Economia

Vini “annacquati” sì o no? Tutto quello che c’è da sapere sull’idea di Bruxelles

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Vini “annacquati” o più propriamente dealcolati: fa discutere la presa di posizione arrivata da Bruxelles. L’Unione europea pensa a un regolamento ad hoc per queste bevande. Una proposta che naturalmente ha provocato anche reazioni molto negative e non solo tra gli addetti ai lavori.

Il no di Coldiretti

“L’introduzione della dealcolazione parziale e totale come nuove pratiche enologiche rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo che metterebbe fortemente a rischio l’identità del vino italiano e europeo”, ha tuonato per esempio Ettore Prandini, presidente di Coldiretti in una nota dell’organizzazione, divulgata qualche giorno fa. “Anche perché la definizione ‘naturale’ e legale del vino vigente in Europa prevede il divieto di aggiungere acqua”. Una dichiarazione forte, quella del presidente Prandini, che ha avuto il merito di aprire il dibattito sulla vicenda. Coinvolgendo altri esperti e protagonisti del settore, come quelli per esempio sentiti dall’agenzia Dire, che sui vini “annacquati” evidenziano però altre prospettive per i nostri produttori.

Conquistare nuovi mercati

“L’Unione europea non ha assolutamente intenzione di danneggiare la qualità del vino annacquandolo e privandolo delle sue proprietà. Bisogna fare chiarezza sulla proposta avanzata dalle istituzioni europee nell’ambito dei lavori relativi alla Pac”, afferma Paolo De Castro, eurodeputato del Pd e primo vice-presidente della commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo.

“L’iniziativa nasce infatti per dare la possibilità al vino di estendere il proprio mercato anche in quei Paesi in cui non è possibile, soprattutto per motivi legati alla religione, consumare bevande alcoliche. Tuttavia, questa proposta riguarderebbe esclusivamente i vini da tavola e non colpirebbe quelli con denominazioni d’origine (Do); e qualora dovesse passare, l’ultima parola ce l’avrà sempre il produttore”.

La prossima settimana, conclude De Castro, “Commissione, Parlamento e Consiglio europeo si riuniranno per raggiungere un accordo sui dossier della Politica Agricola Comune e verrà discussa anche la proposta relativa al capitolo vino. Qualora dovesse essere confermata questa iniziativa, in ogni caso anche i vini dealcolati dovranno sottoporsi a regole stringenti per entrare a far parte del mercato. Se non dovessero avere requisiti di idoneità per il mercato, non potranno considerarsi vini”.

L’ok di Federvini

“Una regolamentazione dei vini dealcolati all’interno della legislazione europea è un passo necessario e utile”, spiega Sandro Boscaini, presidente di Federvini. “Inoltre il rischio di vedere delle denominazioni d’origine (Do) dealcolate è inesistente, a meno che i produttori non decidano di modificare i propri disciplinari. Questo conferma che i produttori restano i custodi delle caratteristiche della propria denominazione”.

Secondo Boscaini, la proposta sostenuta dalle istituzioni europee nell’ambito dei dossier relativi alla nuova Politica Agricola Comune di regolamentare i vini dealcolati, consentendo così anche a questi prodotti di entrare a far parte del mercato, non metterebbe a rischio le pratiche enologiche né l’industria italiana del vino. “La Ue afferma che le pratiche devono essere disciplinate all’interno della legislazione vitivinicola: così si resta vincolati agli importanti parametri legislativi europei anche in termini di pratiche enologiche”, conclude il presidente di Federvini.

Uiv: valorizzare i vini comuni

“Il mercato dei vini dealcolati è notevole e non riguarda solo i Paesi Arabi”, sostiene Paolo Castelletti, segretario generale di Unione italiana vini (Uiv). “Il 70% dei consumatori nel mondo non beve alcolici e su questa nuova categoria di prodotti registriamo una forte vivacità della domanda. Penso che sia arrivato il momento di fare un salto di qualità, uscendo dai binari emotivi che si sono venuti a creare anche a causa della falsa notizia legata all’aggiunta di acqua”.

Per Castelletti, il punto è chiaro: “Vogliamo che questa categoria rimanga nel perimetro del nostro settore o che venga lasciata in mano all’industria delle bevande? Come Uiv, dunque, pensiamo che, se ben regolamentata, questa possa essere un’opportunità per valorizzare i vini comuni, che spesso rimangono in eccedenza in cantina”.

Il tutto però con i dovuti distinguo, specifica il segretario generale di Uiv. “Siamo invece contrari alla dealcolazione totale di Dop e Igp. Le Doc peraltro sarebbero comunque tutelate dai disciplinari e non subirebbero imposizioni dall’alto, perché nessuno obbligherà i produttori Dop e Igp a fare vino dealcolato. Al prossimo trilogo (il momento di confronto tra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, ndr) in programma il 26 maggio, che vedrà la discussione dei dossier presenti nella nuova Pac, confidiamo nella massima attenzione sulla questione da parte del ministro Patuanelli, affinché questa categoria possa rimanere nel settore, come chiediamo; ma con regole specifiche chiare a tutela delle imprese e dei consumatori”, conclude Castelletti.

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