Alta Velocità, la sfida è lanciata. L’Associazione industriali di Cremona e Assieme (tavolo composto dalle associazioni datoriali della provincia lombarda) con Progetto Sviluppo Piacenza (il tavolo delle associazioni datoriali e dei sindacati confederali della provincia emiliana) hanno presentato ieri a Cremona uno studio di fattibilità per la costruzione di una nuova stazione ferroviaria, denominata Alto Padana, da realizzare tra Piacenza e Fiorenzuola d’Arda. Lo studio porta la firma del professor Ennio Cascetta, esperto di fama internazionale nella pianificazione dei trasporti, e dei suoi collaboratori, i docenti Ilaria Henke e Roberto Castelluccio.
Un vuoto di 140 chilometri
L’obiettivo principale della proposta promossa da cremonesi e piacentini è colmare un vuoto infrastrutturale lungo la direttrice Milano-Bologna. Oggi sulla linea ad Alta Velocità tra Milano Rogoredo e Reggio Emilia non esistono fermate intermedie. Stiamo parlando di un tratto lungo oltre 140 chilometri che attraversa territori densamente popolati. Province come Piacenza, Cremona, Lodi e Parma restano così ai margini del servizio ferroviario più rapido del Paese. Sono territori caratterizzati da un’alta densità produttiva e demografica, con lo studio che dimostra come l’assenza di fermate li penalizzi pesantemente, guardando alla mobilità di migliaia di cittadini e imprese.
Oltre un milione di viaggiatori
Le stime presentate dal team di Cascetta sono incoraggianti. La nuova stazione Alto Padana potrebbe attrarre un traffico complessivo di circa 1,2 milioni di viaggiatori ogni anno. Di questi, ben 800mila sarebbero nuovi utenti generati direttamente dalla presenza dell’infrastruttura. Solo 400mila viaggiatori, il 20%, verrebbero sottratti alla stazione di Reggio Emilia. Questo dato evidenzia la capacità della nuova stazione in territorio piacentino di intercettare una domanda di mobilità attualmente inespressa.
Perché Piacenza è meglio di Parma
Uno dei punti centrali dello studio riguarda il confronto con una possibile localizzazione a Parma, che da tempo accarezza l’idea di ottenere una stazione dell’Alta Velocità nei suoi dintorni. I dati confermano che la soluzione piacentina risulta decisamente più vantaggiosa sotto ogni profilo. Una stazione a Parma dista solo 30 chilometri da Reggio Emilia. Questa vicinanza creerebbe una sovrapposizione dannosa tra i bacini di utenza. La fermata di Parma genererebbe infatti solo 300mila nuovi viaggiatori annui.
Al contrario, la soluzione Alto Padana a Piacenza ne fornirebbe quasi il triplo. In più, una stazione a Parma potrebbe dimezzare il traffico attuale di Reggio Emilia. La proposta piacentina garantisce dunque un equilibrio territoriale e una crescita netta del sistema.
Posizione strategica per l’intermodalità
La collocazione prevista per la stazione Alto Padana non è casuale. L’infrastruttura sorgerebbe in prossimità di Piacenza, in un punto d’intersezione unico. Qui si incrociano le autostrade A1 e A21, fondamentali per il traffico su gomma. La stazione sarebbe anche connessa a linee ferroviarie storiche di notevole importanza. Parliamo della Piacenza-Alessandria e della Piacenza-Cremona, che migliorerebbero l’accessibilità regionale.
Un volano per il Pil
L’Alta Velocità in Italia non è solo una questione di tempo risparmiato. Negli ultimi dieci anni, le province servite dalla Tav hanno registrato benefici economici tangibili. I dati mostrano un incremento del Pil di circa il 6% nei territori toccati dai binari veloci. Questo sviluppo avviene a parità di altre condizioni economiche iniziali. Complessivamente, l’Alta Velocità ha contribuito al Pil nazionale per 42 miliardi di euro tra il 2008 e il 2018. La stazione Alto Padana, nel cuore della pianura emiliano-lombarda, porterebbe incrementare questa produzione di ricchezza.
