Bankitalia: “Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha aggravato un quadro internazionale reso già fragile dalle perduranti tensioni geopolitiche e commerciali”. È l’incipit del secondo Bollettino economico del 2026 divulgato ieri da Palazzo Koch. Che prosegue: “Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l’approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali ha provocato un forte rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e ha destato preoccupazioni sulla loro disponibilità nel prossimo futuro”. Già a marzo “ne ha risentito l’inflazione al consumo nell’area dell’euro e negli Stati Uniti. La maggiore incertezza si è immediatamente riflessa sui mercati finanziari: i rendimenti sovrani e i premi per il rischio sono aumentati, i corsi azionari si sono ridotti e il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute”.
Secondo Bankitalia, “l’imprevedibilità delle conseguenze del conflitto ha acuito i rischi di correzioni sui mercati, aggiungendosi a quelli derivanti da un possibile ridimensionamento delle attese di redditività del settore tecnologico. Il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento e l’incremento dei costi di assicurazione e trasporto marittimo rendono improbabile un rapido ritorno delle quotazioni dell’energia ai livelli precedenti il conflitto e gravano sulle prospettive per l’economia globale, a maggior ragione se i danni alle infrastrutture di produzione e raffinazione si rivelassero ingenti”.
Il peso sull’Italia
Nel 2025 “i Paesi che si affacciano sul Golfo hanno fornito all’Italia circa il 10% del petrolio greggio (in particolare Arabia Saudita e Iraq), l’11% del gas naturale (Qatar) e un quarto dei prodotti petroliferi raffinati (prevalentemente Arabia Saudita). La dipendenza italiana dal greggio proveniente da questa regione è simile a quella degli altri maggiori Paesi dell’area dell’euro; è invece più elevata per i prodotti petroliferi raffinati e per il gas naturale” (vedi grafico in apertura).
La chiusura dello Stretto di Hormuz, prosegue il report, “ha determinato un repentino e marcato aumento dei prezzi dei beni energetici, data la natura integrata di questo mercato e la competizione internazionale per l’approvvigionamento di risorse limitate. Il permanere delle quotazioni delle materie prime energetiche su livelli elevati avrebbe effetti considerevoli sul saldo di conto corrente dell’Italia”.
A parità di consumi, “se nel 2026 il petrolio e il gas naturale avessero prezzi coerenti con le quotazioni implicite nei contratti futures osservati alla fine di marzo, il disavanzo energetico nazionale si amplierebbe di poco più di mezzo punto di Pil. Ipotizzando invece uno scenario alternativo più severo, il disavanzo si amplierebbe di quasi 2 punti e mezzo di Pil, al 4,3%. Nel 2022, per effetto dei rincari conseguenti all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il disavanzo energetico aveva raggiunto un picco del 5,1%”.
Il conto più salato
Il rialzo dei prezzi dell’energia per Bankitalia “si ripercuoterebbe anche sulla competitività internazionale dei settori ad alto consumo di energia (prodotti chimici, metallurgia, prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi e prodotti della carta), ai quali è riconducibile circa il 16% delle esportazioni italiane di beni, una quota simile a quella della Germania”.
Gli scambi non energetici
Non basta. “Il conflitto potrebbe influire sugli scambi di beni non energetici e di servizi con i Paesi del Medio Oriente. Negli ultimi anni l’importanza di tale area come mercato di destinazione per l’Italia è aumentata: nel 2025 assorbiva circa il 4% delle esportazioni italiane di beni. Oltre un quarto del totale era costituito da macchinari e da prodotti in metallo, cui si aggiungeva un’ampia gamma di altri prodotti (alimentari, articoli della moda, prodotti farmaceutici e gioielleria)”.
Per quanto riguarda invece le importazioni italiane di beni non energetici dal Medio Oriente, “rappresentavano meno dell’1% del totale e comprendevano soprattutto metalli (alluminio) e prodotti chimici di base (polimeri e materie plastiche). Nei servizi l’Italia presentava un disavanzo nei confronti dei paesi del Golfo, dovuto principalmente ai trasporti; al netto di questi ultimi, il saldo era positivo per quasi un miliardo di euro, grazie soprattutto al turismo (circa il 3% delle entrate turistiche italiane)”.
Il Pil cresce, ma…
Intanto, aggiunge l’analisi di Bankitalia, nel quarto trimestre 2025 “il Pil dell’Italia è aumentato (+0,8% sullo stesso periodo del 2024, ndr). È proseguita la crescita degli investimenti in abitazioni, favoriti dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni, mentre i consumi delle famiglie hanno rallentato, risentendo delle preoccupazioni sulla situazione economica generale”.
I rischi per l’attività economica determinati dal conflitto in Medio Oriente sono stati incorporati nelle proiezioni della Banca d’Italia: “Nello scenario di base, il Pil crescerebbe dello 0,5% sia quest’anno sia il prossimo, e dello 0,8% nel 2028”. Tuttavia, “l’incertezza su queste proiezioni è eccezionalmente elevata. In uno scenario avverso, di natura indicativa, il protrarsi delle ostilità nell’area mediorientale potrebbe deprimere la crescita per circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per un punto nel prossimo rispetto allo scenario di base”.
L’andamento dell’inflazione
Nel primo trimestre dell’anno “l’inflazione in Italia (+1-1,6%, ndr) si è mantenuta inferiore alla media dell’area dell’euro. Il conflitto in Medio Oriente ha determinato un marcato incremento dei prezzi dei carburanti già nelle prime settimane di marzo, ma non ha ancora influenzato le tariffe di elettricità e gas”.
Gli effetti dei rincari dei beni energetici, prevede Bankitalia, “si manifesteranno nei prossimi mesi sull’indice dei prezzi al consumo. Nello scenario di base delle nostre proiezioni l’inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6% nel 2026, per poi tornare sotto al 2% nel biennio successivo. Nello scenario avverso, l’inflazione salirebbe al 4,5% quest’anno, al 3,3 nel 2027 e al 2,2% nel 2028”.







