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Zingaretti, il Conte bis e la favola di Cappuccetto rosso

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Zingaretti: oggi il segretario del Pd si gioca il tutto per tutto. Perché Mattarella è stato chiaro: entro stasera il Quirinale vuole sapere se si è raggiunto un accordo. In caso contrario le consultazioni di domani e mercoledì finiranno con la nomina di un primo ministro istituzionale che – una volta sciolte le Camere – porterà il Paese alle elezioni.
E il problema, per ora, gira ancora attorno a Conte sì, Conte no, Conte 2 o Conte bis, rimpastone o discontinuità.

Il dilemma di Zingaretti

Quali sono le posizioni in campo? Di Maio insiste sul reincarico a Conte per una serie (ottima) di motivi: innanzitutto è questa l’indicazione forte di Beppe Grillo. Poi Conte è persona che non fa ombra al capo politico del movimento perché vuole mantenersi le mani nette dai 5 Stelle. Inoltre confermerebbe la bontà delle cose fatte nell’anno trascorso alla guida del governo giallo-verde. Infine, la riconferma eviterebbe traumi nei gruppi parlamentari pentastellati che sono in fibrillazione da giorni.

Della stessa opinione sono Renzi e i renziani, che piuttosto di affrontare le urne si alleerebbero col diavolo. Nella sua opposizione al reincarico, Zingaretti può contare solo su un pugno di suoi fedelissimi. Dunque è molto probabile che finirà per cedere.

Contropartite di peso

Ma per cedere su un elemento così fondamentale il segretario del Pd sembra volere – sempre all’insegna di una “discontinuità” sempre più velleitaria – il passo indietro di Di Maio, che dovrebbe restare solo il capo politico del movimento e una sorta di monocolore Pd: Minniti all’interno, Gentiloni agli Esteri, Gualtieri all’economia, De Micheli allo sviluppo economico, Orlando alla giustizia, il renziano Delrio alle infrastrutture. Così, promuovendo quest’ultimo al governo, si libererebbe pure il posto di capogruppo a Montecitorio, che finalmente potrebbe essere riempito da un fedele a Zingaretti.

Qualcuno ha suggerito al segretario del Pd di rivendicare anche un ruolo da vicepremier. Ma se Zingaretti va al governo, non solo si rivota in Lazio (con quali prospettive è tutto da immaginare); se l’esecutivo giallo-rosso dovesse andar male, il segretario Dem ne resterebbe travolto.

Zingaretti: quanto rischia

Per chi conosce l’inglese “lose lose” è il contrario di “win win”: la seconda espressione significa che il soggetto può solo vincere, qualunque cosa accada. Dunque Zingaretti potrebbe rischiare di perdere sia la guida della Regione Lazio sia il posto da segretario del Pd. Basta che qualcosa non vada per il verso giusto. E la legge di Murphy insegna che “se qualcosa potrebbe andar male, siate sicuri che lo farà. Nel modo peggiore e provocando più danni possibili”.

Mentre aspettiamo le mosse reciproche di Di Maio e Zingaretti, proviamo allora ad immaginare come si potrebbe muovere un “monocolore Pd” a guida Conte.

Il Conte bis di Zingaretti

Inutile dire che il “Conte 2” in Europa potrebbe solo scodinzolare ad ogni accenno di Merkel, Macron e von der Leyen. Attento ai saldi di bilancio peggio di un ragioniere austriaco e rispettoso dei diktat europei come un lussemburghese. In politica estera non potrebbe che riallinearsi con Trump e la Nato: dimenticati via della Seta e ammiccamenti a Putin.

I decreti sicurezza? Se non si riuscirà ad abolirli immediatamente, verrebbero comunque disapplicati: immaginate la fregola della magistratura, che già ieri – Salvini regnante – non vedeva l’ora di investire la Consulta perché dichiarasse tutto anticostituzionale.
Sul reddito di cittadinanza c’è poco da dire: Tria lo ha già giubilato, sostenendo che costerà talmente poco che solo i risparmi che ne derivano potrebbero, da soli, disinnescare l’aumento dell’Iva.

Insomma, il Conte 2, se si mettesse di buzzo buono, riuscirebbe a vanificare l’anno di governo del Conte 1 in una manciata di giorni. E non è detto che non sarebbe una buona cosa.

L’incognita Renzi

Ma occorre non dimenticare che il Conte 2 targato Zingaretti, quando entrerà nel bosco col suo cappuccetto rosso, difficilmente potrebbe salvarsi dalle insidie del lupo Renzi, che si sta già fregando le mani pregustando il momento in cui, divorato quel che resta di Forza Italia e dei cespugli sopravvissuti al centro (Lupi, la Lorenzin e così via), staccherà la spina e manderà tutto a remengo. E il tutto, com’è ovvio (cosa andate a pensare?) solo “nel supremo interesse degli Italiani”.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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