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Violenza sessuale: dal Circeo a Piacenza nulla è cambiato

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Violenza sessuale: partiamo da lontano. I fatti del Circeo risalgono a 45 anni fa. Nella notte tra il 29 e il 30 settembre del 1975 tre giovani della Roma bene, Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira, sequestrano e violentano per 36 lunghissime ore due giovani ragazze, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, provocando infine la morte della Lopez.
L’omicidio e lo stupro del Circeo hanno una grande rilevanza mediatica. Soprattutto quando, nel 1979, la Rai manda in onda il processo di primo grado. Un evento televisivo che all’epoca scuote le coscienze e ha un enorme successo di pubblico.

La richiesta

Gian Antonio Stella sul Corriere qualche giorno fa ha chiesto alla Rai di mandare di nuovo in onda il documentario. Come mai? Ebbene, chi ha visto il programma – estremamente crudo perché si trattava solo della ripresa integrale del processo – ricorda le domande incoerenti e a tratti assurde dei difensori. Così come le dure reprimende del legale di parte civile, la grande Tina Lagostena Bassi. Il teorema della difesa era a grandi linee che “le ragazze se l’erano cercata”; e che “nessuno può essere stuprato se davvero non lo vuole”.

Civiltà giuridica

Ricordando che ai colpevoli era stato comminato l’ergastolo per la morte della Lopez (pena in parte ridotta nei successivi gradi di giudizio), la domanda che ci poniamo oggi è se a 45 anni dai fatti, la nostra civiltà giuridica è cambiata.
Ebbene, nonostante il sostanziale e naturale turnover della classe forense, i passi avanti sono davvero pochi. Al pari di quelli nell’opinione pubblica, visti i recenti dati Istat. Basti citarne due che ricordano le tesi dei difensori degli assassini del Circeo. Sostanzialmente per un italiano su quattro la violenza sessuale è addebitabile al modo di vestire delle donne; per circa il 40% è possibile sottrarsi a un rapporto sessuale non voluto.

Passeggiata fatale

Senza disquisire sul rapporto tra opinione pubblica e civiltà giuridica, entriamo nel concreto e ricordiamo due fatti, entrambi avvenuti a Piacenza.
Il primo è una violenza sessuale su una ragazza 18enne di alcuni anni fa, commessa da un giovane egiziano. La ragazza era stata molestata mentre, in ore serali, portava a spasso il cane in una buia strada di campagna. L’egiziano l’aveva avvicinata invitandola ad andare a casa sua, che si trovava nei pressi, allungando le mani su di lei e rivolgendole frasi equivoche. L’avvocato difensore dell’egiziano – giovane e soprattutto donna – aveva commentato che la ragazza molestata si vestiva in modo succinto ed era sempre truccata pesantemente. Cioè, in soldoni, che “se l’era cercata”.

L’anziano e il minorenne

L’altro episodio è di pochi giorni fa e riguarda due italiani. Un ragazzo (tossicodipendente) di 16 anni viene indotto a salire a bordo dell’auto di un anziano incensurato. Il ragazzo lamenta che l’anziano lo ha poi portato in una cascina abbandonata e lì, sotto la minaccia di un coltello, ha abusato di lui. Viene fissato l’interrogatorio del minore in modalità protetta. Il che vuol dire in uno spazio neutro, alla sola presenza del magistrato inquirente e di una psicologa; mentre gli altri soggetti (difensore dell’indagato, difensori del minore, pubblico ministero) assistono all’interrogatorio da un altro locale, collegato con una telecamera a circuito chiuso.

Il magistrato, dopo aver chiesto al minore di ricostruire gli avvenimenti e aver sentito le risposte dello stesso, esce dal locale protetto. Rivolto al pubblico ministero e ai difensori chiede se ci sono altre domande. L’avvocato difensore dell’indagato – anch’essa donna e giovane – chiede l’ammissione di queste domande: “Se è vero che il minore era stato colto a masturbarsi nel bagno della scuola”; “se il minore avesse avuto altre esperienze omosessuali”; e “se al minore piacevano gli uomini o le donne”. Il giudice ha respinto seccamente tutte e tre le domande e ha posto fine all’interrogatorio.

Violenza sessuale, cos’è cambiato?

Ci chiediamo: se anche il minore fosse stato colto a masturbarsi in bagno, se avesse anche avuto altre esperienze omosessuali e se fosse più attratto da persone del suo stesso sesso, il comportamento dell’anziano indagato sarebbe stato meno colpevole? Esattamente nello stesso modo: indipendentemente dalle abitudini della vittima e dalle sue inclinazioni sessuali, ognuno è libero di auto determinarsi e di non subire violenza. Che significa dover subire qualcosa contro la propria volontà.

Ha ragione Gian Antonio Stella. Il documentario sul Circeo deve essere ritrasmesso non solo in tv, ma nelle scuole. Per dimostrare che questi 45 anni sono trascorsi invano; che la società italiana – purtroppo ben rappresentata anche dalle due giovani avvocatesse – ha ancora molta strada da fare sul tema della violenza sessuale e non solo sulle donne. Altro che educazione civica.

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