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Zelensky, da comico a presidente: il “Grillo ucraino” che sta facendo la storia

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Volodymyr Zelensky: il presidente dell’Ucraina oggi è una sorta di eroe nazionale, appoggiato da oltre il 90% della popolazione contro l’invasione della Russia di Vladimir Putin. Ma chi era fino al 20 maggio del 2019, quando è diventato capo dello Stato? La sua storia ha del sensazionale e merita di essere conosciuta.

Classe 1978, Zelensky è nato a Krivoj Rog, città di 600mila abitanti del sud dell’Ucraina. Quando è stato eletto presidente, col 73,22% dei voti, poche notizie erano arrivate su di lui dalle nostre parti. Era un comico ed era anti-russo, a differenza del suo predecessore Porošenko. “Un Grillo ucraino”, la sintesi dei nostri media.

Per saperne di più iniziamo col dire che viene da una famiglia ebrea. Il padre è professore universitario di cibernetica e hardware informatico e la madre ingegnere. Nel 2000 Zelensky si laurea in giurisprudenza a Kiev; ma non esercita, perché già da tre anni stava lavorando come attore e sceneggiatore presso lo studio cinematografico Kvartal 95 Club, del quale diventa direttore artistico nel 2003.

Servire il popolo

La svolta arriva nel 2015, quando Zelensky diventa il protagonista della serie televisiva “Servire il popolo”. Mette in scena un capo di Stato onesto, capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori. La serie tv diventa un successo internazionale: vince diversi premi, da quello del “WorldFest” di Houston al riconoscimento del “World Media Film Festival” di Amburgo. Un successo che ricorda un po’ quello avuto in Italia da “Benvenuto Presidente” (2013). Film dove uno stralunato Claudio Bisio veniva eletto capo dello Stato per uno strano caso di omonimia.

Dalla tv alla politica

Nel marzo 2018 il successo della serie tv lo convince a fondare un partito politico e a candidarsi alla presidenza dell’Ucraina. Una delle poche, pochissime volte in cui la finzione diventa realtà. Basandosi sui risultati lusinghieri non solo della fiction, ma della sua stessa interpretazione, Zelensky dichiara che vuole dare al suo Paese “un politico onesto, portando al potere figure professionali dignitose e preparate e cambiare il più possibile l’establishment politico”. Con meno di quattro mesi di tempo e con pochissimi fondi Zelensky si butta in una campagna mediatica quasi interamente virtuale. E riesce a prevalere alla grande sul rivale Porošenko.

Dunque, un uomo di spettacolo fino a qualche mese prima della sua vittoria elettorale; di conseguenza, un uomo senza nessuna preparazione politica. Da allora le sue dichiarazioni filo europeiste e filo atlantiche hanno certamente influito sul suo successo. Dando nello stesso tempo inizio all’escalation che ha portato Putin, negli scorsi giorni, ad invadere l’Ucraina. E dopo soli tre anni in carica, Zelensky sta vivendo il momento più tragico del suo Paese, compiendo per adesso una serie di mosse vincenti (se lo saranno state davvero, lo sapremo solo alla fine della guerra).

L’ora più buia

Dall’inizio dell’invasione russa Zelensky ha rifiutato salvacondotti per lasciare il Paese, affermando che il suo posto era a Kiev in mezzo alla sua gente; facendosi vedere passeggiare tranquillo fuori dai palazzi del potere della capitale, mentre due efferate bande di ceceni al soldo di Putin lo cercavano per fargli la pelle; rivolgendosi con molta misura e molta dignità al Parlamento europeo al quale ha chiesto che l’Ucraina venga ammessa il prima possibile nella Ue.

Qualcuno potrebbe dire che se Zelensky si fosse dimesso immediatamente, lasciandosi trasportare in una tranquilla città dell’Europa occidentale dove formare un “governo ucraino in esilio” come De Gaulle, avrebbe certamente evitato i morti e le distruzioni che sono ogni giorno davanti ai nostri occhi. Se una persona sola, Putin, oggi ha la responsabilità di quello che sta accadendo, un’altra persona sola, Zelensky, ha fatto una scelta dolorosa e non necessariamente obbligata.

Le possibilità in campo

Ora i casi sono due: o la disperata resistenza del popolo ucraino, che riconosce nel suo presidente il simbolo stesso della resistenza, servirà ad ottenere buoni risultati al tavolo delle trattative e allora l’atteggiamento eroico di Zelensky non sarà stato senza scopo. Oppure, se si dovessero avverare le peggiori ipotesi, l’ostinazione del giovane presidente non sarà servita a niente. Sarà eliminato senza troppi complimenti. E l’intera Ucraina passerà sotto un regime fantoccio agli ordini di Putin, come la Bielorussia di Lukashenko  e com’era la stessa Ucraina sotto Porošenko. Sappiamo che esiste una terza e atroce eventualità. Cioè che il conflitto si estenda ad altri Stati europei. Il che vorrebbe dire un’escalation della quale non osiamo neppure immaginare le conseguenze.

Ma fermiamoci alla seconda ipotesi; cioè della “Anschluss” dell’Ucraina da parte russa, che potrebbe diventare una nuova Francia di Vichy o una nuova Repubblica Sociale italiana (per dire che, nel secolo scorso, eravamo diventati esperti di ogni tipo di asservimento di uno Stato ad un altro). La fuga di Zelensky alle prime avvisaglie della guerra avrebbe gettato l’intero popolo ucraino nella disperazione. La sua tragica fine o il suo passaggio alla macchia potrebbe invece consentire la nascita di una resistenza che metterebbe a durissima prova l’armata russa. E anche in questo tragico caso il comico diventato presidente avrebbe servito il suo popolo, proprio come nel titolo della sua serie tv.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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