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Recessione: è scontro tra Governo e Bankitalia

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Il vicepremier Luigi Di Maio e il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco

Recessione: il rischio si fa più concreto. La doccia fredda arriva dalla Banca d’Italia che nel primo bollettino dell’anno taglia le stime di crescita dell’economia per il 2019. Secondo Palazzo Koch, il Pil del nostro Paese quest’anno crescerà non dell’1%, come previsto dal Governo Conte, ma solo dello 0,6%.

E c’è di più: Bankitalia segnala in sostanza che il risultato negativo del terzo trimestre (-0,2%) potrebbe essere confermato anche dal Pil dell’ultimo periodo del 2018. Quindi, anche se non lo dice apertamente, con un quarto trimestre ancora dal segno meno, l’economia italiana “tecnicamente” entrerebbe in recessione.

Di Maio all’attacco

In attesa dei dati sul quarto trimestre, che saranno resi noti dall’Istat a fine mese, non si fa attendere la reazione del vicepremier Luigi Di Maio, che non più tardi di una settimana fa aveva parlato di boom in vista per il nostro Paese.

Secondo il ministro di Sviluppo economico e Lavoro si tratta di “stime apocalittiche che arrivano dalla stessa Bankitalia che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato”. E conclude: “Non è la prima volta: sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano, quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso”.

Recessione e Palazzo Chigi

Sulle valutazioni dell’istituto guidato dal governatore Ignazio Visco l’Ansa riporta anche la reazione di fonti riconducibili a Palazzo Chigi. “Le ultime stime di Banca d’Italia sull’ultimo trimestre del 2018 e le prime previsioni per il 2019 indicano che l’impostazione di una manovra espansiva, sottolineata dal governo e sostenuta anche nel corso del negoziato con le istituzioni europee, mantiene tutta la sua validità. Il rallentamento economico che sta investendo tutto il continente europeo necessita di una risposta coraggiosa anche in Italia”.

Insomma, nessuna manovra correttiva in vista per affrontare un’eventuale recessione. Le riforme del Governo, dal reddito di cittadinanza a quota 100, “assicureranno al Paese una crescita sostenuta”.

 

 

 

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