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Patrizia Barbieri e il disastro del centrodestra piacentino: si apre la resa dei conti

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Patrizia Barbieri (foto Del Papa)

Patrizia Barbieri: non c’è niente da fare. Gira e rigira il dito è puntato su di lei dopo la cocente sconfitta al ballottaggio di domenica 26 giugno contro Katia Tarasconi. Una disfatta che dopo cinque anni ha riportato un sindaco di centrosinistra alla guida di Piacenza. Tante le frasi di rito e le considerazioni di facciata. Ma tra diversi esponenti dei partiti del centrodestra locale trapela ben più della delusione per una batosta storica. A farla da padrone è l’amarezza di chi si trova davanti un cumulo di macerie. “Abbiamo sbagliato tutto”, dice qualcuno senza mezzi termini. E a questa frase ricorrente spesso si aggiunge: “La colpa? È soprattutto la sua, di Patrizia Barbieri”.

Gli ultimi errori

Bruciano le scelte degli ultimi giorni e a poche ore dal ballottaggio. Un esempio? “Dopo l’annuncio di Luigi Cavanna, presentare all’ultimo altri tre nuovi assessori civici, Massimo Trespidi, Mauro Monti e Barbara Mazza, ha indispettito gli attivisti dei partiti della coalizione di centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, ndr) che erano già in difficoltà dopo i risultati negativi del primo turno. A loro si chiedeva uno sforzo finale per riportare più simpatizzanti possibile al voto del 26 giugno. Andavano motivati, e invece in tanti hanno pensato: se per noi non ci sarà spazio nella prossima Giunta, allora chi ce lo fa fare? Insomma, quest’accelerazione sul civismo partita dall’inizio della campagna elettorale con lo slogan ‘Il mio partito è Piacenza’ già aveva fatto storcere il naso prima tra gli esponenti dei partiti di centrodestra, figuriamoci a poche ore dal voto. Con il risultato che se la lista civica Barbieri-Trespidi è il primo partito della città, oggi siamo tutti all’opposizione e grazie a loro ci staremo per molti anni”.

Per un pugno di voti

I conti di una disfatta da poco più di mille voti di differenza parlano chiaro per i partiti del centrodestra. La Lega aveva otto consiglieri e oggi a palazzo Mercanti ne conta uno solo (Luca Zandonella); Forza Italia ne aveva cinque e adesso non ha alcun seggio; Fratelli d’Italia ha subito un calo notevole, da sei a tre consiglieri (Nicola Domeneghetti, Sara Soresi e Gloria Zanardi); mentre la civica ex Liberi è aumentata da due a quattro esponenti con l’aggiunta a Trespidi e Mazza degli ex assessori Federica Sgorbati e Jonathan Papamarenghi.

Il lavoro di tutti

Poi c’è l’amarezza per non aver trasmesso ai piacentini tutto ciò che di buono si è fatto in cinque anni anche attraverso il lavoro degli esponenti dei partiti della coalizione. “Non solo grazie al sindaco, ma al lavoro di tutti. Anche di quella Giunta e di tanti consiglieri comunali su cui ha fatto comodo scaricare la responsabilità quando le cose non funzionavano, salvo poi prendersi meriti solitari sulle partite vincenti. Oggi chi arriva si trova un bel pacchetto regalo: un avanzo di bilancio di oltre 8 milioni di euro; l’errore del sindaco è stato di non usarli per la città prima del voto: quello sarebbe stato il miglior spot elettorale, spendere i soldi che c’erano già, mica parlare dei finanziamenti che sarebbero arrivati”.

Il caso Sforza

Non basta. Un altro nervo scoperto è la gestione del rapporto con i liberali di Corrado Sforza Fogliani, “per troppo tempo lasciati ai margini delle scelte di maggioranza. In molti l’avevamo detto: i liberali andavano ascoltati di più e tenuti in debita considerazione. Invece hanno prevalso i personalismi, le antipatie e non le scelte politiche, com’è successo quando si è giocata la partita della presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano e qualcuno ha deciso che andava bene metterci un avversario come Roberto Reggi. Così ci siamo scavati la fossa da soli e poi pretendevamo di non caderci dentro”.

E ancora: “Correre dietro a Sforza fino all’ultimo minuto, sperando nei buoni uffici dell’onorevole Tommaso Foti di Fratelli d’Italia e poi tuonare contro gli accordi tra poteri forti è stato stucchevole. Come se i piacentini non sapessero che in quelle stanze dei palazzi che contano Patrizia Barbieri c’era da anni; e ci mancherebbe altro, visto che era il sindaco di Piacenza e anche la presidente della Provincia”.

Abbracci e dialogo

Qui scende l’ultima goccia di veleno, ricordando ancora il comizio di chiusura della campagna elettorale di Patrizia Barbieri: “Che senso ha avuto parlare agli elettori di una città consegnata al sistema di potere del Pd, quindi a un sindaco che sarebbe stata un burattino nelle mani di altri, e poi abbracciarla in piazza dopo la sconfitta? Che senso ha oggi parlare di opposizione costruttiva, di dialogo, come fa Patrizia Barbieri che siederà anch’essa in Consiglio comunale, quando sappiamo già che Katia Tarasconi e il Pd demoliranno tutto quello che abbiamo costruito, a partire dall’area che abbiamo scelto per il nuovo ospedale?”.

Redde rationem

A questo punto la sensazione è che nel centrodestra piacentino si sia aperta una vera resa dei conti a tutto tondo. Sul piano delle strategie locali, generali (elezioni politiche 2023) e dal punto di vista generazionale nei confronti della triade dei sessantenni Barbieri-Foti-Trespidi. C’è chi si augura che l’ex sindaco alla luce della sconfitta lasci il seggio di palazzo Mercanti. Altri non sono così determinati e per ora non le chiedono il passo indietro fatto da alcuni suoi predecessori. Staremo a vedere come andrà a finire. E se il primo mattone della ricostruzione del centrodestra di Piacenza sarà o no Patrizia Barbieri.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. All’ultimo dubbio rispondo con un sonoro: mi auguro di no. Niente di personale, per carità: ma raramente si è vista, pur trattandosi di Piacenza (tradizionalmente non brillantissima per immagine sociopolitica proiettata all’esterno), una combinazione così letale di inedia, incapacità di fare squadra, braccino corto e mancanza di vision. Il tutto aggravato da sfortune contingenti, e non di poco conto: pandemia, Caruso (sfortuna fino a un certo punto…) e furbetti del cartellino, per dirne alcune.

    Al prossimo giro, intanto vediamo cosa combina KT.

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