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A Piacenza c’è una scultura da Louvre, ecco la storia della sua Nike

La Nike di Piacenza, Cleomene ateniese, I secolo avanti Cristo

C’era una volta Piacenza e i suoi tesori… In epoca di Guercino mania, visto il successo che sta ottenendo la grande mostra dedicata allo straordinario pittore seicentesco, vale la pena di raccontare questa storia. Una vicenda che ha una protagonista ai più sconosciuta: una scultura greca degna del Louvre. In molti sanno infatti che a Piacenza si possono ammirare l’Ecce Homo di Antonello da Messina alla galleria Alberoni il Tondo di Botticelli a Palazzo Farnese. Ma salendo lo scalone d’onore del Farnese, chi noterà più di tanto la straordinaria Nike sistemata nella nicchia? Ecco allora la sua storia.

La scoperta

1938: il centro medievale di Piacenza è sconvolto dal “piccone risanatore” del regime, che vuole erigere in perfetto stile razionalista i palazzi dell’Ina e dell’Inps. Nell’agosto, le maestranze, scavando le fondamenta, trovano la metà inferiore di una statua di marmo. Il tecnico comunale Aldo Ambrogio, che stenderà una preziosa mappa dei rinvenimenti, convoca subito lo studioso Emilio Nasalli Rocca. E anche l’archeologo Salvatore Aurigemma, curatore degli scavi di villa Adriana a Tivoli. Gli esperti non hanno dubbi. Si tratta di una statua di marmo pentelico, risalente al I secolo avanti Cristo, quando Piacenza, allora Placentia, era il quartier generale di Giulio Cesare. Liberata la scultura dal terriccio, ecco un’altra sensazionale scoperta. È firmata da Cleomene ateniese, uno scultore greco attivo nella Gallia cisalpina, com’era chiamata allora la pianura padana.

Dai sotterranei al bimillenario di Augusto

La statua viene esposta per qualche anno sotto i portici dell’Istituto Gazzola, che all’epoca aveva le funzioni di museo civico. In seguito, quando Palazzo Farnese diventa polo museale, la Nike viene rinchiusa in una cassa di legno e abbandonata nei sotterranei del museo. Motivo? Palazzo Farnese non ha una sezione archeologica, dunque la Nike non si può esporre. Dobbiamo attendere il 2014, quando viene richiesta dal museo di Santa Giulia, a Brescia, per una mostra che celebra il bimillenario della morte di Augusto. Finita la mostra, la Nike torna a Piacenza. E nel 2016 viene esposta sullo scalone d’onore di palazzo Farnese, dove si trova tutt’ora. Lo scalone è neutro perché non ospita collezioni e, allo stesso tempo, è forte il richiamo alla scenografica collocazione della Nike di Samotracia al Louvre.

Sorelle più celebri ma senza firma

Del resto, per età, materiali, dimensioni e fattura, la Nike di Cleomene è comparabile sia con la Venere di Milo, con la Nike di Samotracia e la Vittoria di Brescia. Anzi, rispetto a loro, ha il pregio di essere firmata. Come mai, allora, è praticamente una sconosciuta? Proprio perché, dal giorno della sua scoperta, è quasi sempre rimasta chiusa in una cassa di legno.

Il giallo del pezzo mancante

Ma dov’è finita la parte superiore della Nike? Osservando la mappa di Aldo Ambrogio, la metà inferiore è stata trovata all’angolo tra piazza Cavalli e piazzetta san Francesco, al margine degli scavi. Di conseguenza la parte mancante potrebbe essere ancora sepolta sotto il monumento di Romagnosi. Oppure potrebbe aver fatto la fine di molte sue consorelle, che durante il medioevo venivano cotte per ricavarne calce.

Rilievo degli scavi (disegno di Aldo Ambrogio)

Come mai in piazza Cavalli?

All’epoca romana piazza Cavalli era con tutta probabilità la piazza d’armi. È provato dalla presenza di postriboli e dall’altare di Bellona, dea degli eserciti, ritrovato nei pressi della statua di Alessandro Farnese. Cosa di meglio quindi di una statua della Vittoria? Ricordo che Piacenza venne fondata dai Romani nel 218 a. C. assieme a Cremona, come colonia militare che doveva tenere a bada le popolazioni galliche appena sottomesse. Dunque la sua tradizione militare è antica come quella della città.

Una sezione archeologica dei musei farnesiani

La Nike di Cleomene, anche per il non trascurabile dettaglio che è mutila, non assurgerà probabilmente mai ai fasti delle consorelle parigine e bresciane. Ma non si esclude che grazie a lei anche a Piacenza possa sorgere una sezione archeologica dei musei farnesiani. Dove potranno essere esposti, a fianco del celebre fegato etrusco, gli altri numerosi reperti dell’età romana ancora oggi chiusi nei sotterranei del museo.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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