Banche: cresce il credito alle imprese. Dopo una caduta dei prestiti durata 28 mesi (febbraio 2023-maggio 2025), dall’inizio dell’estate c’è stata l’attesa inversione di tendenza. E lo stock erogato alle attività economiche dal sistema bancario ha raggiunto su scala nazionale i 647 miliardi di euro, in aumento di 5,5 miliardi (+0,9%) tra il 31 dicembre 2024 e la fine di luglio.
Credito, ma non per tutti
Tuttavia, spiega l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha elaborato il report sui dati della Banca d’Italia, non tutte le imprese hanno beneficiato di questa ritrovata disponibilità degli istituti di credito a iniettare liquidità nel sistema economico. “Nei primi sette mesi del 2025 per le aziende con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5% (+8,2 miliardi di euro), mentre per le aziende con meno di 20 addetti c’è stato un calo del 2,8% (-2,7 miliardi)”. Una contrazione da non sottovalutare, “perché nel nostro Paese le aziende con meno di 20 addetti costituiscono il 98% del totale e lì trova lavoro, al netto dei dipendenti della Pubblica amministrazione, quasi il 55% degli italiani”.
Purtroppo, prosegue l’analisi della Cgia, da qualche anno molte banche hanno deciso di “sacrificare” i prestiti più complicati. In pratica, “quelli da erogare alle piccolissime imprese che, rispetto a realtà di maggiori dimensioni, presentano costi di istruttoria relativamente più elevati e una gestione amministrativa più complessa”. Poi hanno pesato “i processi di aggregazione nel settore bancario degli ultimi vent’anni, che hanno generato tante preoccupazioni sulla possibilità che gli istituti di maggiori dimensioni e con minore radicamento territoriale possano mostrare un interesse ridotto verso le piccole imprese”. Con le fusioni che in sostanza “hanno provocato un’eccessiva concentrazione del rischio creditizio, determinando di conseguenza una contrazione nell’erogazione del credito”.
Banche fondamentali
Nonostante queste criticità, le banche naturalmente rivestono un ruolo chiave nel panorama economico italiano: “Continuano a svolgere una funzione essenziale nel supportare il nostro tessuto produttivo, che ha bisogno di liquidità per crescere e prosperare. Il loro contributo è fondamentale, soprattutto per il futuro di tanti artigiani e piccoli imprenditori: solo con un adeguato accesso al credito possono continuare a sviluppare le proprie attività, creando nuovi posti di lavoro e valorizzando ulteriormente i prodotti del Made in Italy”.
Quindi, aggiunge la Cgia, “se dallo scorso mese di giugno le banche hanno ricominciato a dare liquidità al sistema delle imprese, tornando così a rischiare assieme a loro, vuol dire che si sono create le condizioni di stabilità e di fiducia che negli ultimi anni erano venute meno”. Le sofferenze bancarie per esempio “sono in netto calo e la riduzione del tasso d’interesse praticato dalla Banca centrale europea ha creato un quadro generale più ‘favorevole’ per i debitori”.

La classifica delle province italiane
Tra il 31 dicembre 2024 e la fine di luglio 2025 solo poco più della metà delle 107 province italiane ha visto aumentare il credito alle imprese. Aosta guida la classifica nazionale, con un incremento del 18,3% dei prestiti bancari (+284,6 milioni di euro). Sul podio anche Trieste, con una crescita del 12,8% (+383,5 mln), e Oristano, che sale del 9,2% (+65,7 mln), seguita da Terni (+7,7%; +123,4 mln) e Chieti (+5,8%; +157,8 mln).
Emilia-Romagna: chi sale e chi scende
La prima provincia dell’Emilia-Romagna è Modena, al 6° posto nazionale: con una crescita del 5,4% (+606,6 milioni), surclassa la media regionale (+0,3%; +236 mln). Piacenza è seconda e al 26° posto italiano, con un aumento dei prestiti bancari del 2,4%, pari a un incremento di 80,4 milioni di euro. Staccate Forlì-Cesena, al 34° posto (+1,5%; +81,5 mln), e Rimini, al 38° (+1%; +46,2 mln).
Il resto del quadro regionale presenta invece dei trend ancora recessivi: Bologna è al 59° posto (-0,3%; -59,2 milioni), seguita da Ravenna (-1,3%; -81,8 mln) e Parma (-1,5%; -122,7 mln), rispettivamente in 68ª e 69ª posizione nazionale. Male anche Reggio Emilia al 79° posto (-2,1%; -199,8 mln), per non parlare di Ferrara (-5%; -115,1 mln) maglia nera in 103ª posizione. Il territorio estense si colloca appena prima di Imperia (-5,6%; -57,7 mln), Prato (-5,6%; -187,7 mln), Vercelli (-5,7%; -81,6 mln) e Avellino (-5.8%; -109 mln) che chiude la classifica delle 107 province italiane.
Big a confronto
Guardando infine alle grandi aree economico-produttive del Paese spiccano il +4,1% di Roma (+2,3 miliardi) che occupa l’8° posto nazionale, il +3,4% di Bergamo (+530 milioni) che si colloca al 16°, il +2,6% di Firenze (+329,2 mln) che si piazza al 22° posto e il +2,2% di Milano (+2,3 miliardi) in 28ª posizione, due gradini sotto Piacenza.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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