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Ministri in divisa: giusto esibire o è solo un ballo in maschera?

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Da sinistra, il ministro dell'Interno Matteo Salvini e quello della Giustizia Alfonso Bonafede

Ministri in divisa: soprattutto Salvini, ma anche Bonafede. Il primo da ministro dell’Interno quotidianamente esibisce capi d’abbigliamento della polizia, dei vigili del fuoco e compagnia cantando. Il secondo, da ministro della Giustizia, si è fatto immortalare con un giaccone della polizia penitenziaria, scatenando altre polemiche.

L’interrogazione Fratoianni

Sui ministri in divisa adesso è arrivata anche un’interrogazione parlamentare al premier Giuseppe Conte. Primo firmatario Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali. “Un tale comportamento – si legge nell’interrogazione – rappresenta una violazione dell’articolo 498 del codice penale. Ma, al di là di questo aspetto, rappresenta ancor più un malcostume politico, un abuso a fini essenzialmente propagandistici”.

Fratoianni continua, chiedendo lumi al primo ministro: “Vogliamo sapere quali siano i suoi orientamenti in merito. E se non intenda intervenire, per evitare che si inneschi una sorta di ‘gara di sfoggio delle divise’ da parte dei membri del governo, e per garantire la separazione tra ruolo istituzionale e ruolo operativo che deve esistere tra Ministeri e forze dell’ordine. Tentare di appropriarsi indebitamente del ruolo e del lavoro delle forze dell’ordine sfoggiando disinvoltamente una giacca e utilizzandola solo per promuovere la propria immagine è davvero meschino”.

Divise e Codice penale

Chi ha ragione sui ministri in divisa? Partiamo dall’articolo 498 del Codice penale, dal titolo Usurpazione di titoli ed onori. Recita: “Chiunque abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro”.

La sesta sezione della Cassazione penale, con la sentenza numero 31427 del 24 aprile 2012, è entrata nel merito. Ha specificato così che il punto importante per valutare se si può applicare quest’articolo “è l’attribuirsi una qualifica di pubblico funzionario”. E che quanto descritto nel Codice “tutela la pubblica fede che può essere tratta in inganno da false apparenze”.

Chiarito il diritto, ricordiamo che per “divisa” si intende anche camicia e cravatta, berretto, calzoni e scarpe. Per cui, quando si vede Salvini con una maglietta o un giubbotto della polizia, difficilmente lo si può confondere con un vero agente.

Il ministro commetterebbe illecito solo se per strada bloccasse un’auto vestito da poliziotto con la fatidica richiesta di “patente e libretto”. Ma se fa una conferenza stampa o una diretta Facebook vestito così, certamente non inganna e non vuole ingannare nessuno.

Vecchia abitudine

Detto questo, ci chiediamo: la moda dei ministri in divisa è così recente? Tralasciando la mania per le uniformi dei dittatori, da Mussolini al nordcoreano Kim Jong-un, tutti i presidenti degli Stati Uniti, quando vanno in visita alle truppe, ne indossano la divisa. È un segno di rispetto e di condivisione che i militari amano molto.

Facendo un passo indietro, durante la bella époque era uso tra i sovrani nominarsi a vicenda colonnelli onorari dei propri corpi di élite. Per cui troviamo foto del re d’Inghilterra Edoardo VII in divisa da ulano tedesco, da corazziere austriaco o da granatiere russo quando andava in visita dal Kaiser, dall’imperatore Francesco Giuseppe o dallo Zar.

L’album italiano

Anche sfogliando l’album dei ricordi italiano troviamo ministri in divisa. E pure presidenti: ricordate Francesco Cossiga che indossa con malcelato orgoglio la divisa da carabiniere? Oltre a Berlusconi in visita all’Aquila col casco dei pompieri, Renzi, Minniti, La Russa e Fini hanno fatto una serie di scatti in divisa. Lo stesso schivo Enrico Letta è ritratto con elmetto e giubbotto antiproiettile. E perfino Mattarella si è lasciato porre sul capo un casco da vigile del fuoco a Ischia.

Salvini style

Ma torniamo ai ministri in divisa di oggi. Guardando a Salvini, l’uso compulsivo dell’abbigliamento di polizia e dintorni richiama quello delle felpe col nome del luogo dove si trovava, indossate un tempo per compiacerne gli abitanti. Stavolta però il leader leghista non lo fa per appagare gli agenti o i vigili del fuoco. Da consumato comunicatore, manda un messaggio per dire: “Adesso lo Stato siamo noi o meglio, sono io e comando io”. 

Si tratta del tipico corollario del populismo dilagante. Il messaggio piace? A guardare i sondaggi sembra di sì. E nessuno, se non i suoi avversari politici, ne immagina una deriva autoritaria. L’elettore leghista, da sempre in difficoltà con poliziotti e carabinieri in gran parte provenienti dal sud, adesso invece si identifica con lui. Salvini è al contempo il poliziotto nazionale e di quartiere, accessibile a chiunque, che difende la mia casa e la mia proprietà dai “cattivi”.

Insomma, meschino o no, è un ballo in maschera semplice e accattivante, che manda su tutte le furie gli avversari di Salvini, soprattutto perché non hanno ancora trovato una risposta altrettanto convincente e popolare alle sue innumerevoli divise.   

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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