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Attacco a Bankitalia: solo un’arma di distrazione di massa?

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Roma: palazzo Koch, sede della Banca d'Italia; nel riquadro, il vicedirettore generale Luigi Federico Signorini

Bankitalia: chissà come se la ride Matteo Renzi. Adesso sono Di Maio e Salvini che provano a dare una spallata ai vertici di Palazzo Koch.
Il copione è all’incirca lo stesso dell’ottobre 2017, quando l’allora segretario del Pd, in un afflato di “populismo”, aveva provato a far fuori il governatore Ignazio Visco per riconquistare consensi in vista del voto del 4 marzo 2018.

L’accusa? Non aver impedito con adeguati controlli la crisi bancaria che aveva travolto i risparmiatori con in tasca azioni e obbligazioni di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Senza dimenticare quelli di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Alla fine, però, il premier Gentiloni e il presidente Mattarella avevano sventato l’attacco renziano, e Visco era stato riconfermato.

Bankitalia e Signorini

Adesso in ballo c’è il rinnovo di Luigi Federico Signorini. Il vicedirettore generale è l’esperto di finanza pubblica del Direttorio. Si tratta dell’organismo che guida collegialmente Bankitalia, composto dal governatore, dal direttore generale (Salvatore Rossi, in scadenza a maggio) e dai tre vice (Valeria Sannucci, anche lei in scadenza a maggio, Fabio Panetta, e appunto Signorini).

Il vicedirettore è già stato riconfermato dal Consiglio superiore di Palazzo Koch. Ed è in attesa del parere del consiglio dei Ministri e del successivo decreto di nomina del presidente della Repubblica. Oltre ai generici omessi controlli, Signorini avrebbe una colpa in più. Il vicedirettore non ha avuto remore nel criticare la manovra del governo giallo-verde nelle apposite audizioni parlamentari. In particolare, ha sollevato dubbi sulla capacità di reddito di cittadinanza e quota 100 di “spingere” il Pil.

Parola di Tria

Dopo gli attacchi di Salvini e Di Maio, che chiedono anche l’azzeramento dei vertici della Consob, è già arrivato il parere contrario del ministro dell’Economia. Tria ha confermato che l’indipendenza della Banca d’Italia va difesa. Nessuna ingerenza del governo nelle nomine, in piena e costante sintonia con il Quirinale. Anche se poi dal suo entourage è arrivato un aggiustamento: si tratta di un’affermazione ovvia e istituzionale, il ministro non va contro nessuno. E Conte? Il premier ufficialmente non ha ancora preso posizione, anche se pare la pensi come Tria.

Oltre Bankitalia

Perché il nuovo attacco a via Nazionale? Solo un tentativo di grossolana applicazione dello spoils system o c’è dell’altro? Di certo ha pesato la concomitanza della passerella di Di Maio e Salvini all’assemblea degli ex soci della Popolare di Vicenza, in attesa come i risparmiatori delle altre banche fallite dei risarcimenti che sono ancora al vaglio della commissione Ue. Bruxelles però chiede sostanziali cambiamenti al meccanismo “automatico” di indennizzo previsto dalla legge di Bilancio. E tutto sembra ancora in alto mare.

Serviva distrarli da questo problema? Possibile, ma non basta a giustificare la ritrovata sintonia tra i due vicepremier divisi su tutto a partire dalla Tav. Salvini manda anche un messaggio al centrodestra, da Berlusconi alla Meloni: non fatevi illusioni, a livello nazionale vado avanti con i 5 Stelle. Di Maio, affamato di consensi, prova a spostare l’attenzione sulla politica interna dopo i guai combinati con la Francia.

Ma forse c’è di più: l’economia va male e bisogna distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dalla crisi. La situazione è grave. Non ci sono solo la recessione “tecnica” e l’asfittica previsione di crescita della Ue per il Pil italiano (+0,2% nel 2019). A chiudere il cerchio c’è il pesante calo della produzione industriale 2018 (-5,5%). Con lo spread che è tornato a salire verso i 300 punti.

Braccio di ferro

E allora, per scacciare i fantasmi di una manovra correttiva o di una patrimoniale, almeno fino alle europee, cosa c’è di meglio che accendere anche i riflettori su un nuovo braccio di ferro populista con “i poteri forti”?
«Ora che noi come governo veniamo consultati per procedura costituzionale nella nomina del Direttorio, se ci chiedono un parere sul rinnovo io dico no: c’è bisogno di discontinuità», ha ribadito il leader dei 5 Stelle. Seguito a ruota da Salvini: «Provare a guardare avanti mi sembra il minimo».

Provare, appunto. Perché su Bankitalia non sarà facile smuovere la terza gamba del governo. E cioè “il partito di Mattarella”, dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi allo stesso Tria, che sulla difesa di via Nazionale potrebbe trovare anche l’appoggio del leghista Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Una sconfitta Salvini e Di Maio l’avranno messa in conto? Questo non lo sappiamo. Ma se Signorini venisse confermato dopo una sparata del genere, i due non ci farebbero una bella figura, anche in vista delle successive nomine in scadenza a Palazzo Koch. Per il capo dei 5 Stelle sarebbe l’ennesimo annuncio senza risultato. E per il leader leghista una brutta battuta d’arresto in quella che sembra una marcia trionfale verso le elezioni europee del 26 maggio.

 

 

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