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Colla: Eni ed Enel in campo per il rilancio di Piacenza

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Vincenzo Colla, assessore dell’Emilia-Romagna allo sviluppo economico, green economy, lavoro e formazione, lo chiarisce subito. “Guardi, io sono piacentino e amo molto il mio territorio. Ma questo non pesa sulle mie valutazioni e su quello che la Regione vuol fare per il rilancio di questa provincia, la più colpita dall’epidemia di Covid”.

Colla, affiancato dal sottosegretario Davide Baruffi, ha terminato un incontro con le associazioni di categoria economico-imprenditoriali, le organizzazioni sindacali, il presidente della Provincia e sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, il primo cittadino di Fiorenzuola Romeo Gandolfi, altri sindaci del territorio, e alla presenza di alcuni consiglieri regionali, tra cui Katia Tarasconi (Pd), Valentina Stragliati e Matteo Rancan (Lega).

Assessore Colla com’è andato questo confronto con le realtà piacentine?

“Bene. Ci è stato presentato un progetto complessivo. Un fatto importante, perché la compattezza della discussione è già un bel punto di partenza. Abbiamo detto chiaramente che noi ci siamo e vogliamo fare un’operazione strategica sul rilancio di Piacenza, umiliata da questa maledetta epidemia. Ma anche perché questo è un territorio molto importante per l’intera Emilia-Romagna”.

In che senso?

“È il nostro crocevia strategico, al centro dei grandi corridoi economici internazionali. Non c’è nessuna provincia del nostro territorio con queste caratteristiche”.

Quindi, detto in parole povere, a Piacenza si deve puntare tutto sulla logistica?

“No, questa dote non deve essere spesa solo nella logistica. Deve essere messa a frutto nelle relazioni per attirare nuovi investimenti. E poi c’è logistica e logistica”.

Lei quale preferisce?

“Credo che oggi in questo settore si debba puntare sulla logistica manifatturiera, quella che si sta sviluppando in tutti i grandi interporti d’Europa. Non è solo magazzino. Arrivano i container, vengono aperti, il contenuto viene lavorato e poi le merci vengono spedite a destinazione. A Piacenza vanno attirati questi investimenti logistici: creano lavoro anche nei settori tecnico e gestionale, alzando il livello dell’occupazione e del reddito prodotto sul territorio”.

Quali sono gli altri punti che la Regione vede come strategici per lo sviluppo di Piacenza? Nella cosiddetta Motor Valley, tra Modena e Bologna, per esempio avete portato Silk EV, partner di Faw, grande produttore di veicoli in Cina, con un accordo da un miliardo di euro per fare auto elettriche…

“Credo che qui bisogna giocarsi fino in fondo la partita dell’energia con Eni ed Enel. La storia energetica di Piacenza è eccezionale. E non dimentichiamo che Eni ed Enel in questo territorio hanno costruito anche un pezzo importante della loro storia, dai tempi di Enrico Mattei alla grande produzione di elettricità su scala nazionale”.

Quindi, a cosa sta pensando? 

“Penso che questi due grandi colossi debbano entrare a pieno titolo nella partita per il rilancio di Piacenza. Oggi stanno facendo investimenti pazzeschi in giro per il mondo. Enel per esempio è diventata un vero driver internazionale sulle rinnovabili. Con Eni sto discutendo a Ravenna il progetto per la captazione della Co2. Stiamo parlando di nuove attività strategiche e innovative di altissimo profilo anche ambientale. E il cuore di questi protagonisti straordinari dell’economia non solo italiana può tornare a pulsare anche a Piacenza”.

Come si può ottenere un risultato del genere?

“Concordando investimenti che si integrino su queste filiere innovative, creando lavoro di qualità, dalla ricerca alla produzione, dal know-how ai comparti tecnologici”.

Ne sta già parlando con Eni ed Enel?

“In questo momento non le posso dire di più. Credo però che a Piacenza bisogna fare proposte capaci di attirare investimenti pazienti…”.

E cioè?

“Non ci interessano investimenti speculativi, mordi e fuggi. Vogliamo investimenti manifatturieri pazienti nel senso che non puntino a un ritorno nell’immediato. E che durino nel tempo, radicandosi sul territorio. Piacenza, come dicevo, ha una collocazione geografica unica, strategica per l’intero Paese. Ma da sola non basta”.

Che cosa manca per chiudere il cerchio?

“Per fare operazioni di questo livello servono relazioni. I grandi investimenti che stiamo facendo in Emilia-Romagna partono da lì. Nascono dai rapporti con la finanza, con le università, con il mondo delle imprese e di tipo istituzionale. Le relazioni oggi fanno il 50% della possibilità di attirare investimenti. E sono relazioni basate sui saperi, sulla competenza. Investo lì perché c’è quella e posso svilupparne altra, se no non ci vado”.

