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Partito democratico: il menù avvelenato che sta distruggendo la sinistra

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Partito democratico alla frutta. Questo è il menù. Facile ironia su inviti a cena e disdette per arrivare allo sciopero della fame annunciato da Giachetti? Sarà anche così, ma c’è poco da fare. Difficile che il menù cambi in meglio. Il Partito democratico ormai sembra aver preso una malattia pericolosa, che forse neanche gli psichiatri invocati da Calenda potrebbero guarire.

Bartali insegna

È tutto sbagliato, tutto da rifare, come diceva il grande Gino Bartali. Ma come si fa a pensare di ripartire invitando a cena Renzi, Gentiloni e Minniti come ha fatto Calenda? E il segretario in carica, quel povero Martina, dove lo mettiamo? Un modo neppure tanto elegante, se ce ne fosse ancora bisogno, per dimostrarne l’assoluta irrilevanza agli occhi spaesati di iscritti ed elettori. E poi, più di un invito a cena, è stato una dichiarazione di guerra a Zingaretti che la faccia sulla segreteria sta provando a metterla. Come al solito, e partendo dall’alto, meglio dividere che unire.

Altra portata del menu ferale: la discussione sul cambio di nome. Certo, come no, è da lì che si riparte. Fermo restando che ai vertici della nuova forza politica resterebbero i soliti noti. Soliti nomi e cognomi, di quelli che negli anni scorsi, partendo dal 41% ottenuto alle ultime europee, hanno portato il Partito democratico a inanellare una serie di cocenti sconfitte – referendum, elezioni amministrative e politiche – suggellate dagli ultimi sondaggi che lo avvicinano pericolosamente al 15%. Ma andiamo, un’operazione di facciata inutile, anzi dannosa, caro presidente Orfini.

Pd: il vero menù

La cena che andrebbe apparecchiata sul tavolo del Pd ha un solo menù e piuttosto indigesto per i suoi big: una sana e vera autocritica. Cosa che nessuno ha avuto ancora il coraggio di fare, prendendosi ognuno la propria fetta di responsabilità. A partire da Renzi, ma passando anche da chi è stato al governo con lui e dopo di lui. E cioè i vari Gentiloni, Minniti, Delrio, Franceschini, Boschi e compagnia cantando.

Poi, dopo aver ammesso gli errori con chiarezza e non in politichese, urge tornare tra la gente. Lasciate perdere concetti d’élite come la tanto cara società civile. Andate in giro a parlare con chi deve affrontare la vita tutti i giorni. Andate nelle periferie e in quel che resta delle sezioni del Pd. E in silenzio provate ad ascoltare per trovare idee, strategie e volti nuovi.

Il tempo stringe. Congresso, primarie o altro, sarà una traversata del deserto difficile, che per molti vorrà dire accettare di mettersi da parte. Ma senza un’alternativa basata su programmi concreti, i tanti italiani a cui non piace quello che stanno facendo Salvini e Di Maio resteranno abbandonati e senza speranza. Insomma, quello che arriva alle europee del maggio 2019 è l’ultimo treno per la sinistra. E stavolta scordatevi la carrozza ristorante.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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