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Giorgia Meloni: la premier piace agli italiani, più fiducia in lei che nel suo governo

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Giorgia Meloni: sempre più italiani in luna di miele con la premier. Lo sostiene il sondaggio realizzato il 4 novembre dall’Agenzia Dire e dall’istituto Tecnè. Su un campione di mille persone, questa settimana sono al 54,7% coloro che hanno fiducia nella presidente del Consiglio (+0,9% rispetto a sette giorni fa). Scende la percentuale degli italiani che non si fidano: 34,8% (-0,2% rispetto alla settimana scorsa). Non si esprime invece il 10,5% degli intervistati.

Sopra il 50%

Aumenta anche la fiducia degli italiani nei confronti del governo di centrodestra, che però insegue quella per Giorgia Meloni. Questa settimana l’esecutivo ha infatti un placet del 51% (+0,4% rispetto a sette giorni fa). In aumento anche coloro che non hanno fiducia: 37% rispetto al 36,8% della scorsa settimana. A ridursi è la percentuale di chi non si esprime: 12% (-0,6%).

FdI in ascesa

E i partiti? Secondo il rilevamento, prosegue la crescita di Fratelli d’Italia, trainato dalla sua leader. Questa settimana è l’unico ad aver registrato un sensibile incremento rispetto a sette giorni fa. Seguono il Pd, poi il Movimento 5 Stelle sempre più vicino ai dem. La Lega difende la quarta piazza dall’attacco di Terzo Polo e Forza Italia.

Nel sondaggio tra i partiti FdI è il primo con il 29% dei consensi (+0,9% sulla scorsa settimana); seconda piazza per il Pd, al 17,1% (-0,1%), tallonato dal Movimento 5 Stelle, al 16,9% (-0,2%). La Lega scende all’8,3% (-0,2%), il Terzo Polo al 7,8% (-0,1%) e Forza Italia al 7% (-0,4%). Poi ecco Verdi-Sinistra al 3,6% (-0,1%), +Europa al 2,7% (+0,1%), Italexit per l’Italia con Paragone al 2% (+0,1%). Dichiara il voto il 62% degli intervistati, incerto il 38%.

Le emergenze

Infine ecco le principali emergenze avvertite in questo momento dagli italiani. Costo della vita e caro bollette preoccupano il 71% degli intervistati; crisi economica e costo dell’energia per le imprese, tengono in ansia il 55%. Seguono stipendi, pensioni troppo basse e tasse eccessive (49%); poi disoccupazione e precarietà del lavoro (39%); sanità e servizi sociali (23%); guerra in Ucraina (12%); sicurezza e immigrazione clandestina (11%); cambiamento climatico (8%); trasporti e mobilità (7%); burocrazia (6%); formazione (3%).

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