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Le presidenziali francesi tra Marine, Emmanuel e la sindrome della Gioconda

Con questo commento sulle elezioni presidenziali francesi, Il Mio Giornale.net inaugura la sezione “Secondo me”. Nel rispetto dei lettori e dei fatti, l’autore esprime la sua opinione a tutto tondo su una delle notizie del momento. E attraverso un punto di vista personale, offre spunti di riflessione su ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo. (g.v.)

I rapporti tra noi italiani e i francesi non sono mai stati facili. Andar d’accordo con i francesi non è mai stato semplice. Non sono mostri di simpatia e soprattutto non fanno nulla per farsi benvolere. Resta il fatto che quando finiscono sotto la lente dei media, come adesso per le elezioni presidenziali o come nel momento tragico del Bataclan, le nostre reazioni (di noi italiani) sono spesso un misto di genio e cattiveria

Umorismo crudele

Quando accadde l’attentato del Bataclan, in un social poco reverente apparve la battuta “andiamo a riprenderci la Gioconda, in un momento come questo non se ne accorgerebbe nessuno”. Umorismo crudele. Ma rivelatore dell’italico complesso d’inferiorità nei confronti dei cugini d’oltralpe. Ora gli abitanti dell’Esagono stanno vivendo un momento politicamente drammatico. Sbaragliati i due partiti che hanno retto le sorti della République dal dopoguerra, i francesi sono alla mercé di due personaggi che hanno alcuni aspetti inquietanti.

Marine Le Pen, madame lacrime e sangue 

Marine Le Pen, se vincerà le presidenziali francesi, promette un percorso di rottura “lacrime e sangue” che non si può immaginare che lungo e doloroso. L’uscita dall’Europa e dall’euro, se anche fosse (e non lo sappiamo) una scelta intelligente, non è a portata di mano. Non lo è per il Regno Unito che non ha l’euro, figuriamoci per la Francia. In più, la Francia sa bene, come lo sa la Merkel, che la sua uscita dall’Unione europea rappresenterebbe il de profundis definitivo della Comunità. Vogliamo parlare dell’uscita della Francia dalla Nato?

Il tallone d’Achille di Marine

Altro tallone d’Achille della leader del Front Nationale è l’ovvia considerazione che tutti gli attentati terroristici sono stati messi in atto da cittadini francesi o belgi. Dunque l’annunciata chiusura delle frontiere e la “fine di Schengen” non avrebbero alcun effetto sui prossimi attacchi. In più, il risultato elettorale ha sancito che i francesi non hanno trasferito nell’urna l’onda emotiva del terrorismo. Parigi ha regalato alla Le Pen solo il 5% dei suffragi.

Emmanuel Macron, monsieur ho la vittoria in tasca

Ma passiamo al romantico Macron. Sull’onda della risicata vittoria al primo turno, ha ricevuto l’endorsement di importantissimi personaggi. Dal bollito Hollande all’ingannevole Merkel. Dal presidente della Commissione Europea Junker al concorrente FillonIn teoria per lui la strada dell’Eliseo è spianata. Ha in tasca oltre il 20%. Oggi dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) contare già sull’altro 20% di Fillon. E probabilmente intercetterà una buona parte dei voti della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Secondo gli ultimi sondaggi, al ballottaggio dovrebbe arrivare a un regale 60% contro uno smilzo 39% della Le Pen. 

Emmanuel e la trappola dietro l’angolo

Bene. E dopo? Sua Maestà Macron, all’indomani dell’ipotetico trionfo del 7 maggio, appena insediato all’Eliseo, tra l’11 e il 18 giugno dovrà partecipare alle elezioni legislative. Rinnoveranno sia l’Assemblée Nationale che il Senato della République. Con che partito? Il suo “En Marche” è ancora un embrione. I gollisti e i repubblicani di Sarkozy sono ai minimi termini. I socialisti sono al 6%. I comunisti? Non pervenuti. L’unico partito strutturato e radicato sul territorio è il Front National della Le Pen, che pure non riuscirà certamente a raggiungere nessuna maggioranza parlamentare.

Dall’Ena alla Rothschild, l’uomo dei poteri forti

Così il “candidato di plastica”, come l’ha recentemente definito Ernesto Galli della Loggia, il candidato della Banca Rothschild, dove ha lavorato nei primi anni della sua carriera, il brillante 39enne laureatosi in diritto tributario alla prestigiosa Ena, la fabbrica degli alti burocrati pubblici d’oltralpe, il candidato – possiamo tranquillamente dirlo – dei poteri forti, rischia di trovarsi con un parlamento ingovernabile. Se sarà fortunato, Macron potrà contare su una “coabitation” con una forza di maggioranza oggi neppure ipotizzabile.

La sindrome della Gioconda

Forse ha ragione l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha profetizzato che Macron governerà per i prossimi 5 anni, “lasciando una Francia in condizioni peggiori di quelle di oggi”. E allora noi italiani, che non abbiamo mai amato i cugini primi della classe, lanceremo ancora una volta il grido liberatorio che scandimmo nel luglio 2006 al circo Massimo, in occasione dei festeggiamenti per la vittoria dei mondiali sulla Francia: “E mo aridatece la Gioconda!”.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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