Inchiesta sull’urbanistica a Milano: tra gli indagati c’è anche il sindaco Giuseppe Sala. Un’indagine che ha portato la Procura del capoluogo lombardo a chiedere sei misure cautelari. A rivelarlo sono alcune fonti di stampa, tra cui Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa.
Le ipotesi contestate a Sala, riprese anche dall’Agenzia Dire, riguarderebbero false dichiarazioni in merito alla nomina di Giuseppe Marinoni alla presidenza della Commissione comunale per il paesaggio e a presunte pressioni sul progetto di rigenerazione dell’ex edificio ‘Pirellino’, firmato dall’architetto Stefano Boeri e promosso da Coima, il gruppo guidato da Manfredi Catella.
La reazione di Sala
“Trovo allucinante che il sindaco apprenda da un giornale di essere indagato”, ha commentato Giuseppe Sala, che guida una maggioranza di centrosinistra, alla notizia dell’indagine a suo carico nell’inchiesta sull’urbanistica milanese. Il primo cittadino l’ha detto al Corriere della Sera, criticando duramente la modalità con cui è emersa la vicenda.
“Il Pirellino lo abbiamo venduto nel 2019, ma i lavori non sono mai partiti. Nessuna induzione, solo una trattativa ferma da sei anni”, ha sottolineato Sala. Quanto alla Commissione, ha precisato: “La nomina è gestita da una struttura tecnica, io non ho mai avuto il numero di Marinoni e non ho alcun rapporto con i componenti”.
Più di 70 indagati
In totale, compreso il sindaco, gli indagati sono ben 74. L’inchiesta del poll guidato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano vede coinvolti con la richiesta di arresti domiciliari l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’imprenditore Manfredi Catella (Coima), Andrea Bezziccheri (Bluestone). In più, secondo l’Ansa, richieste di arresti anche per Giuseppe Marinoni, presidente della Commissione paesaggio del Comune di Milano fino ad aprile, per Alessandro Scandurra, anche lui componente della Commissione, e ancora per Federico Pella (J+S).
“Il fenomeno legato ad alcuni profili di incontrollata espansione edilizia, ha assunto dimensioni di rilievo notevolissimo”, ha chiarito il procuratore capo di Milano Marcello Viola. Mentre dalle carte depositate, dopo le perquisizioni e acquisizioni anche a Palazzo Marino del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, escono nomi di altri indagati, appunto più di una settantina, come l’archistar Stefano Boeri (“Sono convinto che io e il mio studio abbiamo operato in maniera corretta”, ha detto) già coinvolto in altri due procedimenti, tra cui il caso Beic.
Botta e risposta
Negli atti ci sono anche riferimenti netti e duri degli inquirenti al sindaco Giuseppe Sala, ripresi ancora dall’Ansa. Si parla di “eversive degenerazioni in cui opera la Commissione per il paesaggio” con una “strumentalizzazione che ne fa la parte politica, principalmente l’assessore Tancredi, in sintonia con il sindaco Sala ed il direttore generale Christian Malangone (servendosi del faccendiere Marinoni), per portare avanti relazioni private con gruppi della finanza immobiliare attivi a Milano e la soddisfazione dei loro interessi”. Il tutto “nella cornice di un’azione amministrativa viziata da una corruzione circolare, edulcorata all’esterno”.
Sala, comunque, ha fatto presente che “l’Amministrazione non si riconosce nella lettura che viene riportata”. E che Tancredi “si sta confrontando con i suoi legali prima di assumere qualunque iniziativa”. Il sistema “deviato” si sarebbe basato su “varianti” ai piani regolatori, camuffate, secondo gli inquirenti, con l’interesse pubblico e con richiami “all’edilizia residenziale sociale”, per aumentare volumetrie e altezze a vantaggio delle imprese.
Interventi e pressioni
Nelle centinaia di pagine di atti – tranche seguita all’arresto di marzo di Giovanni Oggioni, ex vicepresidente della Commissione paesaggio – sono riportate le vicende relative ai numerosi interventi finiti nel mirino dei magistrati: dai Bastioni di Porta Nuova fino agli scali ferroviari di Porta Romana, cioè lo “studentato post Villaggio Olimpico” e il progetto dell’ex Pirellino-Torre Botanica. Su quest’ultimo fronte, per arrivare al parere favorevole dalla Commissione, Boeri avrebbe parlato anche con Sala usando toni in una chat – affermano gli inquirenti ripresi sempre dall’Ansa – “molto risoluti e di comando”.
Sulle sei richieste di arresti dovrà decidere il Giudice per le indagini preliminari, Mattia Fiorentini, che ha già escluso i pericoli di fuga e inquinamento probatorio, dopo gli interrogatori preventivi del prossimo 23 luglio.







