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Regno Unito, Canada e Australia riconoscono lo Stato di Palestina: la reazione di Israele

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Regno Unito, Canada e Australia oggi hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina. L’hanno fatto con annunci quasi coordinati alla vigilia dell’Assemblea generale dell’Onu straordinaria, che metterà al centro proprio il destino della Palestina e del suo popolo. E come ricorda l’Agenzia Dire, si tratta di tre Stati alleati degli Stati uniti (e di Israele). La risposta del premier israeliano Benjamin Netanyahu non si è fatta attendere, come quella dell’ala più reazionaria del suo governo, rappresentata dal ministro Ben Gvir. Ma prima vediamo le posizioni di Canada, Australia e Gran Bretagna, mentre continua il tragico esodo dalla Striscia di Gaza e domani in Italia è indetto lo sciopero generale a favore dei palestinesi.

Da Carney ad Albanese

Il Canada è la prima nazione del G7 a fare il grande passo: “Il Canada riconosce lo Stato di Palestina e offre la sua collaborazione per costruire la promessa di un futuro pacifico sia per lo Stato di Palestina che per lo Stato di Israele”: ha affermato il primo ministro canadese Mark Carney, in una dichiarazione ufficiale, pubblicata nel sito istituzionale del premier. “Riconoscere lo Stato di Palestina, guidato dall’Autorità Nazionale Palestinese, rafforza coloro che aspirano alla coesistenza pacifica e alla fine di Hamas. Ciò non legittima in alcun modo il terrorismo, né ne costituisce una ricompensa. Inoltre, non compromette in alcun modo il fermo sostegno del Canada allo Stato di Israele, al suo popolo e alla sua sicurezza, sicurezza che può essere garantita solo attraverso il raggiungimento di una soluzione globale a due Stati”.

Poco dopo segue l’atto formale di riconoscimento dello Stato palestinese dell’Australia, attraverso l’annuncio del primo ministro Anthony Albanese, pubblicato anche attraverso i suoi canali social: “L’atto odierno riflette l’impegno di lunga data dell’Australia per la soluzione a due Stati che è sempre stata l’unica via per una pace e una sicurezza durature per il popolo israeliano o palestinese”.

Starmer: riavviare speranza di pace

Quasi in contemporanea, interviene il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer: “Oggi, per ravvivare la speranza di pace tra palestinesi e israeliani e di una soluzione a due Stati, il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina”. La sua dichiarazione viene diffusa in un video dai canali social istituzionali. E prosegue: “Di fronte al crescente orrore in Medio Oriente, stiamo agendo per mantenere viva la possibilità di pace e di una soluzione a due Stati. Ciò significa un Israele sicuro e protetto accanto a uno Stato palestinese vitale”. Al momento, “non abbiamo né l’uno né l’altro”, afferma Starmer. “La gente comune, israeliana e palestinese, merita di vivere in pace. Di cercare di ricostruire la propria vita libera dalla violenza e dalla sofferenza. Questo è ciò che il popolo britannico desidera disperatamente vedere”.

Netanyahu: non accadrà

Gli annunci dei tre alleati di peso degli Usa da un lato si contrappongono all’amministrazione Trump; dall’altro aumentano la pressione sul Governo di Israele e su quella parte del Paese che teme l’isolamento internazionale. A stretto giro è arrivata la risposta di Netanyahu con una dichiarazione video rilanciata dai media israeliani: “Ho un messaggio chiaro per quei leader che riconoscono uno Stato palestinese dopo l’orribile massacro del 7 ottobre: ​​state offrendo una ricompensa enorme al terrorismo”.

Il premier israeliano aggiunge: “Non accadrà. Non verrà creato uno Stato palestinese a ovest del Giordano”. Netanyahu prosegue vantandosi del fatto che sotto la sua guida Israele “ha raddoppiato gli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria – quindi in Cisgiordania – e continueremo su questa strada”. Il premier annuncia anche novità importanti al suo rientro da Washington: “La risposta al recente tentativo di imporci uno stato terrorista nel cuore del nostro territorio sarà data dopo il mio ritorno dagli Stati Uniti”, afferma Netanyahu. “Aspettate.”

Ben Gvir: annessione della Cisgiordania  

La reazione dei rappresentanti dell’amministrazione israeliana più radicali non si è fatta attendere: per Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale, presidente del partito estremista Potere Ebraico, l’iniziativa di Regno Unito, Canada e Austria è di fatto una ricompensa per “gli assassini dei Nuh” (Hamas, ndr) e richiede l’imposizione immediata della sovranità in Giudea e Samaria”, ovvero l’annessione della Cisgiordania, “e il completo annientamento dell’autorità terroristica palestinese”.

Altri verso il riconoscimento

Intanto, il quotidiano inglese The Guardian anticipa che la mossa compiuta oggi dai tre Paesi sarà seguita da altri domani all’Assemblea Onu. “Un’ondata di alleati di Israele sta annunciando il riconoscimento dello Stato di Palestina come parte di una manovra più ampia, volta a mettere al bando Hamas e a contrastare i tentativi del Governo israeliano di cancellare la possibilità di una patria palestinese”, con l’annessione della Cisgiordania. Si tratta di “una mossa delicata e in parte simbolica, in gran parte promossa dal governo francese” e dal presidente Macron.

Italia, Germania e…

Secondo il quotidiano inglese i Paesi che si aggiungeranno all’elenco dei 147 Stati delle Nazioni Unite che attualmente riconoscono la Palestina sono, oltre ad Australia, Canada e Regno unito, anche Belgio, Francia, Lussemburgo, Portogallo, Malta e “forse Nuova Zelanda e Liechtenstein“. Probabilmente anche altri “faranno l’annuncio formale lunedì alle Nazioni Unite per rilanciare la soluzione a due Stati per il conflitto palestinese-israeliano”. Secondo il Guardian invece “Germania, Italia e alcuni Stati baltici sono i maggiori oppositori al riconoscimento, e all’interno del Governo di coalizione italiano sta aumentando la pressione per il rischio di incorrere nelle ire degli Stati Uniti”.

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