Morte di Aurora Tila: si aggrava la posizione del ragazzo presente al momento della tragica caduta della 13enne precipitata dal tetto del palazzo di via IV Novembre a Piacenza. Una persona avrebbe visto quanto accaduto il 25 ottobre verso le 8 del mattino. E questa testimonianza, insieme alle fitte indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo, ha fatto scattare il provvedimento restrittivo per il 15enne, ex fidanzato di Aurora, con l’imputazione di omicidio volontario.
Per decisione dalla Procura dei minori di Bologna, il ragazzo è infatti in stato di fermo dalla serata del 28 ottobre in un Istituto minorile della città felsinea; fermo al vaglio del Gip nell’udienza di convalida che si tiene questa mattina, sempre a Bologna.
Il giovane, difeso dall’avvocato Ettore Maini, (la famiglia di Aurora si avvale dell’avvocato Lorenza Dordoni) finora ha sempre sostenuto nel corso dei lunghi interrogatori che quello di Aurora è stato un gesto volontario; ma la testimonianza chiave emersa nei giorni scorsi, come scrive il quotidiano Libertà, ha convinto il pubblico ministero Simone Purgato a disporre il provvedimento restrittivo nei suoi confronti. E oggi l’ex fidanzato di Aurora davanti al Gip potrà confermare o modificare la sua versione dei fatti.
I primi riscontri
Dall’autopsia in corso sulla salma di Aurora, iniziata lunedì pomeriggio all’Istituto di medicina legale di Pavia dal dottor Giovanni Cecchetto, – consulenti di parte Attilio Maisto (difesa) e Novella D’Agostini (famiglia di Aurora) – emergono intanto i primi riscontri. Secondo l’esame autoptico, proseguito anche nella giornata di ieri, la ragazza avrebbe subito un importante trauma cranico, compatibile con la caduta di una decina di metri fino a un terrazzo sottostante.
Tuttavia, dai primi esami sul corpo della 13enne non emergerebbero segni che possano far pensare a un’aggressione, anche se bisognerà attendere i risultati degli esami istologici per verificare la presenza di eventuali emorragie interne. Al vaglio del medico legale anche la presenza di materiali sulle mani e sotto le unghie di Aurora riconducibili al Dna del ragazzo, che potrebbero essere ascritti a un tentativo di difesa da parte della giovane.
Rapporto difficile
Secondo l’avvocato Dordoni, ripreso da ilpiacenza.it, i due adolescenti si erano lasciati, ma lui non si era rassegnato e perseguitava la ragazza, che aveva confidato paure e ansie ai familiari e a un’assistente sociale. I parenti di Aurora non hanno mai creduto né al suicidio né ad una caduta accidentale, raccogliendo testimonianze di amici e conoscenti sul comportamenti del giovane. Poco dopo la tragedia, la sorella 22enne di Aurora si era infatti sfogata sui social, scrivendo: “L’ha buttata giù lui, non era pazza né depressa, è stata l’ennesima vittima di violenza”.







