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Tasse e spesa pubblica: ecco la stangata del Conte 2

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Il ministro dell'Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri

Tasse e spesa pubblica in aumento. I numeri dicono che ci sarà una stangata fiscale di oltre 75 miliardi di euro da quest’anno al 2022. E in parallelo cresceranno anche le uscite del bilancio statale per quasi 55 miliardi. È quanto emerge secondo Unimpresa dalla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza presentata dal titolare del Mef Roberto Gualtieri e approvata dal Consiglio dei ministri. Ma andiamo con ordine e vediamo i conti che ha fatto l’associazione.

Tasse e previdenza

Nei prossimi 4 anni le tasse e i contributi previdenziali cresceranno di 75,3 miliardi; “dagli 813 miliardi del 2018, quest’anno si arriverà a 827 miliardi per poi salire progressivamente fino agli 890 miliardi del 2022”, spiega Unimpresa. Il tutto “con una impennata complessiva del 9,25%”.
Ad affiancare l’aumento del gettito tributario ed altre entrate di circa 55 miliardi ci saranno anche i versamenti allo Stato per contributi sociali e previdenziali: “L’incremento, che produce effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà di oltre 20 miliardi”.

Spread e spesa pubblica

Grazie al calo dello spread “è in arrivo un tesoretto di 8,4 miliardi dovuto ai minori esborsi sul fronte della spesa per interessi”. Ma nella Nota di aggiornamento al Def “niente spending review complessiva: le uscite dal bilancio pubblico cresceranno sistematicamente; tant’è che dagli 853 miliardi dello scorso anno si arriverà ai 909 miliardi del 2022. L’ aumento complessivo sarà così di “quasi 55 miliardi pari a una crescita del 6,42%”. In questo quadro, l’aumento della spesa in conto capitale, quella per gli investimenti, ammonterà solo a 3,8 miliardi.

 La pressione fiscale

Unimpresa segnala anche che non ci sarà nessuna variazione particolarmente significativa per la pressione fiscale, destinata a restare stabile. Dai suoi conti emerge che “il totale delle entrate dello Stato rispetto al Prodotto interno lordo, arrivate a quota 41,8% nel 2018, si attesterà al 41,9% nel 2019, al 42,6% nel 2020, al 42,6% nel 2021 e al 42,3% 2022”. Il tutto con una crescita assai modesta del Pil.

“I numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro del governo, delle quali siamo ormai stufi”, commenta Andrea D’angelo, vicepresidente di Unimpresa. “Le promesse politiche da una parte e i numeri dall’altra. Le imprese avrebbero bisogno di pagare meno tasse e invece ne pagheranno sempre di più”.
Iva e cuneo fiscale

Ma c’è di più, oltre all’aumento di tasse e spesa pubblica. Nonostante le rassicurazioni del Governo, che ha escluso aumenti dell’Iva, si continua a parlare di una sua rimodulazione in fase di manovra di bilancio. Un’operazione che peserebbe per diversi miliardi sulle tasche delle famiglie italiane.
“La rimodulazione dell’Iva non è che l’ennesimo trucco politico che nasconde una stangata da 5 miliardi di euro per i contribuenti”, dichiara Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa. “Le premesse di questa manovra ci dicono che siamo di fronte al teatrino già visto negli ultimi anni sistematicamente. Chi sta al governo non va a caccia di misure in favore dei contribuenti, ma cerca messaggi per conquistare consenso pubblico. Si va alla ricerca di mance elettorali e non di stimoli per la crescita economica”.

Altro capitolo su cui Ferrara affonda il colpo contro il governo giallo-rosso è quello del cuneo fiscale. “Il prospettato taglio del cuneo fiscale sarà leggerissimo; appena 40 euro al mese in media per busta paga e solo a partire da luglio 2020”.  Ma l’intervento, conclude la presidente di Unimpresa “consente comunque di raccontare qualcosa ai cittadini, di mettere in piedi lo storytelling del governo vicino alle famiglie e alle imprese, di tagli alle tasse anche se ridicoli”.

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