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Vaccini AstraZeneca e J&J, Poli (Sibbm): “Per i giovani più rischi che benefici”

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Valeria Poli, presidente della Società italiana di biofisica e biologia molecolare

AstraZeneca e J&J: l’Associazione Luca Coscioni ha scritto al Governo e al Commissario per la pandemia Figliuolo contro la somministrazione di questi vaccini ai giovani. Tra i firmatari del documento, scienziati ed accademici come Valeria Poli, presidente della Società italiana di biofisica e biologia molecolare (Sibbm), intervenuta ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

“I vaccini Astrazeneca e J&J sono efficaci nel proteggere dalla malattia grave, però hanno la caratteristica, che non condividono con i vaccini a mRna (Pfizer e Moderna, ndr), di poter causare eventi rari molto gravi”, ha affermato Poli, ripresa anche dall’agenzia Dire. “Su Astrazeneca abbiamo più dati: dall’ultimo report britannico emerge che ci sono stati all’incirca 2 casi di trombosi su 100mila tra i 20 e 49 anni e molti meno casi per gli over 50”.

L’Aifa, ha ricordato la presidente della Sibbm, “consiglia la somministrazione di questi vaccini sopra i 60 anni. In un momento in cui il virus circola così poco non ha senso sottoporre a questo rischio i giovani, che rischiano pochissimo dal Covid. Con il gruppo delle scienziate per la società è da marzo che cerchiamo di dare delle informazioni, la paura si crea quando non ci sono informazioni chiare. Io penso che dire: ‘teniamo Astrazeneca per gli over 60 perché lì il rischio-beneficio è assolutamente a favore del beneficio’ non avrebbe creato così tanta esitanza vaccinale su Astrazeneca”.

Sì agli open day, ma…

I vaccini non sono tutti uguali, ha aggiunto Poli, “si tratta di conoscerli per poterli usare nel modo corretto. Sono felicissima degli open day per vaccinare i giovani, quello che non mi spiego è perché non utilizzare Pfizer rispetto ad Astrazeneca, sembra quasi che lo si utilizzi perché si vogliono finire le dosi che si hanno. I dati sono incontrovertibili, nella fascia di popolazione giovane forse il gioco non vale la candela. Alcuni scienziati forse si stanno discostando dalla pura analisi dei dati per andare incontro a delle esigenze politiche, come quella di non creare esitanza vaccinale o di non volersi contraddire”.

Per la presidente di Sibbm “gli scienziati si devono esporre e parlare alla gente, credo che il grande problema della comunicazione della scienza è dato dal fatto che molti di questi scienziati sono diventati delle piccole star, degli habitué delle tv e dei giornali e sono diventati autoreferenziali, in molti casi non hanno resistito a dare ad ascoltatori, giornalisti e politici quello che volevano, ovvero certezze”.

Tuttavia, “le certezze la scienza non le ha, soprattutto nello studio di una malattia così complessa, ci sono dati su cui si costruiscono ipotesi; il problema è che in Italia al metodo scientifico non siamo abituati e la gente ti chiede certezze. Quando uno scienziato si sbilancia a dare certezze non sta più facendo scienza, sta facendo politica. Molta responsabilità in questo ce l’hanno i conduttori televisivi che coltivano questi scienziati-personaggio perché fanno audience”, ha concluso Poli.

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