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Di Maio, Salvini, Grasso: prove tecniche di larghe intese a 5 Stelle

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Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Pietro Grasso

Di Maio presidente del Consiglio, Salvini ministro dell’Interno e Grasso alla Giustizia. È fantapolitica immaginare un Governo che potrebbe nascere da un’alleanza 5 Stelle, Lega e Liberi e Uguali? O dei grillini con uno solo dei due partiti? E allora proviamo a “vedere le carte” di queste ipotesi, che proiettano i 5 Stelle al centro della campagna elettorale.

Grasso versus Di Maio

Il Movimento 5 Stelle è ondivago e non riusciamo capire quali sono le sue politiche. Quando loro capiranno cosa vogliono, forse anche noi potremmo fare le nostre valutazioni”. Dunque Grasso non esclude una convergenza col movimento di Grillo. Come dimostra anche il perentorio “Decido io”, in risposta alla Boldrini che aveva escluso un’apertura ai 5 Stelle.

E Di Maio? Dopo le elezioni, dice, “faremo un appello a tutti i gruppi parlamentari per chiedergli di votare la fiducia sui temi. Ci incontreremo alla luce del sole per spiegare quali saranno i nostri obiettivi». Ma non basta. “Se non raggiungiamo il 40% dei voti alle politiche, di certo ci prenderemo la responsabilità di assicurare un governo a questo Paese. Chi risponderà al nostro appello verrà incontrato per mettere in piedi le priorità del governo”. Dunque anche lui non esclude un dialogo con Liberi e Uguali.

La partita della Lega

Veniamo a Salvini. “Chiedo al centrodestra che ci sia un programma comune. Se Berlusconi non firma? Non c’è alleanza. Se si firma c’è alleanza. Che cosa faccio, vinco le elezioni per poi andare al voto subito dopo?”. Dunque i dubbi su Berlusconi non sono ancora fugati. E dopo la “minaccia” Maroni, Salvini a sua volta vuol tenere Berlusconi sulla graticola. 

Ma per essere ancora più chiari, facciamo un passo indietro allo scorso ottobre. “Se all’indomani del voto non dovessimo avere la maggioranza – spiegava a Repubblica il segretario della Lega – io non chiamerei mai Gentiloni, Renzi e Alfano. Dei governissimi gli italiani sono stanchi, hanno prodotto disastri. Piuttosto alzerei il telefono e chiamerei Beppe Grillo”. E con i 5 stelle le convergenze cominciano a prendere forma, dall’abolizione dei vaccini obbligatori all’immigrazione, dalla Fornero all’Europa.

I numeri delle alleanze

E allora proviamo a fare due conti: secondo il sondaggio Winpoll del 2 gennaio ai 5 Stelle spetterebbero 179 seggi col 30,4%. A LeU 30 seggi e il 6,8%. E 272 seggi al centrodestra col 36,1%. Quanti sarebbero gli eletti della Lega? Diciamo un terzo? Un centinaio di seggi che sommati a quelli di Di Maio e di Grasso arriverebbero molto vicini ai 316 necessari per avere la maggioranza alla Camera. 

Sappiamo anche che dal 2 gennaio ad oggi tutti e tre i partiti sono dati in crescita. Secondo il sondaggio Demopolis del 15 gennaio la somma dei tre partiti è del 49,5% (29,2% i 5 Stelle, 13,8 Lega e 6,5 LeU). Dunque, attenzione: i numeri dicono che l’ipotesi di lasciare a terra Renzi e Berlusconi con un palmo di naso non è poi così peregrina. E spiega l’attacco a tenaglia dei due leader contro i 5 Stelle, che grazie al Rosatellum dovevano restare tagliati fuori dai giochi.  

Di Maio e Mattarella

Adesso saliamo al Quirinale. Se i 5 Stelle uscissero dalle urne come primo partito italiano, potrebbe Mattarella negare l’incarico a Di Maio? Il Capo dello Stato nel conferirlo non è vincolato dal risultato elettorale. La Costituzione, all’articolo 92, dice solo che “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri”.

Per prassi consolidata, il Presidente dà l’incarico alla personalità che più facilmente potrebbe ottenere la fiducia delle camere. Fino a ieri, Di Maio era naturalmente escluso dalla designazione. Come mai? Perché il Movimento aveva sempre predicato che “gli altri” politici erano tutti uguali ed ugualmente deprecabili. E che non si sarebbe mai alleato con nessuno. Quindi, senza maggioranza dei seggi “in solitaria”, niente palazzo Chigi. 

Ma quando Di Maio afferma che le alleanze per i 5 Stelle adesso diventano possibili, il messaggio per il Colle è chiarissimo: nessuno può impedirgli di fare il suo tentativo. Pensate: Grasso, con un filo di sadismo, manda a trattare l’entrata nel governo quello stesso Pier Luigi Bersani sbeffeggiato in diretta streaming dai grillini solo 5 anni fa. Un ritorno al futuro pieno di suggestioni, ma stavolta dalle prospettive ben diverse. 

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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