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Voto Quirinale.4: l’impasse continua, ma ormai sembra una corsa a tre…

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Quirinale: ancora nulla di fatto al quarto giorno, che nelle ipotesi doveva essere quello risolutivo per l’ascesa al Colle. Ecco i voti di oggi, al primo scrutinio nel quale sarebbe bastata la maggioranza semplice di 505 voti per eleggere il capo dello Stato: Mattarella 166; Di Matteo 56, Manconi 8; Cartabia 6; Draghi 5; schede bianche 261 (Pd e 5 Stelle) e astenuti 441 (tutto il centrodestra).

Il centrodestra ha deciso di non partecipare al voto per evitare un’altra fuga in avanti degli elettori orchestrati da Giorgia Meloni, che ieri avevano votato in blocco Guido Crosetto. Anche perché sottotraccia sembra che si stiano tenendo contatti tra Salvini e Letta per trovare il famoso nome condiviso.

Dall’altra parte Pd e Movimento 5 Stelle hanno deciso per la scheda bianca. Ma 166 di loro hanno scelto di manifestare il loro dissenso e la loro frustrazione votando Mattarella. È un segnale di cambio di passo? Certamente no, perché per convincere Mattarella ad accettare un secondo mandato dovrebbero chiederglielo assieme tutte le forze politiche, e sappiamo già che sia Meloni che Salvini non sarebbero d’accordo.

Braccio di ferro

Come un moloch, il centrosinistra divora l’uno dopo l’altro tutti i candidati proposti dalla destra. Abituato da anni ad esprimere sempre e solo suoi candidati, fa una estrema fatica a digerire, anzi, addirittura a concepire un Presidente che non proviene dalle sue fila. Il centrodestra, forse a torto, è convinto che oggi sia giunto il momento di esprimere se non un suo candidato, almeno un nome non apertamente ostile (ricordate Scalfaro con Berlusconi?) ma la fatica si fa sentire ogni giorno più.

I tre nomi

E Draghi? Sembra che abbia rassicurato telefonicamente Casini che gli chiedeva se sarebbe stato contrario alla sua elezione. Ma in questo momento le azioni di Draghi per il Colle sono vicine allo zero. I nomi in campo sono ancora questi: Casini, Elisabetta Belloni e, a sorpresa, proprio Mattarella. Su Casini sembra abbiano storto la bocca sia la Meloni che Salvini (“è stato eletto col Pd”); sulla Belloni si osserva che passare dai Servizi segreti al Quirinale non sarebbe proprio il massimo; e che comunque avere come capo dello Stato e come presidente del Consiglio due tecnici significherebbe ammettere che la politica ha abdicato o che è stata commissariata.

L’incognita sicula

Volete che Mattarella torni sui suoi passi? Sarebbe ancora una volta una solenne sconfitta della politica, che dovrebbe umiliarsi, tutta assieme, chiedendo in ginocchio al presidente uscente di acconsentire “per il bene della Patria” ad accettare un secondo incarico; magari lasciandogli la facoltà di dimettersi, alla Napolitano, quando è finita la pandemia e alla fine della legislatura. Ipotesi credibile? Neppure per noi che pure lo stiamo scrivendo. E così, per ora, l’unico nome accreditato sembra quello di Pierferdinando Casini. Che sia la persona giusta per qualcuno è dura da digerire, ma forse non ce ne sono proprio altre.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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