbiamente va ringraziato Riccardo Muti. Prima, durante e dopo l’evento che il direttore d’orchestra italiano più famoso al mondo ha voluto e organizzato al volo nel giardino della dimora del grande musicista, chiusa al pubblico dal 2022. Situata non «nelle campagne tra Piacenza e Parma», come ha scritto qualche testata nazionale, ma segnatamente in quelle piacentine, a Sant’Agata, frazione del Comune di Villanova sull’Arda.
Prima, durante e dopo, come dicevamo: una pièce in tre atti che merita di essere raccontata.

Primo atto

Alle prove tenute sabato mattina nel Teatro di Busseto (questo sì è un Comune in provincia di Parma) Riccardo Muti, forse con calcolata sapienza nella sceneggiata napoletana, sua terra d’origine, lamenta con forza «l’annosa incuria per la villa da parte di governi di destra, di centro, di sinistra – che hanno fatto, tutti, ugualmente schifo». 

L’accusa fumantina viene rilanciata subito dalle agenzie di stampa e sugli organi d’informazione online. E da quel momento all’inizio della serata musicale, aperta a un centinaio di eletti, tra cui ben tre ministri del Governo Meloni – quello della Cultura Alessandro Giuli, il collega del Turismo Gianmarco Mazzi e il “padrone di casa”, in quanto piacentino, Tommaso Foti, titolare di Affari Europei, Pnrr e Politiche di coesione – la tensione sale a mille. Con qualcuno che da Roma addirittura paventa la possibile assenza della rappresentanza governativa, in risposta alle affermazioni di Muti.

Secondo atto

Poi però tutto rientra prima dell’evento chiamato “Notturno a Villa Verdi”, che con l’85enne Muti al pianoforte ha proposto un bel repertorio verdiano grazie alle voci di Mara Gaudenzi (mezzosoprano), Damina Mizzi (soprano), Michele Pertusi (basso), Giovanni Sala (tenore), Luca Salsi (baritono), nonché al flauto di Bianca Fiorito.

Il ministro Giuli, arrivato a Villa Verdi con i colleghi Mazzi e Foti, presente anche la senatrice piacentina Elena Murelli, dopo una stretta di mano con Muti infatti ha chiarito: «Il maestro ha detto una verità parziale. Perché se in passato c’è stato disinteresse da parte della politica sulle sorti della Villa, il nostro governo ha invece cominciato a occuparsene. Dal 2024 a oggi lo Stato ha investito quasi 20 milioni su Villa Verdi». E questo «sia per l’acquisto-esproprio sia per il restauro e la rigenerazione del giardino e dell’edificio, che va consolidato e messo in sicurezza».

Di rimando, prima di sedere al pianoforte, Muti ha affermato: «Stamattina sono stato preso dall’empito. Nelle mie parole s’è voluta vedere una critica politica. Ma io non faccio politica. Perciò adesso, venuto a conoscenza che i lavori sulla Villa sono cominciati, riconosco che per la prima volta un governo si sta impegnando sul serio per risolvere la situazione. Perché Verdi è del mondo, che avrà sempre bisogno della sua musica al pari di quella di Mozart, dato che entrambi parlano all’animo umano».

Terzo atto

Non poteva mancare anche la promessa di fine lavori, che alza il sipario sul terzo atto della nostra pièce: «Tempo un anno e Villa Verdi riaprirà al pubblico», ha affermato Giuli, ripreso anche da Repubblica. «Massimo fra un anno e mezzo», aggiungendo con un sorriso: «Se i lavori non dovessero andare avanti secondo i programmi, mi metterò io a dipingerne le pareti…».

Riccardo Muti dal canto suo si è detto pronto a tornare nel Piacentino per inaugurare la riapertura al pubblico di Villa Verdi. A questo punto, della pièce va scritto solo il finale, che auspichiamo sia lieto e pronto al massimo tra 18 mesi, stavolta davvero per tutti e non solo per pochi intimi.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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