Piacenza

L’accento unico dei Colli Orientali: i vini del Friuli protagonisti della serata Ais di Piacenza

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Ognuno di noi ha un accento che rivela da dove viene. Altrettanto succede per le uve, legate all’unicità di luogo, terreno, microclima e tanto altro. Su queste premesse è partita la serata promossa dall’Ais (Associazione nazionale sommelier) Delegazione di Piacenza, dedicata ai vini del Friuli Colli Orientali e Ramandolo. Ad approfondirlo c’era Matteo Bellotto, brand ambassador del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo con all’attivo una notevole esperienza da sommelier, scrittore e divulgatore pluripremiato.

Partiamo dal dove: parliamo del nord-est d’Italia, zona per secoli di confine tra est e ovest del mondo; e considerare questo servirà a capire lo stile dei vini e la tenacia di un popolo nel reagire alla storia, giungendo a proporre alcuni dei vini più interessanti d’Italia. Abbiamo ben presenti quelle rose piantate un tempo a inizio filare per scoprire, permettendo di intervenire tempestivamente, l’attacco di malattie che colpivano prima il fiore che il vigneto: bene, dal punto di vista della storia, il Friuli è stato la rosa davanti ai filari di tutto quello che è successo in Italia; di tutto e in ogni modo: storia, popolazioni, lingue.

Mamma e papà di questi vini

Poi ci sono terreno, clima, geologia che, come anche a Piacenza, contribuiscono a rendere straordinariamente unico quell’angolo di mondo. È la zona più piovosa d’Italia, ma anziché ristagnare a detrimento della vite, l’acqua drena in profondità formando riserve grazie alla specificità dei suoli.

Acqua e terreno sono la mamma dei vini dei Colli Orientali; i papà sono i venti: tanti, costanti, che giocano tra il vicino mare e la protettiva barriera montuosa; tra i più importanti, la bora. Papà essenziale, perché tutta questa umidità altrove darebbe uve insane mentre qui si ha pulizia e sanità perfetta.


Da sinistra, Giovanni Derba e Matteo Bellotto

I vini, interpreti di un terroir multiforme

A tradurre tutto questo ci sono 66 varietà di uve: non tante considerando che a fine ‘800 erano ben 628. Numeri precisi, disponibili proprio grazie a quella intraprendenza della quale parlavo: hanno censito quasi 6.000 vigne dei colli orientali, rilevando i dati degli ultimi 25 anni con ogni tipo di intervento fatto in vigna e l’evoluzione delle loro caratteristiche, periodo per periodo, particella per particella; acidità, contenuto zuccherino, ombreggiature… Un’opera di rigore tale che non so in quante altre parti del mondo esista.

A che scopo l’immane lavoro? Non per vezzo scientifico, bensì per dimostrare ciò che già gustando quei vini ognuno ha capito: quel singolo prodotto ha quell’accento unico. Cosa dall’estremo valore, anche economico, per uscire dalla concorrenza: io ho un prodotto unico e l’unicità non è succube del mercato.

“Siamo poco consapevoli della nostra storia e territori – dice la nostra guida. I vini portano fuori storie solo nostre, che dobbiamo conoscere, coltivare e sfruttare, affinché non lo facciano, scimmiottandoci, gli altri. In Italia tutti parlano di territorio e alla fine invece facciamo branding”.

È vero. Infatti, sempre più spesso, si cercano le etichette che ci fanno ricordare promozione social e influencer, e non i territori. Chiederci da dove arriva un vino e non solo perché è fatto così è la nostra forza: abbiamo speso tanto tempo a parlare di contenitori – anfore, barrique… – e non dell’uva. Il territorio è contenuto.



Alla prova il figlio di questi elementi

Abbiamo davanti l’immagine di quello che assaggiamo. I vini degustati si abbinano a eccellenze gastronomiche Dop della zona: il formaggio Montasio e il Prosciutto di San Daniele.

Nel calice effettivamente ritroviamo la perfetta summa dei principi enunciati e dei dati censiti. Facciamo un percorso contrario al consueto (bianchi, rossi, vini dolci) partendo da un vino dolce da bere a tutto pasto (d’altra parte molti francesi lo insegnano): di Giovanni Dri il Ramandolo Docg Il Roncat, dall’acidità fantastica che non lo rende stucchevole invitando anche abbinamenti audaci.

Seguono due rossi che quasi sembrano bianchi: il tannino è praticamente impercettibile sdoganando tranquillamente l’abbinamento del rosso col pesce. Refosco dal peduncolo rosso della cantina Jacùss, e Schioppettino di Prepotto, cantina Pizzulin Denis, entrambi Doc Friuli Colli Orientali.

Poi, ecco un rosato, il Pinot grigio ramato Madonna D’Aiuto, un 2019 di Valentino Butussi che ha colpito la numerosissima platea di appassionati, curiosi e addetti ai lavori.

Infine, si arriva ai bianchi, vera bandiera enologica del Friuli direi, se non avessi provato i precedenti: Cantina Gigante, col Friulano Vigneto storico e di Specogna il Bianco Identità entrambi Doc Friuli Colli Orientali.
Vini dal prezzo abbordabile, di stile e identità: ne riparleremo.



La brigata Ais

Tutto si è svolto in una danza armonica tra aneddoti, dati e interessanti assaggi, guidata da Ais Piacenza. Meritano un ringraziamento il Delegato di lungo corso – e anche di lungo sorso – Giovanni Derba e il gruppo di appassionati collaboratori che hanno gestito la serata, ennesima di tante per diffondere la cultura del vino. Sono la vice delegata Raffaella Guidi, il capo brigata Mauro Chiappini, Elena Dagrada (segreteria), Andrea Borsotti (comunicazione), Maria Patrizia Boiardi (eventi), Elena Busca, Gianluca Ghisoni, Antonio Camoni (servizi), Emiliano Cignatta e Massimo Modè (didattica).

Per vincere sul mercato

Una serata così ci ricorda che possiamo raccontare i nostri territorio in modo specifico, con le sue unicità che non sono in concorrenza una con l’altra. Se tutte le regioni lo facessero, cambieremmo il modo di raccontarci, senza rincorrere sotterfugi pubblicitari, incuriosendo così non solo sui nostri vini ma anche sulla nostra terra.

“Cambieremmo il concetto di concorrenza, perché non ci sarebbe più. Cambierebbero le regole di mercato perché lo imporremmo noi”, conclude Matteo Bellotto. E in effetti, chi insegue non è mai primo: ci vuole coraggio e forza, è vero, ma proviamo a lasciare mercati che spingono dove vogliono loro, che si tratti di produrre Prosecco o altri stili del momento.

Sante Lancerio
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