Giovanni Caponetti venti giorni fa si è tolto una bella soddisfazione. A Hinxton Hall, nel cuore del polo scientifico britannico tra l’aeroporto di Stansted e Cambridge, il ricercatore e imprenditore piacentino ha ricevuto il primo premio a “RespireX“. Si tratta una kermesse internazionale dedicata alle tecnologie respiratorie d’avanguardia, sponsorizzata dal colosso taiwanese Hcmed.
Il progetto vincitore, presentato all’ultimo minuto da Anemos Therapeutics, la società di Caponetti, ha sbaragliato la concorrenza di altri 12 finalisti provenienti da ogni angolo del pianeta, convincendo una giuria composta da grandi esperti scientifici e dell’industria farmaceutica. E non si è trattato di un semplice riconoscimento formale, «ma di un vero e proprio “contratto di sviluppo” che sarà un trampolino di lancio per una tecnologia made in Italy che potrebbe di cambiare la vita di migliaia di ammalati», spiega il ricercatore.
La sfida alle malattie polmonari
Al centro del successo di Anemos Therapeutics, aggiunge Caponetti, «c’è una risposta concreta a un bisogno medico ancora insoddisfatto: il trattamento della tosse cronica refrattaria nei pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (Ipf). È una patologia rara e devastante, che porta a una prognosi infausta tra i 3 e i 5 anni dalla diagnosi». Per l’80% di questi pazienti «la tosse non è un semplice disturbo, ma un sintomo invalidante che impedisce le normali attività quotidiane, dalle relazioni sociali all’attività fisica, peggiorando drasticamente la qualità della vita».
La soluzione farmacologica proposta da Anemos Therapeutics «si basa su una polvere innovativa da somministrare per via inalatoria. A differenza dei trattamenti attuali, spesso basati su oppioidi che portano con sé rischi di dipendenza e pesanti effetti collaterali, la nuova formulazione agisce a bassissimi dosaggi». In più, prosegue Caponetti, «il nostro farmaco non blocca il riflesso della deglutizione; ha un approccio “user-friendly”: il paziente lo può utilizzare al bisogno, durante le crisi più acute». Il tutto con un potenziale di mercato che potrebbe superare il miliardo di dollari di fatturato globale.
L’esperienza al Mit di Boston
Per capire la portata di questo traguardo, è necessario ripercorrere la carriera di un uomo che si può definire come uno scienziato prestato all’industria. Classe 1967, laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università di Parma, Caponetti ha vissuto la sua vera svolta professionale a metà degli anni 90.
In quel periodo ha avuto il privilegio di lavorare al Mit di Boston nel laboratorio del professor Robert Langer, uno dei ricercatori più famosi del mondo e co-fondatore del colosso farmaceutico Moderna. «Lavorare con lui è stata una grandissima esperienza scientifica», che per Caponetti sfocia in una pubblicazione sulla prestigiosa rivista “Science” e poi nella nascita di Air (Advanced inhalation research), la sua prima startup negli Stati Uniti.
Il ritorno a Piacenza
Dopo anni di lavoro oltreoceano, Caponetti ritorna in Italia e nel 2002 fonda a Piacenza la Eratech. Con un laboratorio in via Gandine, l’azienda diventa un centro di eccellenza per le tecnologie inalatorie, sviluppando piattaforme proprietarie basate ancora sulle polveri.
La qualità della ricerca piacentina non passa inosservata tra i giganti del settore. Nel 2010 inizia una collaborazione strategica con la Zambon, colosso farmaceutico nazionale, che cinque anni dopo porta all’acquisizione della Eratech. Così il gruppo di ricerca piacentino diventa la testa di ponte innovativa di Zambon per le patologie respiratorie. Una lunga collaborazione che per Caponetti si conclude nel 2023, aprendo le porte a una nuova fase imprenditoriale.
Un network di eccellenze italiane
E veniamo all’ultimo successo a “RespireX”, frutto di una sinergia tra menti brillanti. Anemos Therapeutics nasce infatti per valorizzare un brevetto depositato nel 2023 dai docenti Ruggero Bettini e Francesca Buttini dell’Università di Parma, e da Federico Lavorini, dell’Università di Firenze, tra i massimi esperti mondiali di tosse.
Insieme con altri partner di rilievo, come il dottor Alessandro Porcu e il manager svizzero Pierre Morgon, il ricercatore piacentino ha saputo trasformare un lavoro accademico in un progetto industriale concreto. «Un ricercatore bravo spesso si ferma alla pubblicazione della sua scoperta o al brevetto», spiega Caponetti; «le mie competenze partono proprio da lì, per cercare di realizzare un prodotto finito». Ed è questa visione ibrida, capace di alzare lo sguardo dal microscopio verso le potenzialità del mercato, a fare la differenza.
Sfide finanziarie e ambizioni globali
Se il premio a “RespireX” ha dato lustro internazionale al progetto e ha iniziato ad attirare l’attenzione di investitori finanziari e grandi aziende farmaceutiche, il percorso per arrivare alla commercializzazione del nuovo farmaco è ancora lungo e complesso. «Si stima che per completare lo sviluppo siano necessari investimenti per circa 40 milioni di euro», aggiunge Caponetti, che non fa mistero delle difficoltà che incontra in Italia e in Europa chi fa innovazione nel settore delle scienze della vita, oggi messo in ombra anche dall’esplosione dell’intelligenza artificiale.
«Gli investitori italiani sono dei grandi follower, da noi manca l’attitudine al rischio», osserva con un po’ di rammarico, sottolineando come spesso sia necessario cercare qualcuno che comprenda davvero la portata scientifica della sfida. Tuttavia, la sua determinazione resta ferrea, dall’alto dei 30 brevetti all’attivo e grazie a una rete di collaborazioni che si estende fino agli Stati Uniti.
L’orgoglio di una storia piacentina
Quella che emerge è senza dubbio una storia di eccellenza che valorizza anche il territorio piacentino. Il successo a “RespireX” dimostra che la ricerca non conosce confini. E anche quella italiana, quando unisce rigore scientifico e visione imprenditoriale, non ha nulla da invidiare ai giganti mondiali.
Insomma, mentre i lavori per Anemos Therapeutics proseguono, appoggiandosi a un network internazionale, Piacenza con Giovanni Caponetti può vantare un vero protagonista nella lotta contro le malattie respiratorie, sempre pronto a trasformare una scoperta scientifica in una speranza concreta per i pazienti di tutto il mondo.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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