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I tesori di Piacenza? Farebbero gola a Indiana Jones

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Il Salterio di Angilberga, Piacenza

A Piacenza ci sono tesori che non stonerebbero nel prossimo film di Indiana Jones. Chi sa per esempio che in città è custodito un libro dell’epoca di Carlo Magno? Le pagine sono di pergamena color porpora, il colore riservato all’imperatore, con scritte in caratteri d’oro. Lo aveva donato nell’876 l’imperatrice franca Angilberga, moglie di Lodovico II, al monastero di San Sisto. E lì è stato conservato per mille anni. Roba proprio da Indiana Jones o da Dan Brown, l’autore del best seller “Il Codice Da Vinci”.

L’imperatrice Angilberga (Giacinto Fiorentini,1617, abbazia di San Sisto, Piacenza)

I segreti del Salterio

Questo libro è il Salterio, cioè la raccolta dei salmi di Davide. Ad Angilberga l’aveva donato il vescovo di Brescia, che a sua volta l’aveva ricevuto in dono dall’abate del monastero svizzero di San Gallo. Secondo gli esperti il prezioso volume risale addirittura all’827 e cioè a pochi anni dopo la morte di Carlo Magno (814). Per quasi un millennio il prezioso manoscritto è custodito nella biblioteca del monastero piacentino, fino al 1802, quando Piacenza entra a far parte dell’impero francese.

L’abbazia di San Sisto a Piacenza

Piacenza-Parigi, andata e ritorno

Nell’intento di ingraziarsi il nuovo padrone, i monaci di San Sisto fanno dono del prezioso volume al governatore, l’erudito giurista Médéric Moreau de Saint-Méry. Così il Salterio di Angilberga prende la strada di Parigi. I monaci di San Sisto non erano nuovi a queste rovinose trovate. Erano gli stessi che pochi decenni prima avevano venduto all’Elettore di Sassonia nientemeno che la Madonna Sistina di Raffaello. E così il Salterio di Angilberga è perduto per sempre? Ma no, una volta tanto la storia finisce con un happy end. Pochi anni più tardi, nel 1823, l’ambasciatore piacentino a Parigi, Giuseppe Poggi, trova il Salterio da un rigattiere e riesce a riacquistarlo. Il 4 luglio dello stesso anno, dopo averlo fatto riccamente rilegare e averlo munito di un prezioso scrigno cesellato d’argento dorato, il Poggi lo dona alla città di Piacenza, a condizione che fosse custodito per sempre nella biblioteca comunale.

La Madonna Sistina (Raffaello, 1513-1514, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda)

Nel caveau di una banca

E Piacenza lo custodisce. Bene. Fin troppo. Nel caveau di una banca. E se uno volesse vederlo? Risate. A chi mai potrebbe interessare un libro di mille anni fa? Da quel 1823 passiamo al 2014, 191 anni dopo, quasi due secoli. Nel 2014 il Comune di Piacenza decide (di malavoglia) di consentire che venga messo a disposizione dei cittadini, ovviamente in digitale, perché l’originale resta nel caveau. Va detto che ad oggi gli stessi piacentini non ne hanno dichiarato il successo: 426 visualizzazioni per il video “storia del salterio di Angilberga”, 345 visualizzazioni per il video “sfoglia il salterio”. E solo 24 per il video “il libro di Angilberga”, sempre su youtube, in due anni sono davvero pochine. Ma è abbastanza ovvio che il popolo di youtube sia poco attratto da un libro miniato di oltre mille anni fa, per purpureo e dorato che sia.

Tesori per pochi intimi? No grazie

Va anche detto che il Comune di Piacenza non ha investito niente per la promozione dell’iniziativa. E dell’esistenza del Salterio sono venuti a conoscenza solo “pochi intimi”. Ma forse le cose potrebbero cambiare. E oggi la domanda è questa: l’interesse mediatico che ha acceso la mostra sul Guercino a livello nazionale potrà fare da volano alle altre eccellenze artistiche piacentine, ai più ancora sconosciute?

Ecce Homo, Antonello da Messina (1473-1476, Collegio Alberoni, Piacenza)

Da Dante ad Antonello da Messina

Per esempio, chi sa che la biblioteca Passerini Landi conserva la più antica edizione della Divina Commedia? È il “Codice Landiano” e risale al 1335E poi, sempre su scala nazionale, chi conosce quell’unicum archeologico del fegato etrusco, il Tondo di Botticelli e la Nike di Cleomene di Palazzo Farnese? E che dire dell’Ecce Homo di Antonello da Messina del Collegio Alberoni? A questo punto c’è da augurarsi che il boom del Guercino stimoli la nuova amministrazione comunale – che verrà scelta a breve – ad investire sulla visibilità di tutte queste eccellenze piacentine. Di certo potrebbero avere ben altro ritorno sul piano turistico e culturale.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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