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Mancini: perché la sua Nazionale piace agli italiani

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Mancini: “Coraggio, talento, gioventù”. Sono queste le tre caratteristiche chiave indicate dal Commissario tecnico per descrivere la sua Nazionale. Dopo l’uno-due vincente contro Grecia e Bosnia, l’entusiasmo dei tifosi azzurri è magicamente risorto, memore delle terribili delusioni degli ultimi anni, griffate (s)Ventura. Un’onta, quella della mancata qualificazione ai Mondiali 2018, dura da digerire per chi, come noi, ha alzato quella Coppa 4 volte, secondi solo ai maestri brasiliani.

Spigoloso e coraggioso

A Roberto Mancini la personalità non manca; ce l’aveva da giocatore, non l’ha certo smarrita da coach. Dopo le recenti e cocenti delusioni, la Federazione ha capito che serviva una sorta di rivoluzione. Ci voleva un personaggio spigoloso ma coraggioso, con un passato prestigioso, ma soprattutto con la voglia di scrivere pagine importanti nel futuro, ambizioso e competente. 

Mix vincente

Come da tradizione per qualunque commissario tecnico, Mancini sa che nessun errore gli sarà perdonato. Ma finora non ha tremato e ha scommesso forte. Non ha rinunciato a qualche “vecchio”, come per esempio l’intramontabile Quagliarella, che gli consente di perseguire risultati nel breve, senza tralasciare però il progetto a medio/lungo termine con l’inserimento di tanti giovanotti che il tanto vituperato (ingiustamente a nostro avviso), Campionato Italiano sta proponendo e valorizzando.

Mancini: l’Europa in tasca

Le partite con Grecia e Bosnia hanno già dato una visione di cosa può esprimere questa Nazionale, giovane, bella e spregiudicata. La qualificazione agli Europei è già in tasca; ma quello che è piaciuto, più delle vittorie, è lo spirito garibaldino di questa nuova squadra, che non si accontenta mai; segna e continua ad attaccare, persegue i risultati tramite il gioco, il possesso palla, la velocità, l’entusiasmo.

Tutti per tutti

La solidità difensiva è un dogma tricolore; abbiamo vinto gli ultimi due mondiali con Scirea, Bergomi e Zoff nel 1982, con Cannavaro, Nesta, Materazzi e Buffon nel 2006… Quindi Chiellini, Bonucci e Donnarumma o Sirigu danno quella continuità al nostro mito difensivo. Ma ciò che fa la differenza in quest’Italia di Mancini è la mentalità di squadra: tutti difendono, tutti attaccano.

Mancini: cosa manca

Per arrivare in cima, l’asticella va spostata ancora di qualche centimetro. Mancini ne è conscio. Dalla sua però ha un gruppo di ragazzi con il sorriso e il coltello tra i denti, entusiasti e positivi ma “cattivi” agonisticamente. Gli azzurri, dicevamo, danno l’impressione di essere sempre pronti a sacrificarsi per il compagno, tutti sanno cosa fare e tutti lottano per lo stesso obiettivo. E se pensiamo che a questa bella Italia manca ancora un vero centravanti (Kean o Belotti speriamo abbiano voglia di smentirci), il futuro non può che essere azzurro.

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