Dunque, a Piacenza c’è un problema di classe dirigente?

“Non la metterei su questo piano. Le faccio un esempio: quanti sanno che aziende piacentine come Jobs e Mandelli hanno clienti come Boeing o Airbus? Se ho quelle relazioni, dietro c’è un territorio che ha indotto, componentistica, materiali, energia, università… Se riusciamo ad attirare grandi driver, inserendo Piacenza nella loro filiera produttiva, apriamo prospettive per tutto il mondo economico e della formazione. Qui c’è un tessuto di piccole e medie imprese flessibili e di qualità: se stimolate nel modo giusto, hanno una capacità di adattarsi e di creare valore aggiunto eccezionali. Se perdiamo queste opportunità, rischiamo di essere solo un territorio-dormitorio. Dormiamo qui e andiamo a lavorare da un’altra parte”.

Ha citato la formazione, che è tra le sue deleghe: come si giocherà questa partita?

“In Regione la parola chiave è specializzazione. Benissimo la nostra cultura umanistica, teniamocela stretta, bisogna formare tutti da questo punto di vista. Ma per entrare nel mondo del lavoro c’è un ultimo miglio che si chiama specializzazione. Quindi servono lauree capaci di dare competenze tecniche, serve formazione permanente per l’alfabetizzazione digitale. Insomma, bisogna far dialogare istruzione e formazione, sfruttando al meglio i fondi europei, perché non dimentichiamoci mai che le risorse arrivano soprattutto da Bruxelles”.

E a Piacenza?

“Ci sono due università splendide, Cattolica e Politecnico. Ma non facciamole diventare dependance di Milano. Devono avere una loro autonomia, stare molto di più nella rete regionale, e faremo loro proposte per lavorare insieme in tal senso. Anche qui, da un lato attirare talenti e dall’altro non perderli diventa fondamentale”.

Perché?

“In una regione a demografia piatta, con l’aumento dell’età media e con un pensionato per lavoratore, non reggiamo lo sviluppo delle filiere innovative. E non possiamo permetterci di perdere un solo ragazzo dell’era digitale. Se perdiamo quelli, perdiamo la nostra capacità di stare nel mondo”.

Nel mondo ci si sta anche facendo marketing territoriale. Avete cambiato idea su Piacenza Expo: non solo rientrerete, ma aumenterete la quota nell’Ente fiera, si dice passando dall’1 al 5-6%…

“La forchetta azionaria è quella. Il presidente Bonaccini ha cambiato idea, e saperlo fare è anche un merito. Durante il lockdown abbiamo capito una volta di più quanto le fiere siano strategiche per valorizzare prodotti, competenze e per stimolare quelle relazioni di cui abbiamo parlato. Una vetrina sul mondo anche per rappresentare l’identità di un territorio. Così abbiamo accettato la proposta dell’amministratore unico Giuseppe Cavalli. Piacenza Expo è un contenitore intelligente su cui la Regione intende investire”.

Avete posto condizioni?

“Non vogliamo dettare nessuna linea; vogliano essere partner del progetto industriale”.

Un altro tassello fondamentale per il piacentino è lo sviluppo dell’agroalimentare: che prospettive vede?

“Penso che l’esperienza del Covid sulla filiera alimentare  cambierà la cultura del come si consuma. La certificazione dei prodotti, la loro qualità, farà la differenza. Quindi se gestiamo bene questa filiera, riprogettandola nel modo giusto, possiamo andare alla conquista di nuovi mercati. Però dobbiamo migliorare da due punti di vista”.

Ci spieghi…

“Sul piano della produzione, razionalizzando l’uso dell’acqua e riducendo l’impiego dei fitofarmaci, salvaguardando l’aspetto ambientale grazie all’innovazione tecnologica. E poi dobbiamo spingere per migliorare la commercializzazione, dove siamo ancora troppo deboli, e qui ci può aiutare un maggior sostegno del settore bancario e finanziario. Tenendo conto che il mondo non sarà più un grande supermercato quantitativo. La qualità, come dicevo, diventerà la vera motivazione d’acquisto. E Piacenza, dove sono nati i Consorzi agrari, ha tutte le carte in regola per essere una grande protagonista di questo processo di sviluppo, anche nel mondo del lavoro”.

In che senso, assessore Colla?

“Tutto quello che abbiamo detto è indispensabile per creare lavoro di qualità, dignitoso, e per sgonfiare la bolla di quelle imprese che operano borderline sul piano della legalità. Serve per evitare lavoro povero, in competizione sui diritti e sui costi. E tutto questo si tiene, se siamo in grado di esercitare un controllo democratico del territorio, per essere contro a chi commercializza la moralità”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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