Cultura

Fontanesi e il naturalismo: la grande mostra della Galleria Ricci Oddi di Piacenza

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Antonio Fontanesi: "Il grande albero" (olio su cartone, cm 25 x 31,5 Piacenza, GAM Ricci Oddi)

Fontanesi: un modello fondamentale per chiunque si sia accostato alla poetica del paesaggio. E dal pittore emiliano parte la mostra Paesaggio e figure. Fontanesi e i tempi del naturalismo dalla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza.
L’esposizione, a cura di Ivo Iori e aperta dal 13 aprile fino al 30 giugno, propone un viaggio affascinante e ricco di suggestioni. Si propone infatti di indagare, tra Ottocento e Novecento, la mai sopita necessità da parte degli artisti di interpretare la Natura e il rapporto dell’uomo con la Natura stessa.

“Forse il vero senso del nostro lavoro, o della nostra vita, è di essere umani dentro la natura”. Così scrive nel 1962 il critico d’arte Roberto Tassi al collega Francesco Arcangeli, che a sua volta in quegli anni riflette sul naturalismo moderno e sui suoi protagonisti, “gli ultimi naturalisti”.
Un filo sottile, che da Antonio Fontanesi (1818-1882), pittore tra i più amati da Giuseppe Ricci Oddi, attraversa epoche e correnti artistiche. E giunge sino ad un “naturalismo di partecipazione”, che della Natura vuol cogliere il momento generante, attraverso un processo che coinvolge non soltanto l’occhio, ma tutto l’essere.

Il percorso proposto nelle sale della prestigiosa galleria di Piacenza, che parte da Fontanesi e dall’influenza che ha avuto sugli altri artisti, è ricco ed esaustivo.
In mostra oltre 100 opere, che documentano il persistere e l’evolversi del Naturalismo nel lavoro di fondamentali figure del panorama artistico nazionale e internazionale.
Tra loro, Auguste Ravier, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis. E ancora Mario Sironi, Renato Birolli, Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Graham Sutherland, Emilio Scanavino. Senza dimenticare Enrico Baj, Luigi Ghirri e Mario Giacomelli.

1 commento

  1. Piacenza ha bisogno di persone che non tengono sotto anestesia la città ma che si preoccupi dell’avanzamento culturale.
    Il “curatore” di questa mostra mi sembra il meno adatto a questo scopo. Avendo lo sguardo rivolto al passato, non vede il presente e non immagina il futuro.
    Lino Baldini

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