Economia

Mae, il sogno diventa realtà: a Fiorenzuola si fa la prima fibra di carbonio made in Italy

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Da sinistra: Paola Rovellini, Marco Rovellini e Francesco Rolleri

Mae e una giornata storica per l’industria italiana. Perché un sogno diventa realtà e consente di superare un paradosso assurdo. Il tutto grazie al genio e all’impegno del suo presidente, l’ingegner Marco Rovellini. Con l’inaugurazione del primo impianto sperimentale per la fibra di carbonio, Mae porta finalmente la produzione di questo materiale in Italia e diventa a pieno titolo un’icona della chimica nazionale. Ma facciamo un passo indietro e vediamo come si è arrivati al taglio del nastro di ieri nel Centro sperimentale Galileo a Fiorenzuola d’Arda (Piacenza).

Leader mondiale

Mae è un’azienda che realizza principalmente impianti per la produzione di fibre chimiche speciali, dove spicca quella di carbonio. Tra i leader mondiali del settore, con oltre 100 milioni di fatturato e più di 90 addetti e collaboratori, ha costruito una cinquantina di stabilimenti dalla Cina agli Stati Uniti. Ma mai in Italia. Le nostre imprese che utilizzano fibra di carbonio devono comprarla all’estero, magari proprio dai produttori che hanno commissionato gli impianti a Mae. E questo è il paradosso.

Non basta, il paradosso con al centro l’azienda associata a Confindustria Piacenza cresce. Perché la domanda di fibra di carbonio anche in Italia aumenta di giorno in giorno. E le aziende del nostro Paese sono tra le principali consumatrici di questo materiale. Le applicazioni poi diventano sempre più strategiche e spaziano dal settore civile a quello militare. La fibra di carbonio è leggera e molto resistente. Ha i vantaggi dell’acciaio migliore ma a confronto pesa pochissimo. E soprattutto può essere progettata ad hoc, secondo le esigenze del cliente. Così, questo materiale sbanca nel settore aerospaziale. Grazie alla costruzione di velivoli sempre più leggeri, consente notevoli risparmi di carburante. Ma la fibra di carbonio trova nuove applicazioni anche nell’energie rinnovabili, dove per esempio permette la costruzione di pale eoliche lunghe 120 metri. Senza dimenticare gli utilizzi in settori più tradizionali ma dai grandi fatturati, come il tessile, l’edilizia e l’automotive.

Mae e Leonardo

Assurdo dunque avere il know how a Piacenza e non sfruttarlo in Italia. E qui entra in gioco Paola Rovellini, responsabile finanziaria di Mae, che dal padre ha preso quantomeno la determinazione. Siamo nel 2019: durante un viaggio in Cina la top manager incontra gli omologhi di Leonardo, la principale holding industriale italiana del settore aerospazio, difesa e sicurezza, tra i primi dieci player a livello mondiale. Dai colloqui nasce l’idea di Lampo (Leonardo Automated Manufacturing Process for Composit). Annunciato nel 2021, è un progetto di ricerca e sviluppo da 42 milioni euro, di cui 9,1 riconosciuti a Mae. Oltre all’azienda piacentina e Leonardo, coinvolge Aviorec, il Consiglio nazionale delle ricerche, con il sostegno finanziario di Invitalia.

Impianto al via

Così arriviamo a ieri, all’inaugurazione dell’impianto sperimentale che per tre anni sarà a disposizione esclusiva di Leonardo per poi aprirsi ai clienti di Mae. La presentazione, coordinata dal presidente di Confindustria Francesco Rolleri, si è tenuta all’interno del Centro di sperimentazione Galileo di Fiorenzuola (dove Mae ha investito altri 17 milioni), davanti a un parterre di imprenditori, italiani e internazionali, e di autorità, che poi hanno visitato l’impianto. Tra gli altri, il prefetto di Piacenza Daniela Lupo; l’assessore regionale all’Economia Vincenzo Colla; la presidente della Provincia Monica Patelli; i sindaci di Piacenza e Fiorenzuola, Katia Tarasconi e Romeo Gandolfi; il vicepresidente della Camera di Commercio dell’Emilia, Filippo Cella; il questore Ivo Morelli e il comandate provinciale dei Carabinieri Pierantonio Breda.

Capitale della chimica

“L’inaugurazione di questo impianto – ha detto Marco Rovellini – segna un passo fondamentale nell’industria italiana, garantendo una produzione di fibre di carbonio nel nostro Paese, finora importate prevalentemente da Cina e Giappone. Ringrazio Leonardo, per aver creduto da subito in questo progetto, e Aviorec, il Cnr per il supporto scientifico, e Invitalia per il sostegno finanziario; partner istituzionali di primo rilievo che hanno reso possibile l’avvio di un percorso di sviluppo di soluzioni rivolte a settori strategici per il sistema produttivo nazionale”.

Il prossimo passo? Nessuno ne ha parlato ufficialmente, ma è chiaro che dopo questa sperimentazione, all’orizzonte c’è la produzione industriale vera e propria di fibra di carbonio. Un percorso che grazie a Mae potrebbe fare di Piacenza la nuova capitale della chimica italiana.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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