Reggio Emilia: la presenza di imprese legate alla ‘ndrangheta resta forte. Quest’anno le interdittive antimafia emesse dalla Prefettura sono state 80. Ad accendere i riflettori sul tema, un servizio di Tv7, il programma di approfondimento del Tg1, andato in onda sul primo canale Rai il 27 dicembre (clicca qui per rivederlo).
“Troviamo soprattutto aziende edili in cui sono tutti parenti e che, anche nei rapporti contrattuali, intrattengono contatti con altre imprese gestite dalla criminalità organizzata“, racconta il prefetto di Reggio Emilia Maria Rita Cocciufa alla giornalista di Tv7 Maria Grazia Mazzola.
La posta in gioco
Oggi in provincia di Reggio Emilia la posta in gioco è alta, con fondi del Pnrr pari a 1,4 miliardi di euro, spalmati su 2.075 progetti. Anche in questo caso, le imprese per partecipare agli appalti pubblici devono entrare nella White list, un registro tenuto da ogni Prefettura italiana che individua le aziende sane da quelle che finiscono nella Black list con l’interdittiva antimafia.
In questo quadro di prevenzione a garanzia degli investimenti pubblici, “nel 2024 le imprese a Reggio Emilia raggiunte da interdittiva sono state 80“, evidenzia il prefetto Cocciufa (mentre negli anni precedenti erano state 144, dato superiore a città del Sud). Tra loro, spicca il caso del Consorzio Edilgest, che lo scorso 1° marzo la Prefettura ha inserito nella Black list, con i suoi 160 soci e 16 aziende interdette.
Botta e risposta
Dopo il boom delle interdittive, gli imprenditori calabresi che operano a Reggio Emilia e nei territori limitrofi (ci sono 6mila cutresi in Emilia-Romagna) hanno costituito un’associazione, CLM contro le mafie, con sede a Montechiarugolo (Parma). Raccontano a Tv7 che lo scopo dell’associazione è la diffusione della cultura della legalità, il volontariato e la beneficienza, e se hanno qualche precedente penale, rispondono “si può sbagliare”.
Sull’iniziativa degli imprenditori calabresi, il prefetto Maria Rita Cocciufa sostiene che “non c’è alcun pregiudizio, ma dobbiamo tener conto della realtà: la maggior parte di queste aziende (raggiunte dalle interdittive, ndr) sono di titolari calabresi, facenti parte di famiglie di ‘ndrangheta”.
Componente strutturale
Per spiegare il fenomeno, il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, Gaetano Paci, cita le parole del procuratore Nazionale Antimafia Gianni Melillo: “La ‘ndrangheta nel nord e in Emilia è una componente strutturale del sistema economico”. Secondo Paci, “il protagonismo mafioso in quest’area non è mai venuto meno, continuando a condizionare la regione”. E questo nonostante maxi processi come Aemilia, contro il clan Grande Aracri di Cutro, concluso in Cassazione nel 2022: oltre 80 imputati e condanne definitive per centinaia di anni di carcere.







