Economia

Banca di Piacenza: semina e raccogli nel tuo territorio

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Banca di Piacenza: «Dice bene il prof. Paolo Rizzi nel suo intervento del 28 luglio, sulle possibilità di rilancio dell’economia piacentina dopo la grave crisi provocata dalla pandemia. “Piacenza si connota come sistema con elevata capacità di risparmio che però viene utilizzato per prestiti in altri territori, per la nostra minore propensione agli investimenti”».

La nota dell’Istituto di credito di via Mazzini sul tema del rilancio dell’economia locale aggiunge: «Tante volte, come Banca di Piacenza, lo abbiamo sottolineato: la progressiva perdita dei centri decisionali ha portato fuori dalla nostra provincia la “testa” delle aziende che, spesso, investono in altri territori le risorse che producono da noi. Il nostro Istituto di credito – proprio perché unica banca locale rimasta – è stata in questi anni sempre vicina alle iniziative imprenditoriali del territorio di insediamento investendo risorse importanti, nella convinzione che se cresce il territorio anche la Banca cresce. E il sostegno a famiglie e imprese è stato ancora più marcato durante l’emergenza pandemica: lo scorso anno il nostro Istituto ha concesso appunto a famiglie e imprese 400 milioni di euro di finanziamenti per migliaia e migliaia di pratiche, sotto forma di moratorie sui mutui, anticipo cassa integrazione e finanziamenti liquidità».

Azioni concrete, «a dimostrare che quando serve, la Banca di Piacenza c’è. E c’è anche nella contingenza, per aiutare aziende e privati della zona della Val d’Arda colpiti dalla violenza del maltempo dell’altro giorno. Subito all’indomani della tempestata è stato varato dall’Amministrazione un plafond per la sola provincia di Piacenza (di cui tutta la rete è stata immediatamente avvertita) di 70 milioni di euro per la concessione di linee di credito a condizioni agevolate per fronteggiare i danni subiti dalla terribile grandinata».

In sostanza, prosegue il comunicato, «il problema di Piacenza è di trattenere nel nostro territorio le risorse che il territorio produce. Piacenza soffre da secoli di spoliazioni, dalle statue di Veleja a tutta la quadreria farnesiana. Ma, ancora nel secondo dopoguerra, i suoi cittadini erano ai primi posti nella famosa statistica di Tagliacarne sul reddito delle singole province. Oggi, siamo molto più indietro (al trentesimo posto circa, secondo gli anni) proprio perché abbiamo subito una perdita grande e molte aziende, specie fra le maggiori, non sono più di proprietà piacentina, con tutto quello che ne consegue non solo sul piano dell’indotto ma anche e soprattutto del personale impiegato».

La Banca di Piacenza, conclude la nota dell’Istituto di credito, «è oggi la maggior azienda, per personale che occupa, con sede legale e operativa nel Piacentino. È questa la strada sulla quale bisogna insistere perché Piacenza ha oggi molte opportunità che non sono a sufficienza sfruttate. Non abbiamo bisogno di alleanze né con Parma né con altri. Abbiamo bisogno, solo, di valorizzare le iniziative di Piacenza ed i cui utili rimangano a Piacenza».

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