Il modello “Metropolitana d’Italia”
L’esperienza italiana dell’Alta Velocità è un caso di successo unico in Europa, ha spiegato Cascetta. In Francia e Spagna il servizio collega prevalentemente le grandi estremità della rete. In Italia, invece, l’Alta Velocità unisce numerosi centri di medie dimensioni. Per questo motivo, la nostra rete è stata spesso definita come una vera “Metropolitana d’Italia”.
La fermata di Reggio Emilia Mediopadana è l’esempio più lampante di questa strategia. Entrata in funzione nel 2013, ha visto i suoi passeggeri passare da 500mila a circa 2 milioni annui nel 2024, servita da 91 treni al giorno. L’analisi della domanda, tuttavia, mostra che la stazione serve prevalentemente le province di Reggio Emilia (circa il 60% del traffico), Modena (18%) e Parma (13%); mentre è assolutamente marginale il traffico delle province di Cremona (3%) e Piacenza (2%).
In questo quadro, vanno respinte anche alcune delle obiezioni più frequenti, come quelle che bocciano la distanza ridotta tra le stazioni e le fermate frequenti dei treni che rallenterebbero i tempi di percorrenza. È stato ricordato infatti dagli esperti che sulla linea veloce Milano-Venezia ci saranno fermate intermedie tra i 35 e gli 85 chilometri e che attualmente nella stazione di Reggio Emilia si ferma all’incirca un treno su tre.
Da Lille a Ciudad Real
Lo studio cita anche esempi europei di successo. In Francia, la città di Lille è diventata uno snodo strategico europeo grazie all’Alta Velocità. Attraverso il progetto “Euralille”, la città ha vissuto una profonda rigenerazione urbana. In Spagna, Ciudad Real (75mila abitanti) ha cambiato volto grazie al collegamento con Madrid. Situata a meno di un’ora dalla capitale, la città ha sviluppato un forte indotto legato a congressi ed eventi. Anche il pendolarismo lavorativo è cresciuto, integrando Ciudad Real nell’area metropolitana di Madrid. Come non pensare al paragone con Milano e Piacenza?
Il bacino di utenza
L’analisi rivela poi le potenzialità della stazione Alto Padana. Entro i 40 minuti di percorrenza, la fermata piacentina servirebbe oltre 730mila persone. Se si allarga l’orizzonte a 60 minuti, il bacino potenziale supera 1,5 milioni di abitanti. Questi numeri sono superiori a quelli registrati dalla stazione Mediopadana di Reggio Emilia. La nuova fermata servirebbe non solo Piacenza e Cremona, ma anche Fiorenzuola e Lodi. Si tratta di un’area che oggi utilizza l’auto per l’85% degli spostamenti verso le stazioni ad Alta Velocità. Così la nuova fermata Alto Padana ridurrebbe drasticamente i tempi di accesso per migliaia di utenti.
I prossimi passi
Il team del professor Cascetta ha utilizzato un modello econometrico molto sofisticato per le sue valutazioni (Poisson Pseudo Maximum Likelihood). Il sistema mette in relazione popolazione, densità produttiva e tempi di viaggio. I risultati ottenuti finora incoraggiano a proseguire verso la progettazione della nuova stazione piacentina e delle sue infrastrutture. Sarà necessario definire una proposta preliminare per stimare i costi, che si potrebbero collocare in una forchetta tra i 100 e i 200 milioni di euro, tenuto conto che le entrate della nuova stazione Alto Padana potrebbero aggirarsi attorno ai 20 milioni annui.
Da analizzare infine i ricavi potenziali derivanti dai servizi correlati, come parcheggi, aree commerciali e di accoglienza che potrebbero rappresentare un importante valore aggiunto per il territorio circostante. La stazione Alto Padana dunque non è più solo un’idea. Ma rappresenta il tassello mancante per rendere l’Alta Velocità italiana ancora più capillare ed efficiente, guardando non solo al ruolo da protagoniste che avrebbero Piacenza e Cremona.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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Per la prima volta ho percorso le strade provinciali tra Cremona e Piacenza appunto. Sono a dir poco scandalose! Una vergogna nazionale!