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Cantieri, report della Cgia: in Italia un morto ogni due giorni e in un caso su tre…

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Cantieri edili: in Italia c’è un addetto che perde la vita ogni due giorni. E in un caso su tre non lavora in un’azienda edile, ma in una realtà imprenditoriale appartenente al settore dell’installazione degli impianti, che, come previsto dagli accordi sindacali tra le parti sociali, applica ai propri dipendenti il contratto metalmeccanico. A sostenerlo è un report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

Cantieri: chi fa che cosa

Secondo l’Associazione veneta, non è comunque da escludere che in misura sempre più crescente questi lavoratori si trovino all’interno di un cantiere non per realizzare degli impianti (elettrici, idraulici, sanitari, di condizionamento, di sollevamento, etc.), ma per eseguire delle mansioni di natura strettamente edile (demolizioni, carpenteria, coibentazione, muratura etc.); senza disporre, però, di un corretto inquadramento contrattuale, ovvero quello dell’edilizia. Una tendenza, quest’ultima, che consente alle imprese che ricorrono a tale “escamotage” di risparmiare sul costo del lavoro.

Non solo. Le maestranze che esercitano l’attività edile, ma non dispongono del Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) corrispondente, non sono tenute a frequentare i corsi di formazione obbligatori previsti per gli edili, rendendo questi addetti meno consapevoli e meno preparati ad affrontare i rischi e i pericoli in cui possono incorrere durante la giornata lavorativa.

Formazione inadeguata

Purtroppo, prosegue la Cgia, i dati disponibili non consentono di “soppesare” quante imprese dell’edilizia applicano il contratto metalmeccanico anziché quello edile. Tuttavia, al netto delle considerazioni iniziali, è evidente che nei cantieri accedono comunque troppi addetti che non hanno ricevuto un’adeguata formazione in materia di sicurezza. Se tra le principali irregolarità riscontrate dall’Ispettorato del lavoro durante l’attività di controllo emergono, in particolar modo – i ponteggi non ancorati correttamente; l’assenza di percorsi all’interno del cantiere dedicati ai mezzi e/o ai pedoni; la mancanza/inadeguatezza di dispositivi di protezione collettivi (parapetti, armature, barriere) – vuol dire che il lavoro da fare in materia di prevenzione è ancora tantissimo.

Cantieri: nel 2022 morti 175 lavoratori

Secondo la banca dati Inail, in Italia nel 2022 sono stati denunciati 1.208 incidenti mortali nei luoghi di lavoro, di cui 175 – praticamente uno ogni due giorni – hanno interessato il comparto delle costruzioni. Tra i decessi avvenuti in questo settore ben 63 (ovvero il 36% del totale), erano lavoratori del settore dell’installazione degli impianti. Un’incidenza, quest’ultima, che è aumentata notevolmente rispetto a quella registrata negli anni precedenti. A livello territoriale le situazioni più critiche riguardano il Piemonte (65%); la Liguria e l’Umbria (entrambe con il 50%); la Lombardia con il 40,7% e il Friuli-Venezia Giulia con il 40%.

Oltre 220mila lavoratori in nero

Senza contare, aggiunge la Cgia, la presenza endemica nel settore dell’edilizia dei lavoratori in nero, così come emerso anche nella tragedia che si è consumata la settimana scorsa a Firenze. Lavoratori completamente sconosciuti al Fisco, all’Inps e all’Inail che vengono pagati in contanti ogni fine settimana. Secondo le stime dell’Istat, negli ultimi anni il fenomeno nel suo complesso è in calo, tuttavia gli irregolari presenti nell’edilizia ammonterebbero a 220.200. Il tasso di irregolarità delle costruzioni nel 2021 (ultimo dato disponibile) era al 13,3%: tra tutti i settori economici presenti nel Paese, solo l’Agricoltura con il 16,8% e gli altri servizi alle persone (colf, badanti, cura della persona, etc.) con il 42,6% presentavano un tasso superiore alle costruzioni.

Cantieri: gli eventi più gravi

I principali fattori di rischio che nei cantieri causano gli eventi infortunistici più gravi sono:

  • le cadute dei lavoratori dall’alto;
  • le cadute degli oggetti/carichi, anche a seguito di crolli, frane o smottamenti;
  • le perdite di controllo dei preposti nella conduzione di mezzi di lavoro.

Questi eventi sono in gran parte riconducibili a errori di procedura commessi dall’infortunato o da terzi; oppure dall’uso improprio delle attrezzature. Senza contare che presentano un’incidenza sempre più elevata nel totale degli infortuni il ricorso, da parte del soggetto incidentato, a pratiche lavorative estemporanee o totalmente scorrette, ma abitualmente tollerate in azienda. Comportamenti, questi ultimi, che potrebbero assumere dimensioni sempre più importanti e altrettanto pericolosi, grazie al fatto che all’interno dei cantieri il numero dei lavoratori edili inquadrati con un contratto metalmeccanico è in deciso aumento. Lavoratori, ovviamente, che a differenza dei colleghi con il Ccnl dell’edilizia non dispongono di un’adeguata formazione e conoscenza delle misure di prevenzione connesse ai rischi e ai pericoli presenti nei cantieri. Soprattutto in quelli dove c’è la compresenza di più imprese.

Nel 2023 mortalità in calo

Sebbene i dati riferiti al 2023 siano provvisori, rispetto al 2022 la mortalità nei luoghi di lavoro parrebbe in calo. L’anno scorso a livello nazionale i decessi sono stati 1.041 e la Lombardia, con 172, è la regione dove si è registrato il dato più preoccupante. Seguono il Veneto con 101, la Campania con 95, l’Emilia Romagna con 91 e il Lazio con 89. Le realtà dove la mortalità è più bassa riguardano, ovviamente, quelle meno popolate. La Provincia Autonoma di Bolzano con 11, quella di Trento con 8, il Molise con 5 e la Valle d’Aosta con 1 sono i territori meno investiti da queste tragedie nei luoghi di lavoro. Decessi che purtroppo rimangono ancora drammaticamente elevati e che un Paese civile non può assolutamente accettare, conclude il report della Cgia.

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