Cultura

Collegio Alberoni: riapre l’Appartamento del Cardinale, scrigno prezioso di Piacenza

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Collegio Alberoni: finalmente il momento è arrivato. Sabato 12 marzo, davanti a un pubblico di invitati, riapre l’Appartamento del Cardinale a San Lazzaro dopo due anni di lavori di restauro.

Il cardinale Giulio Alberoni (1664-1752) fonda il Collegio alla metà del Settecento, alla fine e a coronamento di una carriera prodigiosa che lo aveva portato ad essere primo ministro del re di Spagna e poi legato pontificio a Bologna e in Romagna.

È proprio il Cardinale che, appassionato collezionista di opere d’arte, lascia al Collegio la sua raccolta, della quale la minima parte è ancora presente, perché per Alberoni era più importante la vita del Collegio (che è in funzione, con 29 seminaristi di ogni Paese del mondo) che la salvezza delle opere d’arte. Dunque se nei secoli era necessario fare cassa, benissimo vendere anche dipinti celebri.

Alberoni si era riservato due–tre stanze quando doveva fermarsi nel Collegio, mentre, nel suo ultimo periodo piacentino il Cardinale aveva acquistato un palazzo di fronte a San Savino, nella via che porta il suo nome, dove finirà i suoi giorni nel 1752.

Il Sancta sanctorum

La destinazione museale delle stanze era inevitabile, anche perché occorreva tenere al sicuro in una specie di “Sancta sanctorum” le opere più preziose, e in particolare lo stupefacente Ecce Homo di Antonello da Messina e il dittico fiammingo di Jan Provoost.

L’ultimo intervento sull’Appartamento del Cardinale risaliva a una ventina d’anni fa; dunque era opportuno, per non dire necessario, provvedere ad un generale restyling delle sale. L’Opera Pia Alberoni, proprietaria dell’intero complesso, si è avvalsa di generosi mecenati e di esperti di prim’ordine: dallo storico dell’arte Angelo Loda a don Andrea Pilato, esperto in iconografia sacra e in argenteria liturgica; senza dimenticare il peculiare intervento di padre Erminio Antonello, già superiore del Collegio e oggi Visitatore della Provincia Italiana della Congregazione della Missione, l’ordine che gestisce il Collegio fin dalla sua fondazione e per espressa volontà di Giulio Alberoni.

Padre Antonello e l’Ecce Homo

Peculiare, dicevamo, perché Padre Antonello ha commentato l’interessante video che verrà sottoposto ai visitatori, nel quale si prendono in esame i dettagli dell’Ecce Homo e le altre versioni dello stesso soggetto firmate dal maestro messinese. Ha anche curato l’esposizione dei dipinti in collaborazione con Loda e, alla fine, si tocca con mano che sua è stata l’ultima parola in caso di dubbi.

Nell’anteprima per la stampa abbiamo vissuto un momento mistico: nel buio dell’ultima sala, al cospetto del capolavoro di Antonello, padre Erminio ha espresso col suo tono pacato e profondo le sue riflessioni sul dipinto ma anche sul momento nel quale Gesù è di fronte alla sua Passione.

Da Loda a Pilato

Altrettanto interessanti i commenti degli altri esperti: Loda ha precisato che a suo parere sbagliamo a ritenere un “Ecce Homo” il dipinto che è il pezzo forte della pinacoteca. A suo parere si dovrebbe parlare invece di un “Cristo alla colonna”, dato che il possibile parapetto del pretorio di Pilato è troppo alto per essere credibile, mentre dietro al Cristo si nota nitidamente la colonna della flagellazione.

Altre interessanti osservazioni di Loda riguardano l’attribuzione del “San Pietro che piange” addirittura a Guido Reni e il fatto che il retro del dipinto di Provoost, il vaso di fiori, sarebbe cronologicamente la più antica natura morta della pittura occidentale.

Don Pilato si è soffermato poi sui restauri al monumentale ostensorio barocco, che è esposto assieme ad altri argenti liturgici nel restaurato appartamento, con annotazioni sagaci e meritevoli di approfondimento.

Si accendono le luci

Bravi tutti, dal presidente dell’Opera Pia Giorgio Braghieri, primo motore dell’intervento, agli sponsor (Regione Emilia-Romagna, Banca di Piacenza e Steriltom) che lo hanno sostenuto; senza dimenticare gli esperti tutti, tra i quali spicca anche  Davide Groppi per la scelta delle luci, che hanno trasformato un pezzo importante dell’arte e della cultura piacentina in un vero gioiello da ammirare.

Inaugura il vescovo

Con l’intervento del vescovo Adriano Cevolotto, del teologo Pierangelo Sequeri e dell’orchestra sinfonica “Esagramma”, nel salone degli Arazzi del Collegio Alberoni domani alle 16 si darà così l’avvio ad una nuova stagione di visite, sperando che nessuna recrudescenza pandemica possa impedire ad appassionati di godersi le meraviglie alberoniane.   

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