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Medici: giusto depenalizzare gli errori, come propone il ministro Schillaci?

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il ministro della Salute Orazio Schillaci

Medici: perché depenalizzare i loro errori? «Dai dati che abbiamo gran parte delle cause giudiziarie contro i medici finiscono nell’assoluzione. Per questo va depenalizzato il reato. E poi la medicina difensiva è un male. Porta i medici a prescrivere troppi esami, ingolfa le strutture, aumenta le liste di attesa. E le dico da medico: confonde anche il medico curante che da tanti, troppi, accertamenti deve trarre le conclusioni». Così ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in merito alla proposta di depenalizzazione degli errori medici per limitare la medicina difensiva.

La colpa medica

Ma quando si può parlare di «colpa medica»? Quando sussiste un nesso causale tra la lesione alla salute psicofisica del paziente e la condotta dell’operatore sanitario in concomitanza o meno con le inefficienze e carenze di una struttura sanitaria. In parole povere, quando un soggetto, ricoverato in ospedale, esce peggiorato invece che migliorato. L’esempio classico è quando il chirurgo dimentica una pinza nel corpo del paziente o quando lo stesso paziente, in stato d’incoscienza, cade dal letto e si procura delle lesioni.

Siccome le cause possono essere numerose, ogni Azienda sanitaria, ogni ospedale, ogni Regione ha stabilito dei parametri di riferimento, sia per quanto riguarda l’assistenza che per la cura vera e propria. Le cure, di solito, vengono regolate durante i numerosi congressi medici che riguardano le singole patologie. Se un medico cura un tumore seguendo i parametri stabiliti, non si potrà parlare di colpa medica, neppure se il paziente non dovesse rispondere al trattamento.

E allora quando si può parlare di colpa medica? Quando, oltre ai casi macroscopici detti sopra, il medico cura il tumore con una terapia di sua invenzione, applicando dosaggi che lui (ma solo lui) ritiene efficaci. Se va bene e il paziente guarisce, bene così. Il medico farà il suo rapporto al prossimo congresso, ricevendo le critiche o gli applausi dai suoi colleghi. E se va male? Risponderà di colpa medica. Finora (ecco dove interviene il ministro) il medico deve rispondere sia civilmente, per i danni causati, sia penalmente, per «colpa», che consiste, secondo l’articolo 43 del Codice penale, nel verificarsi di un evento dannoso «a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per l’inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline».

Cosa cambia

Il rischio del processo preoccupa il medico che, per evitarlo, prescrive a volte esami inutili e costosi. L’idea del ministro Schillaci è abbastanza semplice e, apparentemente, condivisibile. Ad oggi il paziente che si sente danneggiato può agire sia civilmente che penalmente contro il medico e la struttura.

Civilmente la riforma di Schillaci non cambierà niente: tutti i medici, le cliniche, gli ospedali sono assicurati per queste evenienze e l’assicurazione provvederà sempre al ristoro dei danni. Penalmente il medico risponderà ancora in caso di dolo o colpa grave (quando, cioè, ha fatto apposta: sapeva di far male e voleva proprio far male – dolo -, oppure era un dentista e ha curato una frattura – colpa grave), mentre non risponderà più in caso di colpa.

Dobbiamo anche considerare che il giudice non è un medico. Per cui nel processo non può che nominare un medico legale che deve accertare le condizioni del paziente prima e dopo il ricovero, per stabilire se è peggiorato e di quanto; e che deve riferire al giudice quali protocolli il medico imputato ha violato. Nel caso il medico commetta più violazioni, ci sarà sempre il giudizio del suo Ordine che potrà, nei casi più gravi, sospenderlo o radiarlo dalla professione medica.

Secondo l’Anaao (Associazione nazionale aiuti e assistenti ospedalieri) ogni anno in Italia vengono intentate 35.600 nuove azioni legali; mentre ne giacciono 300mila nei tribunali contro medici e strutture sanitarie pubbliche. Spesso si traducono in un nulla di fatto, considerando che il 95% si conclude con il proscioglimento. Dunque la riforma proposta da Schillaci potrebbe davvero migliorare i rapporti tra medici e pazienti.
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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