A Piacenza il 118 è da record. In media passano 13 minuti tra il primo squillo alla Centrale operativa Emilia Ovest e l’arrivo di un mezzo di primo soccorso; 13 minuti che mettono il 118 piacentino ben al di sotto della media standard della Regione Emilia-Romanga. E soprattutto tra le cinque migliori realtà italiane, insieme con Vercelli, Parma, Imola e territorio genovese.
La notizia è emersa dal bilancio delle attività svolte nel 2024 da questo servizio, presentate dal direttore generale dell’Ausl Paola Bardasi, affiancata da Enrica Rossi, direttore Emergenza territoriale 118; Stefano Nani, dirigente delle professioni sanitarie – Area Emergenza territoriale 118, Pronto soccorso e Cau. Con loro, Paolo Rebecchi, responsabile Anpas Piacenza; Giuseppe Colla, presidente Croce Rossa; Giuseppe Magistrali, direttore del Distretto di Ponente; e i rappresentanti dei Comuni di Travo, Bobbio, Coli, Cortebrugnatella, Zerba, Cerignale e Ottone. Durante l’incontro, infatti, sono stati presentati anche i risultati del progetto sperimentale dell’auto infermieristica itinerante in Val Trebbia.
Cuore dell’Ausl
“Ancora una volta siamo qui a presentare il lavoro svolto da Emergenza territoriale 118, servizio che ritengo essere il cuore della nostra Azienda”, ha esordito Bardasi. “E ancora una volta mi voglio complimentare con tutti i professionisti e i volontari che operano in questo importante settore. La nostra capacità di riposta alle emergenze è il nostro fiore all’occhiello con tempi di azione: la media di arrivo del primo mezzo di soccorso dal momento della chiamata è di 13 minuti; siamo al 75° percentile del tempo soccorso: ben al di sotto della media standard della Regione”.
Questo grazie “alla forte compenetrazione tra mondo del volontariato e della componente professionale; con un forte input alla formazione di altissimo livello, sia del personale medico e infermieristico, sia dei volontari. Da qui nascono i risultati che presentiamo oggi, che ricalcano la nostra storia di obiettivi raggiunti e la vocazione di essere al fianco dei cittadini”.
I numeri del 2024
Lo scorso anno, spiega una nota dell’Ausl, sono state attivate 34.231 segnalazioni che si sono tradotte in 32.304 persone soccorse; e quando necessario, trasportate in una struttura sanitaria con un impiego di circa 40.742 mezzi intervenuti: 226 interventi dell’elisoccorso, 9.470 interventi con mezzi di soccorso avanzati (otto mezzi per un totale di 8.736 ore all’anno) e 30.887 interventi con Basic life support defibrillation, ovvero le manovre di primo soccorso con l’impiego, se necessario, di defibrillatore, per complessive 161.876 ore all’anno.
Telecamere sulle ambulanze
Essere sempre più performanti e operativi è il primo obiettivo del team di Emergenza territoriale 118, che tra le sue attività annovera il costante aggiornamento della rete cartografica piacentina, indispensabile al fine della corretta individuazione del luogo dell’evento durante una chiamata al 118.
Intanto, prosegue in linea con gli obiettivi dati dalla Regione il progetto di videosorveglianza integrato con telecamere in diretto collegamento con il Pronto soccorso di Piacenza e la Centrale operativa Emilia Ovest 118. I dispositivi, già testati in base agli obiettivi di telemedicina aziendale, funzionano trasmettendo le immagini dall’ambulanza all’area ospedaliera, consentendo un canale di comunicazione visivo oltre che vocale. Grazie al sistema di telecamere, infermiere e medico che operano sul mezzo di soccorso sono così in contatto video diretto e costante con lo specialista ospedaliero.
Questa connessione si affianca e potenzia la trasmissione in tempo reale di parametri vitali, tracciato dell’elettrocardiogramma e messaggistica bidirezionale che sono già presenti sui mezzi del 118. Con le immagini in diretta, lo specialista di Emergenza urgenza presente in Pronto soccorso può visionare l’aspetto del paziente per una più puntuale e tempestiva diagnosi; un elemento fondamentale sia in caso di politraumi sia di complicazioni neurologiche, cardiache o respiratorie.
