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Provincia di Piacenza, la partita è iniziata e la posta è alta: chi sarà il nuovo presidente?

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Provincia di Piacenza sotto i riflettori. Tra meno di due mesi, sabato 24 settembre, si vota per il nuovo presidente dell’ente di corso Garibaldi. Esattamente un giorno prima delle elezioni Politiche, alle urne andranno 558 amministratori, i sindaci e i consiglieri di 44 Comuni del territorio (mancano quelli di Cortebrugnatella e Cerignale commissariati).

Depotenziato, ma…

Dopo la riforma Delrio del 2014 il ruolo del presidente della Provincia ha perso spessore politico, visto che non è più eletto direttamente dal voto cittadini. Tuttavia, mantiene un peso notevole: “Il presidente della Provincia rappresenta l’ente, convoca e presiede il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto”, si legge al comma 55 della Legge 56/2014. La carica dura quattro anni e può essere rivestita solo da un sindaco “il cui mandato scada non prima di 18 mesi dalla data di svolgimento delle elezioni”.

In più, se prima l’incarico era a titolo gratuito, la Legge di bilancio 2021 ha introdotto per il presidente un’indennità pari a quella del sindaco della città capoluogo a carico del bilancio della Provincia; un’indennità da cui va detratta, come ha chiarito la Ragioneria dello Stato, quella percepita come primo cittadino del Comune amministrato.

C’è poi da considerare un altro fattore, stavolta tutto politico, che ne potrebbe aumentare la visibilità futura. Con la riduzione di deputati e senatori nel prossimo Parlamento, si crea un deficit di rappresentanza delle istanze dei territori verso Roma. E questo spazio di dialogo con il potere centrale dello Stato, oltre che diventare un’opportunità per i sindaci dei capoluoghi e i consiglieri regionali, potrebbe vedere un ritorno in primo piano proprio dei presidenti delle province.

Tempi e metodi

Guidare quella che viene definita “la Casa dei Comuni”, resta dunque un ruolo prestigioso e dal potere crescente. Chi è in corsa a Piacenza per prendere il posto di Patrizia Barbieri, decaduta dall’incarico dopo la sconfitta alle Comunali di Piacenza del 26 giugno scorso? Ancora un po’ di pazienza prima di passare ai nomi più gettonati, perché serve una breve premessa su tempi e metodi.

Le candidature per legge devono essere indicate almeno dal 15% degli aventi diritto al voto e presentate 20 giorni prima dell’elezione. Nel nostro caso quindi vanno sottoscritte da almeno 85 amministratori piacentini e depositate entro il 4 settembre. Da ricordare poi che il sistema elettorale prevede il voto segreto e ponderato, cioè calcolato in base alla popolazione rappresentata dai diversi amministratori.

I nomi in gioco

Partiamo dal centrodestra: dopo la tornata elettorale di giugno, sulla carta mantiene ancora la maggioranza dei voti per eleggere l’inquilino di via Garibaldi. Fuori dai giochi Franco Albertini, attuale presidente facente funzione della Provincia. Non per demerito, ma perché il primo cittadino dell’Alta Val Tidone, eletto nel giugno del 2018, scade dal mandato fra meno di un anno.

Nel centrodestra spicca allora il nome di Paola Galvani, eletta sindaco di Rottofreno nell’ottobre scorso con oltre il 61% dei voti. La volitiva esponente di Forza Italia, già vicepresidente della Provincia con Patrizia Barbieri, attualmente è consigliere provinciale con delega all’istruzione; naturalmente sarebbe sostenuta dal suo partito ed è molto gradita nell’area civica che fa riferimento all’ex sindaco di Piacenza.

