Cultura

Comolli: Piacenza diventi la protagonista di un vero Polo Verdiano

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Villa Verdi a Sant'Agata di Villanova, e sotto l'ex albergo San Marco a Piacenza; nel riquadro, Giampietro Comolli

Un Polo Verdiano made in Piacenza dalle molteplici sfaccettature. È questa l’idea che lancia Giampietro Comolli – manager, docente universitario e figura di primo piano nel mondo dei vini e dell’enogastronomia italiana – in questo intervento che vi riproponiamo integralmente.

«È arrivata la notizia, finalmente, dello stanziamento del Governo Meloni di 20 milioni di euro nella legge di Bilancio per “salvare” Villa Verdi a Sant’Agata di Villanova, in provincia di Piacenza, dove per oltre 50 anni (dal 1848 alla morte nel 1901) il “maestro” scrisse tutte le sue opere e da dove dirigeva tutte le imprese agricole che possedeva. Tuttavia, la sua nascita (1813) fu registrata obbligatoriamente nel Comune di Busseto, allora piccola capitale del dipartimento napoleonico che inglobava terre piacentine e parmensi, ex dominio dei principi Pallavicino.

Le campagne amatissime

Di Giuseppe Verdi, fra i più grandi musicisti e forse il più grande operista del mondo, si parla pochissimo della verve agricola, anche cultore della tavola conviviale. Villa Sant’Agata, come spesso denominata, era al centro di una proprietà terriera diffusa in più aziende per ben oltre 11.000 pertiche piacentine (circa 850 ettari) con allevamenti di vacche il cui latte era destinato alla produzione del formaggio Grana Padano, e nessun altro. Almeno due le ricette fisse al suo desco, direttamente dettate dal maestro: il risotto e la spalla di maiale cotta due volte. Appassionato di vino rosso toscano e borgognone e di bollicine dolci italiane (all’epoca erano le uniche di pregio) e del brut-secco francese.

Villa Verdi, al centro di una diatriba di eredità, da decenni casa-museo privata del maestro, è stata chiusa recentemente per essere messa all’asta. Un patrimonio ristrutturato nel 1849 e nel 1880, visitabili le stanze di Giuseppina Strepponi, lo studio di composizione, le camere da letto con tutti arredi originali, comprese le teche e le vetrine con tutti i documenti e oggetti personali e tutte le copie dall’originale delle opere verdiane. Lo stesso parco che circonda la villa, comprese le scuderie dove teneva cavalli e carrozze, è stato disegnato dal maestro, il quale era solito visitare quotidianamente tutte le fattorie della proprietà, parlando con i fattori e dando egli stesso ordini sulle coltivazioni. In primis per il fieno del bestiame, ma anche nella vigna, per il pomodoro, i cereali e la barbabietola da zucchero. In questo giro era solito fermarsi anche in qualche altro casale del piacentino per parlare con i contadini, usando sempre il calesse in qualunque stagione.

La vita di campagna del maestro e le sue innovative tecniche agricole stanno molto a cuore ai piacentini. Verdi nacque a Roncole e studiò a Busseto, poi fu a Milano con le sue prime composizioni, ma tutta la vita musicale e sentimentale si è svolta fra l’ex albergo San Marco in via della Cittadella a Piacenza quando partiva per le tournée e le visite milanesi e Villa Sant’Agata. Una scelta di vita di campagna e molto chiaro. Per questo Piacenza sente Giuseppe Verdi piacentino, anche perché i genitori erano piccoli commercianti piacentini di Villanova e di Cadeo.

Segnale importante

Il ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, ha inserito nel Bilancio approvato dal Governo Meloni uno stanziamento di 20 milioni di euro per mantenere viva la storia della villa e perché il suo patrimonio non andasse disperso e fosse fruibile dal pubblico e dai tanti estimatori mondiali. Una richiesta partita dai piacentini, dagli appassionati e dai parlamentari locali che ha trovato nel presidente e nell’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna due sponsor di peso, già disponibili a intervenire per salvaguardare un patrimonio nazionale, in quanto la villa rientra già nelle “Case di personaggi illustri”. Uno sforzo unico e unitario che ha dato un ottimo risultato, hanno dichiarato il governatore Pd Bonaccini, Felicori e l’onorevole Foti, piacentino e capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia.

Ora tutti insieme occorre lavorare perché questo luogo verdiano e tutto quello che contiene e che rappresenta per la vita e gli impegni del maestro sia tutelata per sempre e valorizzata per attrarre estimatori, visitatori, artisti, giovani musicisti. È sempre in questa Villa-Museo e nella terra di Piacenza che il maestro diede vita a quella innovativa musicalità teatrale patriottico-romantica, simpatizzante della risorgimentale unità italica, dove si dedicò alla filantropia, con lasciti e donazioni per gli artisti meno fortunati, con la fondazione di un ricovero, alla costruzione dell’ospedale locale di Villanova, all’assistenza a giovani musicisti, oltre che alla cura delle terre, alla passione della cucina conviviale. E moltissimi sono i documenti privati del maestro che i piacentini possiedono anche in originale, oltre a quelli depositati e legati alla proprietà della Villa, ma a suo tempo velocemente trasferiti e portati a Parma improvvisamente, quasi di nascosto da parte della sovrintendenza locale (no comment…).

L’ex albergo San Marco

Nel progetto di salvaguardia del patrimonio di Giuseppe Verdi e di Villa Verdi, rientra a buon titolo anche l’ex albergo San Marco a Piacenza, abbandonato da decenni, di proprietà del Comune e dell’Ausl di Piacenza, a due passi dalla galleria della Camera di Commercio, dove lo stesso maestro sostava nel giorno di mercato (il mercoledì)  per incontrare altri agricoltori e amici e dove dormiva la notte precedente prima di prendere il treno per Milano, per Parigi, per Vienna. Un luogo strettamente legato alla vita e storia del maestro Verdi, che con villa Sant’Agata necessita di pari passo di riprendere vita e corpo, proprio in sintonia con le opere, lo studio, le passioni, gli obiettivi anche sociali e solidali espressi dal maestro per 50 anni di comunanza piacentina.

Un Polo Verdiano

Oggi la antica Filodrammatica e la scuola di musica di istruzione superiore “Conservatorio Nicolini” possono entrare nella progettualità di salvaguardia della Villa per dare vita a un “Polo Verdiano” dalle importanti prospettive culturali e turistiche. Dalla musica alla agricoltura, dalle lettere personali alla cucina, dagli spartiti ai ricordi di viaggi europei, nel ricordo filantropico dell’assistenza dei musicisti dimenticati e i giovani talenti. Tanti contadini di allora ricordavano il maestro come burbero e distaccato, ma molto generoso, attento ai bisogni dei più emarginati. Nel San Marco piacentino può nascere una “seconda tappa” del Polo Verdiano strettamente connesso con la formazione musicale di artisti dell’opera e la vita ottocentesca dei prodotti agroalimentari che hanno segnato la autentica e unica tipicità piacentina, poi successivamente copiata da altre città confinanti».

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