Il progetto Dae
A Emergenza territoriale 118 compete il monitoraggio dei dispositivi Dae (defibrillatori) presenti sul territorio. Il controllo avviene attraverso un software di censimento e gestione degli strumenti che identifica la tipologia di tecnologia, la localizzazione e la disponibilità (se il Dae si trova in un’area pubblica con completo accesso o se è inserito all’interno di un contesto privato – aziende, circoli sportivi, locali – accessibili solo in determinati orari). Attraverso questo software, gli operatori sono in grado, in caso di chiamata al 118, di indirizzare i soccorritori al dispositivo più vicino, anche attraverso l’app RespondER collegata, e guidare i presenti in attesa dell’arrivo del personale 118.
Piacenza mantiene il suo primato di città del cuore con circa 1.259 defibrillatori, con un incremento del 10,9% nell’ultimo anno. Nei centri pubblici sono 104, nelle farmacie 2, in dotazione alle forze dell’ordine 116, negli impianti sportivi 156, nelle imprese private 307, negli istituti scolastici 83, nei luoghi di svago 38, nei luoghi classificati come privati 4, nei luoghi pubblici 438, nelle strutture ricettive 5 e negli studi medici 6.
Duemila volontari
Sono invece 2.024 i volontari sul territorio (+13% rispetto al 2023) che hanno dato la disponibilità a rispondere a una chiamata di emergenza per arresto cardiaco tramite l’applicazione Dae responder. In linea con gli indirizzi regionali, entro giugno 2025 verranno installati e registrati altri 53 defibrillatori per garantire la copertura anche nelle aree più periferiche.
L’incremento rientra nel progetto che la Regione ha finanziato con 1,5 milioni di euro per l’acquisto da parte delle Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna di circa mille nuovi strumenti salvavita. In provincia di Piacenza i defibrillatori verranno installati nelle zone più decentrate, dove i soccorsi hanno tempi di percorrenza più lunghi e dove non ne sono già presenti altri, con un’assegnazione di 98mila euro.
Il progetto Val Trebbia
Enrico Lucenti, infermiere del 118, ha poi illustrato i risultati ottenuti dal progetto sperimentale che si è svolto dal 1° giugno al 30 settembre 2024 con auto infermieristiche itineranti, per migliorare la risposta dei soccorsi alla cittadinanza e ridurre ulteriormente i già ottimi tempi di intervento nella media e alta Val Trebbia, da Travo a Ottone.
Il progetto, prosegue la nota dell’Ausl, si è fondato su una stima puntuale dei tempi di permanenza dei mezzi, calcolando la probabilità di intercettare una chiamata di emergenza zona per zona. In base a queste stime si è predisposto che una delle due auto infermieristiche 118 in partenza da Bobbio svolgesse la sua attività in maniera itinerante muovendosi sulla Statale 45 secondo un algoritmo specifico, con tappe a Marsaglia e Ottone a servizio dei comuni di Ottone, Zerba, Cerignale, Corte Brugnetalla, Coli e Bobbio. In 62 casi su un totale di 78 interventi, i dati hanno dimostrato che l’auto infermieristica al momento della chiamata era localizzata o nel Comune di riferimento o nelle immediate vicinanze, riducendo considerevolmente i tempi di arrivo del mezzo di soccorso.
Chiamare il 118
“Un sistema che funziona, grazie a una commistione di elementi: in primis la professionalità del personale aziendale che va di pari passo con la stretta collaborazione con il mondo del volontariato”, ha ribadito Bardasi. “È questa sinergia che permette alla cittadinanza di avere un servizio attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Un servizio altamente qualificato fondato sulla formazione di volontari e professionisti e sulla rapidità dell’intervento che, come detto all’inizio, ci mette tra i migliori a livello nazionale per risposta al cittadino”.
Una risposta fondamentale, “perché spesso si tratta di momenti in cui si salva una vita. Proprio per questo è importante, soprattutto in certi casi, rivolgersi ai professionisti. Penso alle patologie tempo-dipendenti, le cosiddette First hour quintet (Fhq), in cui è fondamentale intervenire entro la prima ora dalla comparsa dai sintomi: infarto acuto del miocardio, arresto cardiocircolatorio, insufficienza respiratoria, ictus e traumi maggiori. Non aspettare e chiamare il 118 fa la differenza”, ha concluso Bardasi.