Altra candidatura di peso quella di Romeo Gandolfi. Il sindaco di Fiorenzuola è stato rieletto alla guida del secondo Comune della provincia col 66,5% dei voti sempre a ottobre 2021. E sarebbe la prima scelta della Lega del neo commissario per l’Emilia Matteo Rancan. Già in lizza quattro anni fa, Gandolfi era stato superato da Barbieri, si dice con l’appoggio dell’onorevole Tommaso Foti di Fratelli d’Italia. La sua nuova candidatura riporta in primo piano la Val d’Arda, da tempo rimasta al palo sul piano della rappresentanza a livello provinciale. E questo nonostante conti circa un quarto della sua popolazione (oltre 71mila abitanti su 286mila).

I primi cittadini di Rottofreno e Fiorenzuola tra l’altro potrebbero non essere sgraditi nell’area del centrosinistra. In particolare dopo che Galvani e Gandolfi hanno dimostrato la loro autonomia dai diktat del centrodestra, firmando il 17 luglio la lettera dei sindaci a sostegno del Governo Draghi, insieme con altri 33 colleghi del Piacentino.

Tanti dubbi

Nel centrosinistra tutti aspettano le mosse di Katia Tarasconi. Il sindaco di Piacenza potrebbe provare a “stravincere” prendendosi anche la presidenza della Provincia? I bene informati dicono che ci avrebbe pensato; ma che sia sempre meno convinta di emulare Patrizia Barbieri. La discesa in campo per ottenere il rilascio aggiuntivo dell’acqua della diga del Brugneto, sarebbe stata una mossa per non mollare subito la presa, niente di più.

D’altra parte addossarsi anche il compito di guidare la Provincia potrebbe togliere attenzione ed energia al suo impegno per la città; secondo diversi osservatori uno degli errori principali che alla lunga ha portato alla sconfitta di Patrizia Barbieri.

Pd e dintorni

Intanto nel centrosinistra si cercano altri nomi di vaglia, naturalmente graditi soprattutto al Partito democratico. Una rosa su cui starebbe lavorando anche Gian Luigi Molinari, che ha appena sostituito in Consiglio regionale Katia Tarasconi.

Si parla così di Patrizia Calza, sindaco di Gragnano riconfermata tre anni fa con il 67% dei voti. Consigliere provinciale, da febbraio Calza è presidente dell’Unione Bassa Val Trebbia e Val Luretta. Con lei a capo dell’ente di via Garibaldi, il centrosinistra completerebbe un parterre di cariche tutte al femminile, dopo quelle del sindaco di Piacenza e di Paola Gazzolo, alla guida del Consiglio comunale di palazzo Mercanti.

Un’altra candidatura sarebbe quella della giovane sindaco di Sarmato Claudia Ferrari. Eletta sempre nel 2019 con oltre il 60% dei voti, consigliere provinciale, Ferrari dal dicembre scorso è pure coordinatrice regionale dell’Anci per i Comuni sotto i 5mila abitanti. E se qualcuno la ritiene ancora un po’ acerba per la presidenza, va ricordato che al suo fianco avrebbe un nocchiero esperto come il direttore generale della Provincia Vittorio Silva, che ha ancora davanti qualche anno di lavoro prima di andare in pensione.

Non solo donne

Tra i primi cittadini eletti tre anni fa, nel centrosinistra si parla anche di Lodovico Albasi; il sindaco di Travo è stato confermato per il terzo mandato con uno stratosferico 81% dei suffragi e attualmente è consigliere provinciale.

C’è poi chi ricorda Giuseppe Sidoli. Lo storico sindaco di Vernasca, rieletto col 75% dei voti, vanta un’esperienza unica. Sidoli infatti è stato consigliere e assessore provinciale, ma soprattuto direttore generale dell’ente di via Garibaldi per dieci anni (1999-2009); alternandosi tra l’altro proprio con Molinari alla guida del piccolo Comune dell’alta Val d’Arda.

L’eventuale candidatura di Sidoli verrebbe evidenziata soprattutto in forza di questo curriculum in Provincia. Avere in corso Garibaldi un presidente della sua caratura, che conosce la macchina a menadito, potrebbe essere una garanzia in più per affrontare con sicurezza tutti i pressanti impegni che incombono sulla Provincia dal prossimo autunno.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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