Mario Draghi non è andato tanto per il sottile. Qualche giorno fa, il 6 aprile, dopo l’approvazione all’unanimità del Def (il Documento economico finanziario con le decisioni del governo), il premier ha parlato delle sanzioni alla Russia per fermare la guerra in Ucraina: “Se dovessero cessare le forniture di gas oggi, fino al tardo ottobre siamo coperti. Non vedremmo conseguenze fino all’autunno. Noi andiamo con l’Unione europea, se si decide per l’embargo del gas noi ci siamo”.
La provocazione
Poi, dopo aver sottolineato come sulle energie alternative “bisogna fare un salto molto importante in termini di investimenti”, il presidente del consiglio ha posto a tutti una domanda: “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Cosa vogliamo? La pace o il termosifone caldo? O meglio, ormai, la pace o il condizionatore d’aria acceso?”.
Il sondaggio
Di fronte alla provocazione di Draghi gli italiani hanno pochi dubbi: l’85% preferisce la pace all’aria fresca. Il 10% vuole invece il condizionatore acceso e il 5% non sa. È quanto emerge dal sondaggio dell’Agenzia Dire realizzato con Tecnè l’8 aprile su un campione di mille persone.
Che cosa sono pronte a sacrificare le famiglie italiane? Alle altre domande del sondaggio, gli intervistati hanno risposto così:
- Il 63% è disposto a non accendere il condizionatore in estate, anche nei giorni più caldi; il 22% no e il 15% non lo sa.
- Il 53% è pronto ad abbassare il riscaldamento dell’abitazione di 1-2 gradi in inverno; il 32% no e il 15% non lo sa.
- Il 50% è d’accordo sul vietare l’uso dell’auto personale la domenica e i festivi; il 36% no e il 14% non lo sa.
- Il 38% è intenzionato a cambiare l’organizzazione familiare per ridurre il consumo di gas, carburante ed elettricità; il 46% non vuole farlo e il 16% non lo sa.








