Procedura d’infrazione: Governo al fotofinish. Nel Consiglio dei Ministri di ieri sono stati adottati un disegno di legge e un decreto legge con un pacchetto di misure che dovrebbe scongiurare l’intervento della Commissione Ue, rimettendo in carreggiata per il momento in conti pubblici.
Il Colle e i numeri di Tria
Quest’operazione deficit, guidata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, ha già ottenuto l’ok del Quirinale. Con il presidente Sergio Mattarella che ha dichiarato come per lui non ci siano i crismi per l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia.
“Quest’anno l’indebitamento netto dell’Italia si ridurrà di 7,6 miliardi rispetto alle previsioni del Def di aprile per effetto dei provvedimenti adottati dal Governo”, spiega la nota diffusa dal Mef. “Senza per questo penalizzare l’impegno del Governo a favore della crescita economica, della coesione sociale e della stabilità finanziaria del Paese; tutte priorità che verranno confermate anche nella prossima Legge di bilancio 2020”.
Il pacchetto approvato dal Cdm, prosegue la nota arrivata da via XX settembre, “si compone del disegno di legge di assestamento del bilancio 2019 che certifica una correzione di 6,1 miliardi di euro, comprensiva delle misure fuori dal perimetro del bilancio dello Stato; e del decreto-legge per il congelamento di 1,5 miliardi di spese derivanti dal minor utilizzo delle risorse stanziate per Reddito di Cittadinanza e Quota 100 per effetto di domande inferiori alle attese. Il ‘congelamento’ viene posto a garanzia del predetto risparmio”.
Pil e procedura di infrazione
Gli effetti sul Prodotto interno lordo di queste misure per evitare la procedura di infrazione saranno corposi. “Il conseguente aggiustamento strutturale di bilancio sarà pari a oltre 0,3 punti percentuali di Pil (a fronte di un peggioramento di 0,2 punti percentuali previsto nell’accordo di dicembre)”, spiega il Mef.
Il Governo ritiene quindi “ampiamente compliant (conforme, ndr) con le regole del Patto di Stabilità e Crescita il quadro di finanza pubblica”. Per Palazzo Chigi “i provvedimenti varati creano le condizioni per rendere ingiustificato l’avvio di una procedura di infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia”. E le misure appena approvate “saranno quindi inviate a Bruxelles”.
Dalle entrate a Quota 100
Da dove arrivano le risorse messe sul piatto dall’esecutivo? Nel 2019, spiegano i tecnici di Tria, “il conto delle Pubbliche Amministrazioni registra maggiori entrate tributarie e contributive per 3,5 miliardi di euro e maggiori entrate non fiscali – che comprendono gli utili e i dividendi – per ulteriori 2,7 miliardi”.
Dal lato delle spese, “l’assestamento alloca maggiori risorse (1,15 miliardi) per finanziare l’integrazione del Fondo sviluppo e coesione, il finanziamento del TPL per 300 milioni, l’integrazione delle risorse per la misura ‘Card diciottenni’ e per il funzionamento dell’Agenzia dell’entrate. Ulteriori risorse, per complessivi 204 milioni di euro netti, sono associate al Fondo politiche sociali, al funzionamento delle Università e al Fondo per il diritto allo studio”.
Tuttavia, “tali maggiori spese sono parzialmente compensate da minori spese per erogazioni associate alle deferred tax assets (DTA) e minori interessi. Nel 2019 il quadro è ulteriormente migliorato grazie anche al minor utilizzo delle risorse stanziate per Reddito di Cittadinanza e Quota 100 per un totale di 1,5 miliardi, ora accantonati a garanzia del risparmio cumulato”, conclude il Mef.

Adesso la palla passa a Bruxelles. E vedremo se per la Commissione Ue questo sforzo del Governo Conte architettato da Tria sarà ritenuto sufficiente per evitare il fischio d’inizio della procedura di infrazione contro l’Italia.




