Scienza

Report italiano e di Harvard: l’inquinamento aumenta la mortalità del Covid-19

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Inquinamento e Covid-19. In molti hanno pensato subito a una correlazione tra l’alta mortalità del Coronavirus riscontrata in Lombardia ed Emilia-Romagna e la pessima qualità dell’aria in queste due regioni della Pianura Padana. E adesso arrivano due studi scientifici che confermano questa relazione.

Il report italiano

Il primo lavoro s’intitola “Can atmospheric pollution be considered a co-factor in extremely high level of SARS-CoV-2 lethality in Northern Italy?“. Ed è stato redatto da un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Siena e della Aarhus University (Danimarca). Nello studio gli esperti hanno messo in correlazione il tasso di letalità apparente (il rapporto tra morti e contagiati, ndr) e l’inquinamento nelle zone più colpite dal coronavirus.

“In particolare, ci siamo chiesti quale fossero le condizioni iniziali delle popolazioni che vivono in quelle aree così inquinate; e se queste condizioni potessero essere un co-fattore nell’alta mortalità registrata”, spiega Dario Caro, uno degli autori dello studio a greenreport.it.

I dati sulla qualità dell’aria arrivano dall’Air quality index dell’Agenzia europea dell’ambiente (elaborato sulle concentrazioni di PM10, PM2.5, O3, SO2 e NO2). E confermano che l’area che coinvolge la Lombardia e l’Emilia Romagna, nonostante qualche segnale di miglioramento, resta “la più inquinata d’Italia (e una delle più inquinate d’Europa)”.

Situazione che quindi secondo i ricercatori italiani pesa anche sugli effetti della pandemia di Coronavirus. In che modo? Il decesso per Covid-19, spiega il report, avviene solitamente a causa di una grave polmonite, la cosiddetta sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), a sua volta causata da un rilascio massivo di citochine infiammatorie. Le citochine sono dei messaggeri cellulari che normalmente servono a neutralizzare virus e batteri, ma che possono determinare anche una risposta infiammatoria dannosa per il polmone stesso.

L’analisi, condotta insieme con l’UOC Reumatologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena, evidenzia che in popolazioni sottoposte ad alti livelli di inquinamento, le citochine infiammatorie sono persistentemente elevate anche nei soggetti sani. E rappresentano un possibile co-fattore alla base della maggiore letalità delle polmoniti da Covid-19 nelle regioni italiane con alti livelli di inquinamento.

Il report di Harvard

La conferma che la probabilità di morte da Covid-19 aumenta notevolmente per chi vive in zone con l’aria molto inquinata arriva anche dagli Stati Uniti. Uno studio dell’università di Harvard dal titolo “Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States” ha preso in esame 3.080 Contee, con una copertura del 98% della popolazione degli Stati Uniti. I ricercatori hanno scoperto che livelli più elevati di PM 2.5, sono associati a tassi di mortalità più elevati causati dal Coronavirus.

“Sebbene l’epidemiologia di Covid-19 sia in evoluzione, abbiamo osservato che esiste una grande sovrapposizione tra le cause di decesso dei pazienti Covid-19 e le malattie che sono legate all’esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2.5)”, spiegano gli autori della ricerca. Un fattore che “influisce negativamente sul sistema respiratorio e cardiovascolare. Anche in Italia, del resto, in larga parte dei decessi da Covid-19 sono presenti simili comorbidità”.

Nello studio si evidenzia anche come anche “l’aumento di solo 1 μg/m3 (un microgrammo per metro cubo, ndr) di PM2.5 è associato ad un aumento del 15% nel tasso di mortalità da Covid-19″. Un incremento 20 volte più significativo rispetto a quello riscontrato in uno studio precedente redatto dagli stessi ricercatori e relativo all’aumento di mortalità per tutte le cause dovute all’esposizione a lungo termine di inquinamento da PM2,5.

I risultati del report, proseguono i ricercatori americani, “suggeriscono che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità al verificarsi degli esiti più gravi di Covid-19 (ricovero in terapia intesiva, ndr) Questi risultati si allineano alla relazione nota tra l’esposizione al PM2.5 e molte delle comorbidità cardiovascolari e respiratorie che aumentano notevolmente il rischio di morte nei pazienti Covid-19″.

Si tratta di risultati coerenti anche con quelli “secondo cui l’esposizione all’inquinamento atmosferico ha aumentato notevolmente il rischio di morte durante l’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (Sars) nel 2003, causata da un altro tipo di Coronavirus”, concludono da Harvard.

 

 

 

 

 

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