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Influenza del Congo, primo caso sospetto segnalato in Italia

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L'Ospedale San Luca di Lucca (foto dal profilo Facebook Azienda Usl Toscana Ovest)

Influenza del Congo: la malattia che sta causando un’allerta a livello globale, avrebbe già varcato i confini italiani. A riferirlo è il ministero della Salute che però rassicura sulla situazione in una nota rilanciata dall’Agenzia Dire.

“Abbiamo ricevuto dall’Istituto Superiore di Sanità la segnalazione che presso l’Ospedale San Luca di Lucca è stato ricoverato un paziente di rientro dal Congo con sintomatologia influenzale potenzialmente riconducibile a quella descritta negli ultimi giorni nel Paese africano. La persona ricoverata dal 22 novembre è stata dimessa il 3 dicembre perché guarita. Stamane l’ospedale di Lucca ha informato l’Istituto Superiore di Sanità che sta monitorando la situazione in costante contatto con il Ministero della Salute”. È quanto dichiara Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute. “Il Ministero sta procedendo con i dovuti accertamenti e i campioni prelevati verranno prontamente analizzati dall’Istituto Superiore della Sanità”, conclude Campitello.

Da ieri, come riferisce l’Ansa, sempre il ministero della Salute ha chiesto agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera, “di fare attenzione su tutti i punti di ingresso, in particolare modo per i voli diretti provenienti dal Paese africano”. Intanto le autorità congolesi con quelle internazionali “stanno lavorando per verificare la situazione e fornire una risposta rapida ed efficace a questo nuovo focolaio epidemico che sta colpendo il Paese”, già duramente provato dall’epidemia di vaiolo delle scimmie (Mpox).

Primi casi e sintomi

L’influenza del Congo ha già portato a oltre 70 decessi nella regione di Panzi, a circa 700 km a sud-est di Kinshasa, dove il tasso di malnutrizione (61%) è tra i più alti del Paese. I primi casi della malattia sono stati segnalati a fine ottobre. I sintomi sono febbre, mal di testa, raffreddore e tosse, difficoltà respiratorie e anemia. Il 40% dei casi riguarda bambini sotto i 5 anni, mentre i maggiori decessi tra i 15 e 18 anni. Il numero di vittime non è ancora chiaro e potrebbe essere diverso dalle cifre ufficiali. Se in Congo vige la massima allerta, l’Organizzazione mondiale della sanità riferisce che si studiano alcuni virus come possibili cause; fra questi, uno respiratorio come l’influenza, insieme a malaria, morbillo e altre malattie.

Fare presto e di più

Gli esperti italiani, spiega l’Ansa invitano a “fare presto” per individuare il patogeno e a “fare di più”, evidenziando la necessità di inviare “subito” i laboratori mobili nella regione di Panzi, anche se, dicono, “non siamo ancora in una situazione di allarme”, vista l’area molto circoscritta.

Per Gianni Rezza, docente di Igiene e sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, già dirigente di ricerca dell’Iss, “la letalità appare molto alta: circa un terzo sulle oltre 370 persone colpite; e ricorda quanto si osserva per la febbre emorragica, ma i sintomi sono molto diversi”. Tuttavia, “non siamo ancora in una situazione di allarme, che si avrebbe in caso di presenza di un elemento diagnostico nuovo”.

Secondo Massimo Ciccozzi, ordinario di Epidemiologia al Campus Bio-medico di Roma, “probabilmente è una malattia infettiva. Visti i morti nei villaggi potrebbe trattarsi di zoonosi, ma ancora non abbiamo dati. Il concetto fondamentale è che bisogna imparare a ragionare in termini di global health”. Ma bisogna anche “fare di più”. In Italia “per il Giubileo avremo 38 milioni di pellegrini in un anno, bisogna effettuare un monitoraggio epidemiologico anche a livello regionale”, ha concluso Ciccozzi.

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