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25 aprile: al partigiano piacentino Giuseppe Comolli intitolato un giardino a Pontenure

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Il 25 aprile piacentino quest’anno ricorda in particolare la figura del comandante partigiano Giuseppe Comolli. Durante le celebrazioni della Liberazione, il Comune di Pontenure renderà infatti un omaggio speciale al suo cittadino, tra le figure più significative della Resistenza non solo locale, con l’intitolazione di un’area verde.

Il programma

L’inaugurazione del “Giardino Giuseppe Comolli” origina dalla volontà del commissario straordinario del Comune di Pontenure, il viceprefetto Attilio Ubaldi. Tra gli invitati alla cerimonia (ore 8,45 in via Bosi), il presidente della Provincia Monica Patelli e il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi. Saranno presenti anche i vertici provinciali dell’Isrec e delle associazioni partigiane Anpi e Anpc.

Dopo il taglio del nastro, la mattinata proseguirà con altri momenti solenni. Alle 9,45 verrà celebrata la Santa Messa in onore dei caduti. Alle 10,30, sarà posata una corona d’alloro presso il monumento cittadino. Il commissario straordinario terrà un intervento ufficiale per sottolineare l’importanza della memoria della Resistenza.

Un corteo raggiungerà infine il cimitero locale per un momento di raccoglimento. La Banda musicale “Del Val Pegorini” accompagnerà tutta la manifestazione. Per arricchire l’evento, l’Anpi ha organizzato una mostra fotografica documentale sulla pace. L’esposizione gode del patrocinio comunale e sarà inaugurata al termine della cerimonia. Un gesto simbolico che lega il passato della Resistenza al futuro del territorio.

Il comandante “Pippo”

Classe 1917, Giuseppe Comolli nasce a Pontenure; cattolico, laurea in agraria nel 1939, insegnante in scuole tecniche a Cremona e Lodi, diventa tenente di artiglieria al comando generale di Milano. Il 6 settembre 1943, si legge nella sua biografia, va in licenza e non torna più al reparto per i tumulti e gli arresti praticati da Ss e fascisti nei confronti dei militari italiani: a Milano ci sono 4.000 arresti. Entro la fine di settembre, con tre compagni, sale da Pontenure sulle montagne del Piacentino fino alle sorgenti del torrente Aveto, ai confini con la Liguria. Lì incontra Aldo Gastaldi, detto “Bisagno”, e diventa un ribelle con il nome di battaglia “Pippo”.

In pochi giorni Comolli fonda in zona Zerba-Capannette di Pej, al confine tra le provincie di Piacenza e di Pavia, la prima banda di ribelli-partigiani; ne diventa comandante in stretto contatto con Bisagno. Seguono i rapporti col gruppo di ribelli nascente a Bobbio nel 1944 e Pippo diventa comandante del distaccamento del Brallo (Pav); poi è a Bocchè di Mezzano Scotti con la prima “brigata mobile”. Entra così a far parte dei gruppi sotto il comandante Cossu. La mobilità della “sua” brigata (una scelta personale il non avere una sede fissa individuabile da fascisti) lo porta a contatti diretti anche con il comandante in capo delle forze partigiane piacentine, Emilio Canzi, (a Bettola, Coli e nel parmense) e con i messaggeri della sede clandestina a Milano del Clnai in zona Salice Terme (Pv); condivide il co-comando a Bobbio con Italo Londei e diviene poi un gruppo autonomo alla Sarmasa.

Tra l’ottobre 1944 e l’aprile 1945 Comolli viene destinato dal comando della 7ª  Brigata alla 5ª brigata in zona Nibbiano, Cicogni, Pecorara e Zavatterello (PV). Lì intrattiene stretti contatti operativi e strategici con comandante Luchino Dal Verme della divisione Gramsci a cavallo dell’Oltrepo e con il comandante della nascente divisione pavese-piacentina unita fuori dalla Gramsci. Mantiene il comando all’interno della divisione G&L-Piacenza 1 e 2 nei primi mesi del 1945, rifiutando più volte di essere nominato commissario di Divisione.

A metà aprile 1945 Canzi e Cossu affidano a Pippo, di stanza con 100 uomini nella zona di Arena Po, Parpanese e Bardoneggia, il compito di entrare a Piacenza dalla pericolosa porta Torino vicina all’Arsenale militare. Con una parte dei suoi uomini difende due ponti sul fiume Po. Per la presa e difesa indenne del ponte a Monticello Pavese Comolli merita la Usa Bronze Star. In Italia sono stati solo 56 i partigiani che hanno ricevuto il più alto riconoscimento che gli Stati Uniti assegnano a non americani: insieme con lui vengono premiati, fra gli altri, Ferruccio Parri, Fausto Cossu, Sandro Pertini, Enrico Mattei.

La ricostruzione agraria

A maggio 1945, su incarico del Cnl, Giuseppe Comolli viene nominato direttore del Consorzio Agrario di Piacenza in via Mazzini e dei Mulini degli Orti, semi distrutti dai bombardamenti aerei (assumendo diversi partigiani in cerca di lavoro), con l’incarico di gestire l’ammasso “grano per il pane agli italiani”. Decade dall’incarico direzionale con la fine del governo Parri a novembre 1945. Nel gennaio 1946 assume l’incarico di dirigere la ricostruzione dei Mulini degli Orti, che termina a fine 1949 con tutte le strutture di lavorazione e dei servizi.

Giuseppe Comolli resta direttore dei Mulini degli Orti fino alla morte per un male incurabile nel 1973, a soli 55 anni. Negli anni del dopoguerra, oltre a ricostruire tutta l’area con capannoni e connessioni ferroviarie, a rilasciare 10.000 patenti agricole, Comolli è stato amministratore Episa ente dell’Università Cattolica di Piacenza per 12 anni; docente di corsi specializzazione in cerealicoltura presso la Cattolica e dell’Ente di formazione Tadini; fondatore dei Club3P e Inipa di Coldiretti per formare giovani agricoltori; fondatore dell’Ente nazionale sementi elette (Ense), dell’Ente nazionale pioppicoltura-cellulosa e organizzatore delle 38 Agenzie Cap territoriali in tutta la provincia di Piacenza.

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